l’editoriale
Benvenuti all’inferno, ora più dignità
Meloni in Sicilia e interesse Ue: promesse di fondi e 110 milioni regionali per soccorrere famiglie e imprese, ma resta il timore di una ricostruzione senza tempi né risorse certe
Benvenuta all’inferno. Il fatto che la premier Meloni (senza stivali, perché stavolta non servivano) abbia deciso di venire in Sicilia, per toccare con mano - o quanto meno guardare con i propri occhi - lo scenario di devastazione che c’è nell’Isola, ha un effetto collaterale immediato: cancellare, o quanto meno di affievolire la “sindrome del brutto anatroccolo” che negli ultimi giorni aveva contagiato l’opinione pubblica siciliana.
E adesso che persino la commissaria europea alla Crisi, la carneade belga Lahbib, finora nota soltanto per la gaffe sul kit di sopravvivenza, si sbilancia fino ad affermare che «stiamo prendendo in considerazione» (addirittura!) l’ipotesi di una missione nelle lande desolate della protuberanza meridionale del Vecchio Continente, significa che qualcosa si sta muovendo.
Certo, né un sorvolo in elicottero né un paio di vertici operativi (il primo, giustamente, a Niscemi, sempre più una «città fantasma») possono bastare a rassicurare i cittadini di una terra ferita. Che chiede dignità. E ha paura di sprofondare in un’emergenza di seconda categoria, verso una ricostruzione senza tempi né risorse certe.
Ma anche le semplici parole, in momenti come questi, fanno bene. «Il governo metterà sul piatto i provvedimenti, e soprattutto i soldi, necessari», ha rassicurato la premier sulla catastrofe di Niscemi. «Risposte celeri» lavorando «tutti insieme» garantisce il governo nazionale sulla ripartenza post ciclone Harry. Celerità e unità: le stesse doti che la Regione ha già dimostrato. In campo 110 milioni, pronti i primi aiuti a imprese e famiglie. Con una prontezza sorprendente da parte di governo Schifani e Ars. Forse anche all’inferno possono succedere cose buone.