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diario di un prof

Vivere Sant’Agata come fosse una compagna di banco

La sua non è la forza di chi vince con il potere, ma la fermezza di chi sa dire no al male persino quando questo comporta una perdita; una testimonianza che parla a una generazione chiamata ogni giorno a scegliere da che parte stare

05 Febbraio 2026, 10:43

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Sant'Agata

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Nei giorni della festa di Sant’Agata raggiunge il culmine il messaggio dell’Arcivescovo Luigi Renna per l’avvio di questo anno scolastico, arrivato in forma di segnalibro a tutti gli studenti e ai docenti del territorio diocesano. Li ha affidati alla Santa Patrona presentata come una “compagna di banco” e di conseguenza “un’alunna”. L’immagine è immediata, poiché Agata non viene evocata come icona lontana o un simbolo relegato alle celebrazioni religiose, ma collocata idealmente accanto ai ragazzi, dentro le aule, nel cuore della vita scolastica fatta di verifiche, relazioni, fragilità, aspettative e scelte che segnano la crescita. Entra così nel quotidiano, non per essere venerata a distanza bensì per accompagnare.

Sant’Agata, giovane vissuta nella Catania delle origini cristiane, continua a parlare poiché la sua storia intercetta interrogativi che restano aperti: la libertà, il rispetto del corpo, il coraggio di opporsi alla violenza, la fedeltà al Vangelo. Il significato stesso del suo nome - “buona” - rimanda a una bontà tutt’altro che fragile, capace di stare accanto a chi è ai margini, a chi sperimenta esclusione, solitudine, prevaricazione; temi che appartengono solo al passato e attraversano anche le scuole di oggi. Quella proposta, però, non è rimasta confinata alle parole di inizio anno e nel corso dei mesi ha preso forma attraverso un lavoro condiviso della Pastorale Scolastica diocesana. È nato un concorso rivolto agli studenti di ogni età, chiamati a confrontarsi con la figura della Vergine e Martire attraverso testi, opere artistiche e linguaggi multimediali.

L’obiettivo non è trasmettere nozioni né riproporre formule devozionali, ma permettere loro di interpretare, rielaborare, far risuonare quella storia dentro la propria esperienza. Parallelamente, anche il percorso della reliquia del Velo di Sant’Agata ha assunto un valore fortemente simbolico. Uscendo dai luoghi tradizionali del culto, la reliquia ha varcato le soglie delle scuole, entrando in spazi solitamente riservati allo studio e alla formazione. Un passaggio che ha coinvolto migliaia di studenti, insegnanti, dirigenti e personale scolastico, trasformando la visita in occasione di dialogo su fede, storia, identità, cultura civica, responsabilità personale. Una presenza silenziosa che ha suscitato domande e confronti, diventando esperienza educativa anche per chi non si riconosce in un percorso religioso. Il messaggio dell’Arcivescovo non nasconde la durezza della vicenda umana di Agata e questi giorni, pur di festa, ce lo ricordano: la persecuzione, la violenza subita, il tentativo di piegarne la libertà, di ostacolare la fede. La sua non è la forza di chi vince con il potere, ma la fermezza di chi sa dire no al male persino quando questo comporta una perdita; una testimonianza che parla a una generazione chiamata ogni giorno a scegliere da che parte stare.

In questo senso Sant’Agata diventa davvero “compagna di banco” stando sempre accanto, provocando, interpellando alla luce della Parola di Dio che ha vissuto fino alla morte. Invita a scegliere ciò che è giusto anche quando è scomodo, a credere che opporre alla violenza e all’ingiustizia non sia una sconfitta, al contrario un investimento sul presente e sul futuro. Ricorda che la scuola è un luogo in cui si seminano possibilità, che hanno bisogno di esempi credibili per crescere.