L’intervento
Emergenza Harry: risorse e deroga europea sugli aiuti di Stato
Il tempo è una variabile decisiva. Per le imprese colpite dal ciclone Harry, ogni giorno senza risposte concrete, aumenta il rischio di fermo produttivo, perdita di mercato e difficoltà occupazionali
Il tempo è una variabile decisiva. Per le imprese colpite dal ciclone Harry, ogni giorno senza risposte concrete, aumenta il rischio di fermo produttivo, perdita di mercato e difficoltà occupazionali. Da diversi giorni, noi rappresentanti del mondo delle imprese lanciamo appelli, segnaliamo le priorità e chiediamo misure concrete. È un lavoro costante, volto a garantire che l’attenzione sulle necessità delle aziende rimanga alta. È una mobilitazione necessaria per un’emergenza che sta colpendo duramente l’economia della Sicilia orientale, con effetti diffusi su interi territori e sulle principali filiere produttive. Se resta indispensabile dare risposta alle risorse e agli strumenti urgenti già richiesti, un ulteriore tema sarà decisivo: i limiti ordinari agli aiuti di Stato. Senza flessibilità europea, le risorse stanziate rischiano di non raggiungere pienamente le imprese, vanificando gli sforzi fin qui compiuti.
La direzione è quella giusta, i governi nazionale e regionale hanno aperto un canale di ascolto e dialogo fondamentale. Il lavoro avviato va sostenuto con la massima rapidità. I danni sono rilevanti e diffusi: strutture compromesse, macchinari inutilizzabili, scorte distrutte, attività interrotte. I comparti più colpiti sono turismo e agricoltura, ma anche piccole e medie imprese manifatturiere e le filiere collegate. Le conseguenze ricadono su occupazione, fornitori, rapporti commerciali e comunità locali. Per molte aziende non si tratta solo di ricostruire, ma di garantire la continuità operativa nelle prossime settimane.
Proprio per questo, accanto al reperimento delle risorse e alla definizione degli strumenti operativi, è necessario affrontare fin da subito un nodo che potrebbe compromettere l’efficacia degli interventi. Se non si interviene per tempo, le risorse stanziate potrebbero non essere pienamente utilizzabili a causa dei limiti ordinari previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. Plafond insufficienti o già parzialmente utilizzati negli ultimi anni rischiano di trasformare misure straordinarie in interventi parziali e non adeguati alla dimensione dei danni. È un rischio concreto che va prevenuto adesso, senza indugio.
L’articolo 107, paragrafo 2, lettera b) del TFUE consente già di autorizzare aiuti per calamità naturali proporzionati alle perdite subite. È quindi necessario avviare immediatamente, in parallelo alle misure nazionali e regionali, una richiesta all’Ue per una flessibilità straordinaria e temporanea, capace di superare i limiti ordinari e garantire interventi efficaci e tempestivi. L’Europa ha dimostrato, nelle fasi più difficili, di saper adattare i propri strumenti alle emergenze: durante la pandemia e successivamente con la crisi energetica, le misure straordinarie hanno permesso alle imprese di continuare a operare e preservare lavoro e filiere produttive. La priorità oggi è chiara: reperire rapidamente le risorse, attivare strumenti semplici e immediatamente operativi e assicurare alle imprese la possibilità di ricevere aiuti pieni senza limiti burocratici che renderebbero vano qualsiasi strumento messo a disposizione. Servono decisioni rapide e coordinate. Le imprese non chiedono assistenza: chiedono le condizioni per continuare a produrre, mantenere il lavoro e sostenere la ripresa economica dell’intero territorio.
Franz Di Bella
*vicepresidente vicario Confindustria Catania