L'analisi
Olimpiadi dell’Economia: l’Italia se la gioca, ma il medagliere alla fine è sempre povero
Dal Pil pro capite all’indice di salute democratica il nostro Paese è “solo” tra i primi dieci ancora ben lontano dal podio
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Se in aggiunta a quelle invernali di Milano-Cortina, si tenessero pure le Olimpiadi dell’Economia, quale sarebbe il piazzamento dell’Italia a livello mondiale?
Il paragone non è perfetto: le statistiche sull’economia non sono sempre comparabili, i dati economici si intrecciano spesso con quelli sulla società, si riferiscono a differenti tempi di rilevazione e non tutti i Paesi “giocano” allo stesso modo. Tuttavia, confrontarsi su uno scenario più ampio aiuta ad avere le idee più chiare sui propri punti di forza e sui margini di miglioramento. Questo all’Italia e agli Italiani non può che far bene, per superare la tentazione di autoreferenzialità.
Pronti via. Gli azzurri sono nei primi dieci posti in almeno cinque specialità.
Quando si guarda al Pil nominale (dati del Fondo Monetario Internazionale): con 2,33 trilioni di dollari al 2025, l’Italia, una delle economie più avanzate al mondo, è in ottava posizione. Sul podio ci sono però Stati Uniti, Cina e Germania.
Nell’indicatore di salute democratica: con un punteggio 0,855, gli Italiani sono ottavi nell’indicatore Global State of Democracy Initiative; prime tre posizioni per Germania, Danimarca e Norvegia.
Guardando alla capacità di attrazione e influenza: con lo score di 61,6, nono posto secondo il Global Soft Power Index, con i primi tre posti riservati a Stati Uniti, Cina e Giappone.
Poi c’è il turismo. Secondo gli ultimi dati del World Tourism Barometer (Nazioni Unite), l’Italia è il sesto Paese più visitato al mondo, ma i primi tre posti vanno a Francia, Stati Uniti e Cina.
Per un soffio, l’Italia non è sul podio del World Design Ranking, una classifica internazionale basata sul numero di premi A Design Award & Competition vinti da designer e aziende di ogni nazione. L’Italia è quarta, preceduta da Cina, Stati Uniti e Giappone.
Se però si calcola il Pil pro-capite, ci si allontana dalle prime dieci posizioni. Stimato in un range tra 43.161 e 45.880 dollari, porta l’Italia al trentesimo posto, in una classifica capeggiata da Principato di Monaco, Liechtenstein e Lussemburgo.
Analoga posizione nell’indice di sviluppo umano (HDI) delle Nazioni Unite che misura il benessere delle nazioni valutando tre dimensioni chiave: una vita lunga e sana, l’istruzione, un tenore di vita dignitoso. Con un punteggio di 0,915 l’Italia è ventinovesima, mentre i primi tre sono Islanda, Norvegia e Svizzera.
Sebbene i soldi non facciano la felicità, secondo recenti apprezzamenti degli economisti, c’è però una correlazione fra essa e il benessere complessivo. Infatti, nel World Happiness Report della fondazione Gallup l’Italia è al 40° posto di una classifica dove i primi tre sono Finlandia, Danimarca e Islanda.
La metafora dei Giochi olimpici forse non regge del tutto, quando si parla di economia, mercati ed imprese. Dietro i risultati, che determinano un posizionamento nei ranking internazionali, ci sono i processi. Dentro questi, ci sono a loro volta i fattori dai quali si originano i numeri: innovazione e competitività, in primis.
Così, ad esempio, nel Global Innovation Index che valuta innovazione tecnologica e istituzionale, l’Italia è ventiseiesima, con Svizzera, Svezia e Stati Uniti saldamente al comando.
Nel Global Talent Competitiveness Index che valuta capacità attrattiva e formazione di talenti, il Belpaese è al 32° posto, mentre il podio spetta a Svizzera, Singapore e Stati Uniti.
Nel World Competitiveness Ranking del Fondo Monetario Internazionale, che ha soppiantato il vecchio Doing Business della World Bank, l’Italia, tra il 40° e il 50° posto in diversi indicatori, presenta una competitività strutturale medio-bassa, a differenza di Svizzera, Singapore e Hong Kong che dominano ovunque.
Nell’ultimo report Doing Business al 2020, lo Stivale era addirittura al 58° posto.