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il commento

Una vita bruciata, la sua memoria nella cultura della donazione

Napoli, addio al piccolo Domenico. La madre: «Voglio giustizia» Si aggrava la posizione degli indagati. I medici: «No alla gogna»

21 Febbraio 2026, 23:54

Una vita bruciata, la sua memoria nella cultura della donazione

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Non dimenticare Domenico. È questo lo straziante appello lanciato dalla mamma dello sfortunato bambino vittima di un trapianto sbagliato, di un errore fatale che non è ammissibile nella filiera di una donazione d’organo: l’espianto, il trasporto, l’impianto.

E la maniera migliore per non dimenticare Domenico, per portarcelo dietro e dentro ogni qualvolta ci capiterà di passare davanti a un ospedale, attraversare la corsia di un reparto, visitare un malato grave che aspetta la fine o un nuovo inizio, ecco il miglior modo per ricordare questo bambino entrato nelle cronache con la traumatica scossa di uno shock, è esaltare la cultura della donazione. Il rischio di un improvviso raffreddamento verso questo altissimo sentimento di ridare vita attraverso chi l’ha persa - facendo camminare di pari passo scienza medica e fattore umano - è molto concreto. La diffidenza può far danni irreparabili almeno quanto l'imperizia, la negligenza, la colpa grave, come meglio sarà definita in sede processuale la responsabilità di chi ha causato questa immane tragedia.

Non è il caso, di fronte al corpicino di un bimbo di due anni, di parlare di cifre, analizzare percentuali. Non è questo il momento. Ma sicuramente oggi va ricordato come la catena dei trapianti resti un orgoglio della sanità italiana. Si sono raggiunti picchi di eccellenza che non possono essere inficiati da quest’altra catena, fatta di errori umani.

Non si getti il bambino con l’acqua sporca, non si getti questo bambino con quest’acqua sporca.  Soltanto così potremo ricordare Domenico come merita.