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La vera guerra sulla giustizia non è la separazione delle carriere: è il potere delle correnti

Il costituzionalista Salvo Andò smonta l'allarme delle toghe: la riforma Nordio minaccia non l'indipendenza dei magistrati, ma il sistema di nomine e privilegi gestito dall'Anm

24 Febbraio 2026, 14:55

La vera guerra sulla giustizia non è la separazione delle carriere: è il potere delle correnti

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Ha fatto bene il Presidente Mattarella a prendere la parola al Csm per mitigare il duro conflitto in corso sulla riforma della giustizia che rischia di provocare un vero e proprio dissesto istituzionale. Il ministro Nordio ha subito accolto l’invito del capo dello Stato. Ha manifestato invece intransigenza la premier nella difesa delle proprie posizioni, continuando a spiegare di sentirsi aggredita dalle toghe politicizzate e che comunque non può essere il referendum a sfrattarla dal goverrno.

Ciò inevitabilmente sta creando sconcerto nell’opinione pubblica, che si sente strattonata dai contendenti dei due fronti per regolare una partita politica che altera il senso della battaglia referendaria. Un conflitto così esasperato tra magistratura e politica non può non creare squilibri duraturi nei rapporti tra i poteri. Non a caso, nell’opinione pubblica c’è molta confusione circa la reale materia del contendere, il che fa prevedere che alla fine saranno molti coloro che, sconcertati dalla rissa che si sta sviluppando all’interno delle istituzioni, decideranno di disertare le urne. Sui due fronti si confrontano politici e giuristi che difendono le proprie posizioni con il piglio di piazzisti.

L’argomento forte della propaganda di chi si oppone alla riforma è quello del rischio di un deperimento dell’indipendenza dei magistrati, che sarebbero posti sotto il dominio della politica se dovesse passare la separazione delle carriere: un allarme assolutamente infondato. Non si comprende perché la separazione delle carriere dovrebbe minacciare l’indipendenza del Pm. Il codice Vassalli, riformando il processo penale, non ha inteso mettere in discussione l’indipendenza del Pm allorché ha sostituito un impianto processuale di stampo inquisitorio con un codice che garantisce il contraddittorio nella formazione della prova. Successive sostanziali modifiche hanno comportato un ritorno al vecchio regime, lontano dal giusto processo. Ora si è inteso rimediare a questi errori attraverso la riforma di cui si discorre. Che mira a riattualizzare il “disegno” Vassalli. Con la grande onestà intellettuale che lo caratterizzava, il giurista spiegava che la sua riforma senza la separazione delle carriere non avrebbe avuto più ragion d’essere.

Il tema è stato drammatizzato da alcuni settori del giudiziario che hanno parlato di gravi attentati all’indipendenza del Pubblico ministero. Un falso problema. La verità è che la riforma davvero divisiva su cui la magistratura si è irrigidita per calcoli inconfessabili non è quella che riguarda la separazione delle carriere bensì quella che travolge il sistema delle nomine degli uffici giudiziari, che non dovrebbero più essere governate dalle correnti della magistratura associata. Solo il sorteggio, previsto dalla riforma Nordio, può far cessare il mercato di nomine e protezioni gestito dall’Anm. Si sono fatte e disfatte alleanze tra le correnti per potersi accaparrare i posti più prestigiosi. Una lottizzazione selvaggia che spesso ha punito i più meritevoli, come evidenziato dallo scandalo Palamara. Il sistema correntizio ha rappresentato una vera e propria minaccia all’indipendenza della magistratura.

Così, la vera posta in gioco alla base dello scontro non è la separazione delle carriere bensì la fine dell’uso spesso spregiudicato del sistema delle correnti e del potere dell’Anm sullo stesso Csm.

Di questo sistema è stato vittima anche il povero Giovanni Falcone, il più famoso magistrato ma anche il più bocciato d’Italia. Perché è avvenuto? Appunto perché Falcone non contava nulla nel sistema delle correnti, da lui giudicato come un fastidioso impaccio.

Tanti, all’interno dell’Anm, spiegano che colpendo il potere delle correnti in materia di nomine si attenta al pluralismo culturale della magistratura: ma che c’entra il pluralismo culturale con la lottizzazione degli incarichi direttivi e semidirettivi?
Sono lontani i tempi in cui le associazioni dei magistrati discettavano sull’uso alternativo del diritto per imporre le riforme di cui il Paese aveva bisogno. Si pensi alle battaglie fatte da tanti pretori per tutelare l’ambiente. Negli anni la magistratura ha subìto un processo di sindacalizzazione attraverso le correnti che ha inciso negativamente sulla sua stessa indipendenza. E l’Anm ha concentrato su di sé poteri decisionali molto forti in grado addirittura di condizionare le riforme della giustizia risultate impossibili in assenza di una preventiva bollinatura da parte del sindacato dei giudici. Cui prodest?

Salvo Andò
Membro Comitato Vassalli