Usa
Il bivio del voto di medio termine per Trump
Le conseguenze di tante forzature emergeranno compiutamente soprattutto una volta che il presidente americano sarà uscito di scena
Per i servi sciocchi, anche europei, del presidente americano, Trump è il leader più autorevole e per alcuni, addirittura, è l’uomo della provvidenza, in grado di rendere più efficace un equilibrio tra i poteri ritenuto ormai obsoleto. I suoi tifosi ne esaltano le prepotenze, considerate necessarie per difendere gli interessi americani. Prima o poi si farà un bilancio del dissesto planetario prodotto da questa presidenza. I trumpiani puri e duri, tuttavia, quotidianamente esaltano il nuovo mondo che il tycoon ci sta consegnando. Un mondo “a sua misura”, che travalica le norme e in cui chi gli si oppone vada non contrastato ma distrutto, applicando alla politica gli stessi metodi utilizzati per sconfiggere i suoi competitori negli affari. Le conseguenze di tante forzature emergeranno compiutamente soprattutto una volta che Trump sarà uscito di scena.
Tuttavia, gli effetti nefasti dell’avventurismo politico che sta segnando l’era trumpiana si stanno producendo già nell’immediato, come sta accadendo per la guerra nel Golfo che ha già prodotto una grave crisi energetica, con effetti a cascata su imprese e famiglie. Soltanto nel mese di febbraio, il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è arrivato a 4,4, registrando una perdita di ben 92.000 posti di lavoro (dato, questo, strettamente collegato anche alle politiche anti-immigrazione perseguite dal presidente americano).
C’è poi un altro elemento da tenere presente. Trump, a cui piace sottolineare di avere fatto cose che, prima di lui, nessun altro presidente aveva mai fatto, è anche colui che ha iniziato una guerra - quella contro l’Iran - senza un solido sostegno dell’opinione pubblica. Agli americani, infatti, non ha spiegato né cosa sta facendo, né perché abbia iniziato il conflitto e men che meno come pensa di porvi fine. I costi umani imposti dalle guerre che ha scatenato soprattutto per compiacere l’alleato israeliano (sempre propenso a colpire le popolazioni civili attraverso i bombardamenti a tappeto) non possono non creare una situazione di allarme sociale anche nei Paesi attualmente non coinvolti nei teatri di guerra. La normalizzazione che Trump si propone di realizzare in America Latina, inoltre, creerà inevitabilmente disordine politico e violenze, rendendo impossibile un’autentica vita democratica. Le prepotenze esercitate in materia di dazi, usati come strumento di condizionamento della sovranità nazionale, finiranno col gravare anche sui consumatori statunitensi, come dimostra l’ostilità verso tali misure manifestata di recente dagli stessi guru di Wall Street.
Resta da considerare lo scandalo Epstein, che provocherà enormi danni alla reputazione internazionale del Paese. Le brutali politiche dell’ordine pubblico imposte da Trump, tali da produrre una vera e propria crisi dello stato di diritto, non possono non suscitare un sempre maggiore sconcerto nell’opinione pubblica. E analogo allarme sociale producono le persecuzioni disposte a colpi di ordini esecutivi ai danni di ricercatori e docenti che operano nelle università americane, rischiando di creare un irreparabile discredito all’interno del sistema accademico statunitense. Discredito non minore producono poi le politiche contro i migranti (a cui si negano anche i diritti fondamentali) realizzate attraverso vere e proprie deportazioni, fino ad arrivare alla repressione assassina. Le libertà culturali, con particolare riferimento alla stampa libera, stanno anch’esse subendo un attacco sistematico da parte del governo. I giornalisti che non fanno propaganda per il tycoon americano sono costantemente intimiditi o derisi. Gli editori non compiacenti vengono addirittura minacciati sul piano economico.
Le elezioni di mid term saranno la cartina tornasole per Trump e il mondo intero.
Salvo Andò
costituzionalista è presidente
nazionale
di Lab Dem