il commento
Capitale della Cultura, un'occasione da cogliere per la città e per tutti i catanesi
Conquistare il titolo non significherebbe soltanto ottenere un contributo diretto di un milione di euro ma innescare un processo ben più profondo
Incrociare le dita. E sperare. Perché sebbene i rumor che arrivano da fuori regione vedrebbero un’altra favorita per la conquista del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028, fors’anche perché troppo recente è stata l’analoga esperienza agrigentina in Sicilia, Catania, come è possibile comprendere leggendo queste due pagine, continua a dimostrare di avere tutti i mezzi per poter puntare a un risultato che sarebbe certamente di prestigio e che rappresenterebbe un’occasione più unica che rara per Catania e per tutti i catanesi.
Conquistare il titolo di Capitale della Cultura non significherebbe soltanto ottenere un contributo diretto di un milione di euro ma innescare un processo ben più profondo. La cultura, non di rado sottovalutata da queste parti, diverrebbe motore di sviluppo, di inclusione e di rigenerazione urbana. Ma pure un’opportunità di visibilità e di rilancio di portata nazionale e internazionale, con ricadute ben superiori rispetto al milione di euro cui si faceva riferimento poco sopra.
Intanto il denaro che confluirebbe verso la città grazie alla presenza di visitatori, i turisti attratti dagli appuntamenti in programma. Ma la vera “resa” per Catania sarebbe senza dubbio alcuno la costruzione di un patrimonio duraturo, capace di andare ben al di là rispetto al limite temporale fissato al 2028.
E, del resto, il dossier di candidatura appare oggi e sempre di più destinato, come annunciato a suo tempo dal sindaco Trantino, a confluire nel più ampio Piano Partecipato della Cultura 2038, che si pone l’obiettivo di modificare - e in meglio - il volto di questa città.
Senza dimenticare che una vittoria attrarrebbe comunque maggiori investimenti, promuovendo innovazione e occupazione in un’ottica di sviluppo del territorio.
La Montagna generativa, l’Etna, come si diceva nelle scorse settimane, rappresenta l'ispirazione per guardare in profondità, lontano e dentro se stessi, per crescere insieme. Ma i catanesi, com’è noto, sono legati anche a un’altra figura mitologica: l’Araba fenice, capace, come Catania, di rinascere dalle proprie ceneri, per proiettarsi, come sottolineato da chi ha curato questo ambizioso progetto, in una nuova stagione di sviluppo sostenibile inclusivo. E per confermare, ora più che mai, il celeberrimo “Melior de cinere surgo”.