15 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:17
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i nostri 81 anni

Radici e innovazione, il compleanno de "La Sicilia" con uno sguardo al futuro

Dal 15 marzo del 1945 con una Italia ferita dalla guerra e una Sicilia tutta da raccontare, al 15 marzo 2026. Un'altra epoca ma la stessa missione: informare (presto anche con la versione in inglese del sito)

15 Marzo 2026, 00:43

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Radici e innovazione, il compleanno de "La Sicilia" con uno sguardo al futuro

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Ci sono cose che invecchiano e cose che maturano. Per esempio il vino, certi formaggi stagionati, la musica. Oppure questo giornale, che da ottantuno anni oggi racconta la Sicilia come si fa per una storia d’amore: con fedeltà, qualche litigio, tanta passione. E la certezza che domani ci sarà ancora qualcosa di importante da dire.

Era il 15 marzo 1945 quando usciva il primo numero de "La Sicilia". L’Italia era ancora ferita e lacerata dalla guerra, si preparava a respirare il profumo inebriante della libertà dopo l’asfissia del fascismo. Anche quest’Isola cercava di rimettersi in piedi e qualcuno - incosciente quanto coraggioso - decise che era proprio quello il momento giusto per raccontare. Perché la parola scritta è un atto di resistenza. E di speranza. Valeva ieri l’altro, vale oggi che si rischia di restare affogati sotto l’onda della società liquida.

Da allora questa terra ha superato terremoti, vissuto boom economici, sofferto crisi, lottato le mafie, visto governi di tutti i colori e malefatte delle stesse tinte. In parallelo, questa testata ha cambiato formato, grafica e, dieci mesi fa, anche proprietà. Ha perso qualche battaglia e ne ha vinte altre. Ma ha sempre mantenuto la propria identità e non ha mai smesso di essere, prima di ogni cosa, il giornale dei siciliani. Di chi qui è nato, di chi ci è tornato, di chi se n’è andato portandosi dietro l’odore della zagara e il rumore del mare.

Essere un giornale radicato nel territorio non è una limitazione: è una (pre)condizione per essere voce, specchio, sponda di un pezzo mai banale d’Italia. La Sicilia è sempre stata un crocevia del mondo: fenici, greci, arabi, normanni, spagnoli. Chi ha vissuto all’incrocio di tante civiltà non ha paura del confronto. Ha solo imparato a portare con sé, ovunque vada, qualcosa di irripetibile. È la sicilitudine genetica e letteraria.

E allora eccoci qui, con il web che ha spalancato porte che nessuno sforzo tipografico avrebbe solo potuto immaginare. Oggi un nostro articolo può essere letto - a breve anche tradotto in inglese - ai quattro angoli del mondo. I social ci hanno insegnato che le notizie non aspettano, che il dialogo con i lettori è continuo. La nuova sede di Villa Scammacca - dove già lavoriamo e di imminente inaugurazione - non vuole essere soltanto l’accogliente spazio di una redazione ma un vero polo culturale in cui ritrovarsi: il giornale agorà, ambizione che è nel nostro Dna professionale.

Sono, pur tutte messe insieme, rivoluzioni che non ci spaventano: le aspettavamo e il futuro ci ha trovati vivi, pronti. Perché chi ha imparato a scrivere di questa isola - complicata, meravigliosa, contraddittoria, unica - ha già dimostrato di saper affrontare qualsiasi cosa. Il digitale è solo l’ultimo mare da attraversare. E i mari, da queste parti, si attraversano da millenni. Ottantuno anni fa si ebbe il coraggio di iniziare, noi abbiamo il privilegio di continuare. E la storia, si sa, non finisce mai. Si scrive ogni giorno, una pagina alla volta.

Auguri a noi, con voi.