L'intervento
Sistema di scambio delle quote di emissioni (Ets), per le aziende serve equilibrio
Essenziale un sistema energetico stabile e accessibile . La politica europea agisca con equilibrio così da rendere la transizione ecologica vantaggiosa per tutti
Le recenti decisioni del Consiglio Europeo di marzo 2026 sul sistema di scambio delle quote di emissioni (Ets), che rappresentano un momento importante per il futuro industriale dell’Italia e dell’Europa. Accolgo con soddisfazione il risultato raggiunto dal Consiglio, che riconosce l’importanza di tutelare la competitività delle imprese italiane pur perseguendo gli obiettivi climatici europei.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso grande soddisfazione per i progressi ottenuti, definendo i risultati un passo avanti fondamentale per le esigenze del nostro Paese e per la competitività delle aziende italiane. L’Italia ha perseguito con determinazione una linea chiara: l’Ets deve essere uno strumento efficace nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche equilibrato rispetto alle esigenze della produzione industriale. I costi dei permessi di emissione, così elevati, rischiano di mettere a repentaglio la competitività delle imprese italiane e la continuità dei posti di lavoro. Va ricordato che l’Ets è sostanzialmente una tassa sulle forme più inquinanti di energia, ma se non calibrata con attenzione finisce per determinare un aumento dei costi anche per le fonti meno inquinanti, pesando sull’intero sistema energetico e sui bilanci delle imprese.
Il risultato raggiunto al Consiglio Europeo è particolarmente rilevante. La linea italiana ha prevalso su punti chiave considerati “irrinunciabili”, ottenendo l’impegno a discutere il prolungamento delle quote gratuite per le industrie energivore oltre il 2034 e l’avvio di negoziati con la Commissione Europea per modifiche alla tassa sugli inquinanti. Adesso serve concludere questo ottimo risultato trasformandolo in un esito positivo con la Commissione, così da rendere concrete le misure concordate e garantire un reale beneficio per le imprese italiane. Come ha sottolineato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, «<strong;i costi="" dei="" permessi="" di="" emissione,="" così="" elevati,="" mettono="" a="" rischio="" la="" sopravvivenza="" dell’industria="" europea.="" l’europa="" rischia="" perdere="" imprese="" senza="" ottenere="" riduzioni="" significative="" delle="" emissioni<="" strong="">».</strong;i>
Le sue parole ricordano che l’Ets deve essere efficace ma anche sostenibile: solo così la transizione ecologica può diventare un’opportunità per l’industria e non un ostacolo. L’Europa pesa solo una parte delle emissioni globali, mentre altri grandi produttori non affrontano vincoli simili. Per questo è essenziale garantire strumenti flessibili, prevedibili e chiari, che permettano alle imprese di pianificare investimenti, innovazione e occupazione senza penalizzazioni eccessive. Un ETS equilibrato può diventare concretamente anche un driver di innovazione e competitività verde, accompagnando le imprese verso tecnologie più sostenibili senza compromettere la produzione.
Ritengo fermamente che non possiamo sottovalutare l’importanza di un sistema energetico stabile e accessibile: esso è essenziale non solo per le aziende, ma anche per il mondo dei trasporti e per i consumatori. Una tassa così rilevante, se non calibrata correttamente, rischia di pesare sulla vita delle imprese e sulla vita quotidiana dei cittadini. È fondamentale che la politica europea consideri queste implicazioni con equilibrio e lungimiranza, così da trasformare la complessa transizione ecologica in una reale opportunità per tutti.
Franz Di Bella
presidente
vicario
di Confindustria
Catania