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il messaggio

O la violenza o la croce , il valore della Pasqua

Dalla leggenda di Costantino alla scelta di Cristo: il Vangelo che rifiuta la guerra e semina la non violenza

05 Aprile 2026, 07:57

08:00

O la violenza o la croce , il valore della Pasqua

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Per tanti secoli la purezza del Vangelo ha rischiato di essere inquinata da situazioni che non hanno permesso di leggere nella verità le sue pagine più “sovversive” e cariche di divina novità. Da quando la leggenda del sogno di Costantino, agli albori del IV secolo, che avrebbe vinto la sua battaglia se avesse messo sullo scudo dei soldati il monogramma di Cristo (in hoc signo vinces) ha dato il via non solo alla libertà di culto, ma al possibile cortocircuito tra potere politico e fede, anche i cristiani si sono abituati alle guerre, non poche volte definite “sante”. C’è stata però una linea sottile, quasi un “rigagnolo” d’acqua, che ha attraversato i secoli, facendosi strada tra vessilli crociati che accompagnavano gli eserciti, quello di chi aveva compreso, come San Francesco, che Cristo è stato posto davanti all’alternativa: o la spada o la croce. Ed ha scelto la croce. Tutti gli evangelisti riportano l’episodio del tentativo di difendere Gesù con la spada, durante la cattura nell’orto degli Ulivi. L’evangelista Giovanni ci dice anche il nome di colui che con una spada colpì il servo del sommo sacerdote, l’apostolo Pietro, portandogli via con un fedente il lobo dell’orecchio (cf. Gv 18,10). Gli altri evangelisti non riportano il nome dell’apostolo che usa la spada, forse per riguardo a Pietro, ma tutti menzionano le parole chiare di Cristo: «Metti la spada nel fodero» (Gv 18,11).

L’evangelista Matteo ha una frase che intende dirci che le armi non sono mai uno strumento neutro, ma prima o poi possono travolgere chi le usa in modo incauto, in una spirale che ha un irrimediabile epilogo: «…tutti quelli che colpiscono di spada, di spada periranno» (Mt 26,52b). Senza quella scelta di Cristo, senza quel divieto di farsi difendere “a mano armata”, cosa sarebbe stata la Passione? La lotta tra due forze che volevano essere pari, un conflitto che si sarebbe concluso con la vittoria di Colui che poteva assicurarsi la difesa di legioni di angeli! Cristo ha fatto la sua scelta, ed ha cambiato la storia dell’umanità, introducendovi il germe di una pace e di uno stile nonviolento che hanno fatto fatica ad entrare nella cultura di ogni tempo. Sant’Agostino e San Tommaso, con il “teorema della guerra giusta”, hanno cercato di arginare i conflitti con condizioni di legittima difesa, ma l’annuncio cristiano non può rinunciare alla pace, perché è così intrinseco alla Croce e alla Pasqua, da poter essere eluso. Oggi riascolteremo le prime parole del Risorto agli Undici: “La pace sia con tutti voi!” (Gv 20,19), ma ricordiamo che la prima dichiarazione di pace non è risuonata nel giorno della gloria, bensì nel mezzo di un’azione violenta, quando poteva apparire ingenua ed inopportuna. Non più Croci sui vessilli di guerra, ma sulle “insegne” degli operatori di pace e dei nonviolenti, con la “data” di fabbricazione, avvenuta tra il Venerdì santo e la domenica di Pasqua. È la speranza che vogliamo coltivare e gridare al mondo, in questo tempo che attende salvezza.