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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:18
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l'analisi

L’attualità della Resistenza in questo contesto di guerra

25 aprile: la memoria, difesa della Repubblica e della Costituzione

25 Aprile 2026, 08:07

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25 aprile: voci di resistenza

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Oggi ricordiamo la fine della Seconda guerra mondiale, la sconfitta del nazifascismo e l’inizio di una nuova fase della storia dell’Italia e del Mondo intero. In questi giorni il dibattito sulla Resistenza e sull’Italia del secondo dopoguerra si intreccia con ciò che sta accadendo nel Mondo, dove è in atto la “Terza Guerra Mondiale a pezzi” la quale squaderna la crisi irreversibile dell’Occidente e il suo tentativo di “ricolonizzazione”, dopo i decenni di emancipazione di popoli e Continenti che faceva seguito alla sconfitta del nazifascismo nel 1945. Proprio per questo occorre riaffermare l’importanza del 25 Aprile, la Festa della Liberazione dal nazifascismo e la nascita della nuova Italia.

Difendere la Repubblica democratica e antifascista nata dalla Resistenza è diventato, infatti, essenziale per un’azione politica e culturale democratica perché con essa è nato un Paese rigenerato dopo il Ventennio. E l’antifascismo, al di là delle ideologie dei partiti, è stato il fenomeno politico e culturale più importante nell’Italia fondata sul lavoro e sulla Costituzione. Non per caso, la vittoria del No nella recente tornata elettorale referendaria riposa fondamentalmente sulla consapevolezza e la decisa volontà, soprattutto delle nuove generazioni, di salvaguardare la Costituzione per difendere tramite essa il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, l’unità nazionale, le libertà, la salute, la scuola, il Parlamento, la pace. Ed è doveroso, in questo momento, ricordare, tra gli altri, il sacrificio di Matteotti, di Gramsci, dei fratelli Rosselli e di Carmelo Salanitro.

La Resistenza iniziò l’8 settembre del ’43, e con essa la guerra di Liberazione che i partigiani, d’intesa con gli Alleati, portarono avanti fino al 25 aprile del 1945 con l’obiettivo di risollevare l’Italia dal fango e dalla vergogna nella quale l’aveva gettata il regime mussoliniano, che irresponsabilmente aveva trascinato il nostro Paese in guerra, facendola precipitare in una condizione di annientamento e miseria. Solo l’azione unitaria e di massa del popolo italiano avrebbe potuto, come in effetti poi accadrà, salvare il nostro Paese da una catastrofe. La Resistenza, dunque, come punto alto della storia italiana (una delle quattro R: Rinascimento, Risorgimento, Resistenza, Repubblica) perché ha visto il protagonismo dell’intero popolo italiano, che seppe trovare la forza materiale e morale per riscattarsi e risorgere. La Resistenza, inoltre, si richiamò al Risorgimento per l’alto valore politico e morale, ma seppe andare oltre lo stesso Risorgimento vista la partecipazione di massa, gli interessi sociali che mise in campo, nonché quelli della pace, della libertà di pensiero e d’espressione, dell’autonomia della scienza e della cultura, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.

Gli ideali dell’antifascismo e della Resistenza, trasfusi in gran parte nella Costituzione, hanno concorso alla formazione di una coscienza civile che ha costituito il più saldo cemento dell’identità e dell’unità nazionale. E a questo proposito è importante sottolineare il ruolo delle donne nella Resistenza antifascista, nel referendum del 2 Giugno 1946, che segnò la vittoria della Repubblica, e nella stesura della Costituzione, realizzata nell’Assemblea Costituente, con il contributo indispensabile delle “Madri Costituenti”.

Le grandi correnti politico-culturali che avevano segnato la storia italiana, quella cattolica, quella marxista, quella liberale, trovarono la sintesi alta tra le diverse ispirazioni e orientamenti presenti nell’Assemblea Costituente, dando basi fondanti moderne e democratiche, e consentendo di avviare un processo di trasformazione sociale capace di superare la società classista ed elitaria del passato.

Festeggeremo tra poco più di un mese gli ottant’anni di quella straordinaria vittoria, l’Assemblea Costituente, che operò nei 18 mesi successivi, elaborò la nuova Carta costituzionale avendo come base un sistema di democrazia parlamentare per impedire che in futuro si potesse instaurare un regime autoritario o qualsivoglia forma di accentramento del potere.

Avere richiamato le radici e l’origine della nostra Costituzione vuol dire guardare ad essa non solo come a un documento, ma anche a un processo, nel senso che appare formata da norme programmatiche che spetta alle varie componenti della società italiana rendere concrete: è il problema della sua attuazione in alcuni casi e della mancata attuazione in altri casi; è il problema che riguarda la storia politica del nostro Paese, che non ha potuto godere di una democrazia pienamente realizzata perché sono stati posti veti interni e internazionali (conventio ad excludendum). Ma la Costituzione è rimasta viva e in alcuni momenti ha rappresentato il principale baluardo per respingere derive apertamente reazionarie: il governo Tambroni nell’estate del 1960, i tentativi golpisti e la politica stragista del neo-fascismo in accordo con servizi segreti e apparati statali imperialisti negli Anni Settanta; l’attacco terroristico al sistema parlamentare e negli Anni Novanta lo stragismo masso-mafioso, nonché da ultimo la ripresa di una “fascistizzazione” che si richiama esplicitamente al Ventennio. Ma è tutto l’impianto dei principi fondamentali della Costituzione che risulta avanzato e ancora attuale: i diritti inviolabili dell’uomo, l’uguaglianza formale e sostanziale, l’unità e l’indivisibilità della Repubblica, lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e della tecnica, “il ripudio della guerra (articolo 11)”.

In conclusione, mi piace citare le bellissime parole che uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, utilizzava nel suo libro “Uomini e città della Resistenza”: «Gli uomini della Resistenza volevano costruire un mondo giusto, dove tutti gli uomini vivano del proprio lavoro, dove ogni uomo conti veramente per uno, dove ogni cittadino sia libero di esprimere la propria opinione dalla sua tribuna… per questo i martiri ci chiedono di essere degni di loro, considerando la loro fine un punto di partenza che doveva segnare ai superstiti il cammino verso l’avvenire».

Salvatore Distefano
Presidente Associazione etnea
studi storico filosofici