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L'OPINIONE

Dal caso al-Masri a Gaza: perché l'Italia non ha ancora una politica mediterranea. Le lezioni che Craxi ci ha lasciato

Cosa manca a Meloni per essere credibile. Il nostro Paese può contare ma prima deve decidere da che parte stare

12 Maggio 2026, 12:56

13:00

Dal caso al-Masri a Gaza: perché l'Italia non ha ancora una politica mediterranea. Le lezioni che Craxi ci ha lasciato

In questi giorni molti si sono chiesti se Giorgia Meloni sia davvero in grado di promuovere un’efficace politica mediterranea, considerati i condizionamenti interni e internazionali cui è sottoposta. Il punto centrale è capire se l’Italia possa intestarsi una politica estera realmente assertiva, anche esercitando pressioni in sede europea. Per raggiungere questo obiettivo occorre trovare un equilibrio tra Europa e mondo arabo, mantenendo una significativa autonomia atlantica. In alcune circostanze bisogna saper assumere posizioni forti, come accadde nella vicenda di Sigonella durante il governo Craxi.

I contesti storici sono diversi e il peso dell’Italia nel Mediterraneo si è ridimensionato, ma una politica mediterranea può essere credibile solo se nei confronti degli Stati Uniti ci si comporta, come diceva Craxi, «né da eroi né da servi». Craxi poteva contare sui rapporti con il socialismo europeo e sull’eredità politica di leader come Fanfani, Moro e Andreotti, che avevano favorito un intenso dialogo mediterraneo. I governi italiani, sia centristi sia di centrosinistra, avevano infatti sempre ritenuto che una politica mediterranea lungimirante richiedesse una “ragionevole” autonomia atlantica. Oggi l’assetto geopolitico è cambiato e Meloni deve tenerne conto, ma per svolgere un ruolo incisivo nel Sud del Mediterraneo bisogna conquistare la fiducia dei partner con cui si dialoga. Non basta alternare dichiarazioni muscolari a iniziative simboliche: serve una linea politica coerente e non subordinata a interessi contingenti.

Meloni deve inoltre chiarire ai suoi alleati che la politica estera, nelle democrazie contemporanee, è competenza del capo del governo e non può essere indebolita da esternazioni personali dei leader di maggioranza. Non può esistere una politica mediterranea autorevole senza rendere giustizia al popolo palestinese, al di là delle posizioni di Trump e Netanyahu. Allo stesso modo, una strategia efficace richiede un rapporto stretto con l’Africa e appare un errore non coinvolgere l’Unione Africana nelle iniziative europee e italiane. Non vanno poi ripetuti episodi come quello legato ad al-Masri, il capo della polizia di Tripoli accusato dalla Corte penale internazionale di gravissimi crimini contro l’umanità. Garantire impunità a figure di questo tipo compromette la credibilità italiana. Una politica mediterranea seria richiede invece strategie di sviluppo per i paesi della sponda sud, superando la logica dell’emergenza e puntando su cooperazione, dialogo e stabilità politica. L’Italia deve promuovere un rapporto paritario con questi paesi, considerandoli non periferie marginali ma aree strategiche per la sicurezza europea.

Occorre integrare sicurezza, economia e dialogo culturale, spingendo l’Europa a sostenere forme di stabilità condivisa che non siano fondate sulla tolleranza verso regimi autoritari responsabili di violazioni dei diritti umani. Chi fugge dal proprio paese lo fa spesso per fame, guerre e persecuzioni politiche. Craxi, nel rapporto sull’indebitamento dei paesi poveri commissionatogli dall’Onu nel 1990, spiegava che le popolazioni emigrano attratte dal benessere delle nostre società e dalla speranza di parteciparvi, anche affrontando rischi enormi. Di fronte a questa disperazione non si può rispondere solo con la forza o con politiche difensive. Bisogna creare le condizioni affinché chi fugge possa avere un futuro nel proprio paese. L’Europa del benessere e dei diritti deve dimostrarsi lungimirante e l’Italia può svolgere un ruolo decisivo, non limitandosi a gesti simbolici ma promuovendo politiche incisive e prese di posizione autorevoli.

L’Italia può diventare un punto di riferimento nel Mediterraneo solo scegliendo interlocutori credibili e prendendo le distanze da autocrati e regimi guerrafondai. Le visite di cortesia non bastano se non si affrontano le cause storiche del sottosviluppo. Per questo il nostro paese deve impegnarsi anche in Europa affinché il continente non appaia come una fortezza chiusa e interessata soltanto alla propria sicurezza, contribuendo invece alla stabilità democratica e allo sviluppo del Sud del Mediterraneo.