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l’analisi

La Sicilia è la seconda regione più giovane d'Italia, ma rischia di perdere il proprio futuro: cosa serve per fermare l'esodo

In 20 anni se ne sono andati 280mila persone, tante quante ne conta Catania. Eppure l'Isola è seconda per numero di imprese giovanili e i laureati crescono. Il commento di Valerio De Molli

24 Maggio 2026, 10:07

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Il Sud riparte con l'agricoltura: protagonisti i giovani

di Valerio De Molli, Managing Partner & Ceo TEHA Group e The European House - Ambrosetti

La Sicilia presenta oggi un apparente paradosso demografico. Da un lato, è una delle Regioni più giovani d’Italia: il 16% della popolazione ha tra i 15 e i 29 anni, dato che la colloca al secondo posto a livello nazionale. Dall’altro lato, proprio questa componente giovane rappresenta il segmento che più rapidamente sta lasciando il territorio.

Le previsioni demografiche delineano infatti uno scenario particolarmente critico. Secondo le stime, la popolazione siciliana potrebbe ridursi del 17% già entro il 2050, fino ad arrivare a un calo vicino al 40% entro il 2080. Un ritmo di contrazione significativamente più rapido rispetto alla media nazionale e che rischia di incidere profondamente sulla sostenibilità economica e sociale della Regione.

A rendere preoccupante il quadro è soprattutto il saldo migratorio negativo. Negli ultimi vent’anni, la Sicilia ha perso oltre 280mila residenti, un valore paragonabile all’intera popolazione del Comune di Catania. Si tratta di una fuoriuscita continua di capitale umano che coinvolge sempre più giovani, laureati e profili qualificati.

In Sicilia si è così consolidato nel tempo un circolo vizioso che ne depotenzia lo sviluppo: da un lato, i giovani emigrano per la carenza di opportunità professionali qualificate; dall’altro, le imprese faticano a reperire personale adeguatamente formato e frenano investimenti, crescita dimensionale e innovazione. Il risultato è un progressivo impoverimento del capitale umano disponibile sul territorio, che rende sempre più difficile attrarre nuove iniziative industriali, tecnologiche e ad alto valore aggiunto.

Eppure, leggere la Sicilia soltanto attraverso le lenti dello spopolamento sarebbe un errore. I giovani che restano, infatti rappresentano il patrimonio strategico più importante del territorio. Negli ultimi anni, il numero di laureati residenti è cresciuto in modo significativo, con un incremento superiore al 30% rispetto al 2018, uno dei valori più elevati a livello nazionale. Parallelamente, la Sicilia si colloca tra le prime Regioni italiane per imprenditorialità giovanile, con una quota di giovani titolari d’impresa superiore alla media del Paese. Segnali che dimostrano come il territorio continui a generare competenze, capacità imprenditoriali ed energie produttive.

Il punto centrale, quindi, non è soltanto “trattenere” i giovani, ma costruire un ecosistema economico capace di valorizzarli. Perché i talenti non restano semplicemente dove sono nati: restano dove trovano prospettive di crescita, innovazione, qualità del lavoro e possibilità di realizzazione personale. In questo senso, la Sicilia parte da asset industriali e produttivi tutt’altro che marginali. La Regione possiede filiere storiche già competitive (dall’agroalimentare all’economia del mare) e sta progressivamente consolidando comparti ad alto contenuto tecnologico, come la meccatronica e l’ICT.

L’agroalimentare rappresenta uno dei principali motori economici regionali, con oltre 150mila addetti e una forte specializzazione territoriale. Allo stesso tempo, la blue economy costituisce una leva strategica naturale per la Sicilia, che si colloca ai vertici nazionali per traffico merci, economia portuale e crocieristica. Ancora più rilevante è la crescita di filiere innovative come la meccatronica, che oggi generano miliardi di euro di valore aggiunto e attraggono investimenti industriali significativi.

È proprio qui che si gioca la sfida dei prossimi anni. Per invertire il declino demografico non bastano misure assistenziali o incentivi episodici: serve una strategia di sviluppo territoriale che colleghi formazione, università, ricerca e imprese innovative, creando occupazione qualificata e prospettive concrete per le nuove generazioni. Le soluzioni partono sempre dai giovani. Significa investire nella qualità dell’istruzione, rafforzare gli ITS e i percorsi tecnico-scientifici, costruire un rapporto più stretto tra sistema educativo e sistema produttivo, sostenere startup e imprenditorialità giovanile, attrarre investimenti nelle filiere ad alto valore aggiunto e valorizzare le eccellenze industriali già presenti sul territorio.

La vera sfida per la Sicilia non è semplicemente evitare che i giovani partano. È creare le condizioni affinché scegliere di restare diventi una scelta ambiziosa, competitiva e sostenibile. Perché senza giovani non esiste sviluppo territoriale, ma senza sviluppo territoriale nemmeno i giovani possono costruire il proprio futuro.