Economia
«Si può dare di più»: per crescere è necessario il traino delle grandi imprese
Lo sviluppo in Sicilia passa anche per il sostegno concreto a start up e ricerca
«Si può dare di più, perché è dentro di noi. Si può dare di più senza essere eroi». È un vero e proprio inno alla solidarietà il brano di Enrico Ruggeri, Gianni Morandi e Umberto Tozzi che vinse il festival di Sanremo nel 1987 e che è rimasto nelle orecchie nella mente, perché quelle parole sono spendibili in contesti tra i più svariati.
Infatti quelle parole possono passare dalla vita quotidiana all’economia reale: sostenere l’innovazione, le startup e le Pmi (piccole e medie imprese) innovative significa farlo coi fatti, non più soltanto con le dichiarazioni di principio.
Un imminente convegno promosso a Catania dai professionisti Tito Giuffrida e Giovanni Giurdanella ci dà lo spunto per tornare su questo tema, sempre attuale.
Serve il sostegno delle grandi imprese. Si può dare di più, è vero. Non per eroismo, ma perché la loro “impronta economica” può essere ancora superiore. Il dato di partenza è l’indicatore Regional Innovation Scoreboard che, per quanto leggermente migliorato da 5,3 a 5,5 negli ultimi anni, lascia la Sicilia al terz’ultimo posto a livello nazionale.
L’innovazione, come è noto, è un gioco di squadra, ma in Sicilia i privati devono ancora scendere in campo. Perché la sfida è grande e necessita di più sforzi con lo stesso obiettivo.
Con il supporto prezioso della banca dati Aida dell’Università di Catania, abbiamo analizzato 146 imprese siciliane di grandi dimensioni, con fatturato superiore a 50 milioni di euro, escludendo le multinazionali localizzate nell’isola ma giuridicamente residenti altrove.
Negli ultimi nove esercizi, tali imprese, che danno lavoro a 50.200 dipendenti, sono cresciute del 8,3% annuo in valore della produzione. Nello stesso lasso di tempo, le loro immobilizzazioni immateriali, una voce di bilancio assai segnaletica degli investimenti in innovazione, sono cresciute del 13,5% all’anno, ma in attività finanziarie e nelle disponibilità liquide la crescita è ben superiore: rispettivamente il 21,3% e il 19%.
Se si considera che l’utile prima delle imposte è del +20,9% annuo, ciò vuol dire che le risorse generate negli ultimi nove anni dalle grandi imprese siciliane sono servite per finanziare altri investimenti. Non di sicuro per sostenere il mondo dell’innovazione, come invece in altre parti d’Italia.
In effetti, a guardarsi intorno, il modello dei “Corporate Innovation Hub”, cioè il vero braccio operativo delle medie e grandi imprese per attuare strategie di open innovation, è pressoché assente in Sicilia, tranne qualche eccezione.
Proprio in questi luoghi fisici e virtuali, e con l’ulteriore supporto degli strumenti di corporate venture capital a sostegno diretto delle nuove imprese innovative, si crea il terreno fertile per favorire innovazione aperta a 360°, con la partecipazione di tutti gli attori. Il valore dei servizi generati da questi hub è stato pari a 902 milioni di euro nel 2025, secondo l’Open Innovation Lookout del Politecnico di Milano.
In Sicilia, invece, innovazione e open innovation vengono sostenuti principalmente dalla Regione Siciliana.
Dei 5,8 miliardi di euro del Pr Fesr Sicilia, che copre l’orizzonte temporale 2021-27, con una finestra di spesa fino al 2029-30, ben 780 milioni sono destinati all’asse OP1 interamente dedicato all'innovazione, alla ricerca, alla digitalizzazione e alla crescita delle imprese locali.
La Regione può sostenere l’innovazione, ma non può sostituirsi indefinitamente a un capitalismo privato che deve imparare a investire nel futuro.
Eppure, le risorse dalle grandi imprese ci sarebbero.
Soltanto nell’ultimo anno, le 146 imprese analizzate hanno totalizzato un utile lordo aggregato di 1,8 miliardi di euro. Le disponibilità liquide sono state superiori: 2,7 miliardi. Gli investimenti in corporate innovation hub e la partecipazione a fondi corporate venture capital però sono praticamente inesistenti.
Capitolo a parte, il venture capital. I fondi privati degli investitori istituzionali (non siciliani) destinati alle imprese innovative isolane - concentrate per lo più nei poli di Catania e Palermo - si attestano sotto i 10-15 milioni di euro all’anno, cioè meno dell’1% del totale nazionale.
Dunque, per compensare l’assenza dei privati, è fondamentale il supporto pubblico.
Rosario Faraci insegna Principi di Management all’Università di Catania. È giornalista pubblicista