Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
23 giugno 2026 - Aggiornato alle 16:11
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

L'ANALISI

Netanyahu, un leader in declino che resiste per la guerra

Accusato di usare la guerra per consolidare il potere, tra proteste interne, opposizione degli ultraortodossi, l'allontanamento di alleati e il rischio di processi

23 Giugno 2026, 13:15

15:05

Netanyahu, un leader in declino che resiste per la guerra

Il declino politico di Netanyahu pare ormai irreversibile. Il leader israeliano viene contestato non solo dalla parte progressista del paese che lo accusa di avere messo a fuoco e fiamme, il Medio Oriente per potere stabilizzare il suo potere, ma anche dagli ultra ortodossi che ne contestano le scelte che sta compiendo attraverso una mobilitazione militare che larga parte della popolazione giudicano incompatibile con le prescrizioni religiose. Secondo gli ultraortodossi la leva obbligatoria può scardinare i principi che stanno a cuore di alcune comunità religiose a cui da sempre è stato consentito l’esenzione del servizio militare. Si tratta in sostanza di minoranze a cui è stata concessa da sempre l’obiezione di coscienza.

Adesso Netanyahu ha bisogno di più militari per portare avanti le sue guerre di aggressione e quindi vuole eliminare ogni forma di obiezione di coscienza in questo campo.

Ma le accuse più gravi che si rivolgono al leader israeliano riguardano l’uso che egli sta facendo della guerra al solo fine di potere stabilizzare il proprio potere politico. Netanyahumo insomma, pare sempre più contestato sia all’interno del suo paese che fuori, tenuto conto anche dell’insofferenza che Trump manifesta nei suoi confronti. Per Trump è diventato un alleato eccessivamente ingombrante il tycoon americano si è reso conto che il leader palestinese rappresenta un serio problema anche per l’opinione pubblica del suo paese .

Di fronte agli obiettivi che il governo israeliano riteneva inderogabili, non pare dubbio che la sconfitta di Netanyahu sia totale . A ciò cerca si reagire, dimostrando di essere l’uomo della Provvidenza che può garantire la sopravvivenza di Israele . Ma la verità è che Netanyahu sa che se cessano le ostilità inevitabilmente perderà le elezioni visto che i sondaggi gli sono sfavorevoli.

La verità è che Netanyahu sa che perdendo le elezioni sarà sottoposto a processo per i gravi reati che gli vengono addebitati non solo con riferimento ai crimini umanitari, ma anche a reati comuni che hanno a che fare con il malaffare economico di cui si è reso protagonista in tanti anni di governo . Si tratta di un leader che alla fine della sua parabola politica che nessuno ormai intende difendere, né nel suo paese, né altrove.

Sarà ricordato dalla legge di Israele come il leader delle fosse comuni, come il leader che ha massacrato le popolazioni civili palestinesi portando avanti una politica genocidiaria spietata. Ma sarà ricordato anche come leader che perseguendo l’obiettivo di creare il grande Israele che avrebbe dovuto avere un ruolo dominante su tutto il Medio Oriente ha promosso la guerra di tutti contro tutti. Utilizzando l’aggressione militare come strumento di consolidamento del suo regime. È inevitabile che si apra una fase nuova nella vita di Israele, punto e questo è un auspicio che viene dalla comunità internazionale ma adesso anche in larghi settori dell’opinione pubblica americana. C’è il rischio che per evitare un’uscita di scena traumatica Netanyahu possa essere tentato di operare colpi di mano destinati a mettere definitivamente in crisi una democrazia israeliana da troppo tempo in stato di sofferenza.

Di ciò si è reso conto anche Trump alle prese con un vistoso calo di popolarità che non pare disposto ormai ad assecondare ulteriormente le follie di Netanyahu . Finalmente ha spiegato che il leader israeliano è preda di uno stato di eccitazione che rischia di produrre danni molto seri agli interessi americani, considerato che Teheran esce rafforzata dall’avere resistito all’urto della superpotenza americana con buona pace di coloro i quali ritenevano che la guerra contro l’Iran sarebbe stata per gli Stati Uniti e per Israele una guerra che si sarebbe risolto in pochi giorni con la distruzione del regime iraniano.

Salvo Andò
costituzionalista, è presidente nazionale
di Lab Dem