IL DIBATTITO
"L'eroismo non sia un requisito per fare impresa in Sicilia. Dobbiamo pretendere la normalità"
L'intervento del vicepresidente di Confindustria Catania dopo l'editoriale del nostro direttore, Antonello Piraneo. "Il vero vantaggio competitivo di un territorio non sono gli incentivi. È la fiducia"
Gentile Direttore,
ho letto con interesse il suo editoriale sul “contesto” nel quale operano le imprese siciliane. Un editoriale che ha il merito di riportare il dibattito sul terreno della realtà. E qui vorrei spingere la riflessione un passo più avanti. Il vero rischio non è la burocrazia, né la lentezza amministrativa, né le infrastrutture che attendono da anni di essere completate. Il rischio più grande è che tutto questo abbia smesso di indignarci. Abbiamo normalizzato ciò che normale non è. Abbiamo accettato come inevitabili tempi incompatibili con il mercato, servizi che funzionano a intermittenza, procedure che scoraggiano chi vuole investire e un sistema che troppo spesso costringe le imprese a sostituirsi al pubblico. Ed è proprio questa assuefazione il nostro vero nemico.
La recente vicenda di STMicroelectronics restituisce, ancora una volta, la fotografia plastica di ciò di cui stiamo discutendo. Un’azienda che continua a investire in Sicilia e a credere nel nostro territorio merita il riconoscimento dell’intera comunità. Ma il modo migliore per ricambiare quella fiducia è costruire un sistema che non costringa più le imprese a farsi carico di ciò che dovrebbe essere garantito dal “contesto”.
Questa riflessione costringe tutti a smettere di raccontarsi la favola che basti un segno “più” davanti a qualche statistica per dire che va tutto bene. Quando un imprenditore decide di investire qui non chiede contributi. Chiede che lo Stato faccia lo Stato. Che le amministrazioni amministrino. Che la burocrazia non diventi un concorrente dell’impresa. Chiede infrastrutture efficienti, energia affidabile, servizi adeguati, tempi certi e regole uguali per tutti. Il resto lo sanno fare gli imprenditori.
L’editoriale richiama giustamente il modello dell’Etna Valley. Ma forse la domanda oggi è un’altra: se Pasquale Pistorio dovesse scegliere oggi dove investire diversi miliardi, sceglierebbe ancora Catania? Se la risposta ci mette in imbarazzo, allora significa che il problema non sono i titoli dei giornali, ma la nostra capacità di creare un ecosistema realmente competitivo. Ogni giorno sentiamo parlare di attrazione degli investimenti. Io credo che prima dovremmo preoccuparci di non scoraggiare quelli che ci sono già.

Vorrei però aggiungere una riflessione che riguarda anche noi imprenditori. Per anni abbiamo raccontato con orgoglio la nostra capacità di resistere. Abbiamo celebrato la resilienza come una virtù. Abbiamo detto che, nonostante tutto, continuavamo a investire, assumere e innovare. Era un messaggio positivo. Oggi mi chiedo se non abbia prodotto anche un effetto perverso. Abbiamo trasformato l’eroismo d’impresa in un requisito per fare impresa. Ma un territorio che ha bisogno di imprenditori eroici è un territorio che ha smesso di pretendere la normalità. Non dovrebbe servire coraggio per investire. Non dovrebbe servire coraggio per creare occupazione. Non dovrebbe servire coraggio per rispettare un cronoprogramma o aprire un nuovo stabilimento. Il coraggio appartiene alle emergenze. L’impresa ha bisogno di normalità.
Non scrivo queste righe perché penso che la Sicilia sia condannata. Le scrivo perché sono convinto del contrario. Abbiamo imprese capaci, capitale umano di valore, università, competenze e una posizione strategica che molti ci invidiano. È proprio per questo che non possiamo più accontentarci. Le imprese non chiedono privilegi. Non chiedono scorciatoie. Non chiedono assistenza. Chiedono di poter competere ad armi pari. Perché il vero vantaggio competitivo di un territorio non sono gli incentivi. È la fiducia. La fiducia che il tempo sarà rispettato, che le regole saranno certe, che le istituzioni saranno alleate dello sviluppo e non un ostacolo da superare. Solo allora smetteremo di parlare di imprenditori coraggiosi. E inizieremo, finalmente, a parlare di un territorio nel quale fare impresa non richieda eroismo, ma soltanto idee, competenza e voglia di costruire futuro. La normalità non è un’ambizione al ribasso. È la condizione minima perché il talento, il lavoro e gli investimenti possano fare la differenza.
* Ceo e founder di Netith
Vicepresidente vicario Confindustria Catania
