Editoriale
L’America forte e la lezione di Epicuro
Non ho fatto studi classici. Per questo devo confessare una cosa: fino a poche settimane fa non avevo mai letto per intero la Lettera a Meneceo di Epicuro. Ne conoscevo il nome, qualche citazione, ma non avevo mai dedicato il tempo a quelle poche pagine che, da oltre duemila anni, continuano a essere considerate una delle più grandi riflessioni sulla felicità e sulla libertà dell’uomo. L’ho letta recentemente. E la prima sensazione è stata di autentico stupore.
Mi sono chiesto come fosse possibile che un testo scritto più di ventitré secoli fa riuscisse a parlare con tanta lucidità del nostro presente. Epicuro viveva in un mondo attraversato da guerre, cambiamenti geopolitici, nuovi equilibri e profonde incertezze. Eppure il suo insegnamento era sorprendentemente semplice: non permettere che la paura diventi il criterio con cui interpretiamo il mondo. È stato inevitabile pensare ai giorni che stiamo vivendo. Basta una decisione presa a Washington per influenzare i mercati, le imprese, la politica internazionale e persino gli umori delle famiglie italiane. Ogni scelta americana viene osservata con attenzione, talvolta con apprensione. È naturale.
Gli Stati Uniti rappresentano ancora oggi il principale punto di riferimento economico, strategico e culturale dell’Occidente. Ma forse la domanda non è cosa farà l’America. La vera domanda è un’altra: come vogliamo reagire noi italiani?
Proprio oggi avrò il piacere di incontrare a Siracusa l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, Tilman J. Fertitta. In una fase storica così delicata, il suo ruolo rappresenta molto più di una funzione diplomatica: è il simbolo di un’amicizia tra due grandi nazioni che condividono storia, valori, libertà economica e una comune responsabilità nei confronti del futuro dell’Occidente.
Così come Epicuro affidava a una lettera il compito di trasmettere serenità e visione in un tempo di incertezza, oggi il dialogo tra Italia e Stati Uniti continua a essere uno degli strumenti più preziosi per costruire fiducia, stabilità e crescita.
Da italiano, ma anche da titolare di Green Card americana, che da molti anni vive e lavora tra Italia e Stati Uniti, guardo all’America con rispetto, gratitudine e fiducia.
Credo sinceramente che questo sia un momento storico nel quale il mondo abbia bisogno di un’America forte.
Un’America capace di guidare, di assumersi responsabilità, di difendere la libertà, la sicurezza e quei valori che hanno fatto dell’Occidente un modello di prosperità, innovazione e opportunità.
Per questo guardo con favore alla leadership del Presidente Donald Trump. Vedo la volontà di riportare al centro l’interesse nazionale, la sicurezza dei confini, la tutela del lavoro, della produzione e dell’impresa. Vedo anche il desiderio di riaffermare quelle radici cristiane e quei valori che per secoli hanno rappresentato il fondamento della nostra civiltà occidentale. Non considero tutto questo una chiusura. Lo considero una riaffermazione dell’identità. Ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere anche noi italiani.
Se gli Stati Uniti credono profondamente in sé stessi, perché l’Italia dovrebbe avere paura di fare altrettanto? Abbiamo bisogno di un’Italia più unita. Di uno Stato che difenda le proprie imprese, valorizzi il lavoro, protegga la propria cultura e affronti il tema dell’immigrazione con umanità, ma anche con fermezza. Perché senza legalità non esiste vera integrazione e senza controllo dei confini non esiste uno Stato pienamente sovrano. Abbiamo bisogno di istituzioni capaci di decidere, di rendere semplice investire, creare occupazione e permettere ai nostri giovani di costruire il proprio futuro senza essere costretti a cercarlo altrove.
Uno Stato forte non è uno Stato autoritario. È uno Stato che dà fiducia ai propri cittadini perché sa decidere, sa proteggere e sa guardare lontano. Ed è qui che torno ancora una volta con il pensiero a Epicuro. La serenità non nasce dall’illusione che il mondo diventi improvvisamente semplice. Nasce dalla fiducia nelle proprie capacità. Credo che questa lezione non riguardi soltanto gli individui. Riguardi anche le nazioni.
L’Italia non deve guardare con timore a un’America forte. Deve guardarla come guarda il suo più grande alleato. Perché le grandi alleanze non si costruiscono tra chi è forte e chi è debole. Si costruiscono tra nazioni che credono nella propria identità, che si rispettano e che condividono una visione del futuro.
L’America sta dimostrando di voler credere ancora in sé stessa. È tempo che anche l’Italia ritrovi lo stesso coraggio. Perché, come mi ha insegnato una lettera scritta ventitré secoli fa e scoperta soltanto oggi, la paura non costruisce mai il futuro. Lo costruiscono la fiducia, il coraggio e la consapevolezza di sapere chi siamo. E oggi più che mai credo che il futuro dell’Occidente passi da un’America forte e da un’Italia finalmente consapevole della propria forza.