L’intervento
Le leggi "Liberi di scegliere", adesso serve l'impegno di tutti
Le norme, statale e regionale, non mirano a sottrarre i figli a chi ha commesso gravi reati; puntano piuttosto ad aiutare questi genitori a consentire ai loro figli di scegliere un’esistenza migliore
Con un recente comunicato, la Regione Siciliana ha annunciato il finanziamento di 108 progetti “dedicati alla cultura della legalità e alla cittadinanza attiva, allo sviluppo del pensiero critico sul fenomeno mafioso, alla prevenzione della devianza minorile con percorsi di coscienza civica e democratica, anche in collaborazione con le università”.
È la prima attuazione della legge regionale “Liberi di scegliere”, rivolta alla sensibilizzazione degli studenti e del sistema scolastico.
Già con un decreto dell’Assessore alla Famiglia del dicembre 2025 erano state impegnate risorse per interventi di sostegno e tutela sociale destinati a persone inserite in contesti di criminalità, affinché siano libere di scegliere: misure che offrono ai genitori, anche condannati per reati di mafia o per altri gravi delitti, la concreta possibilità di sottrarre i figli al rischio di un legame mafioso.
Accogliendo le proposte e le sperimentazioni promosse dal Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania (già alla guida dell’omologo ufficio di Reggio Calabria), la Regione ha varato una normativa avanzata anche sotto il profilo organizzativo.
In particolare, è stata prevista – sebbene non ancora resa operativa – la costituzione di speciali Equipe Multidisciplinari Integrate, incaricate di coordinare le diverse competenze amministrative a supporto delle Autorità giudiziarie.
Il provvedimento regionale, com’è ovvio, non poteva incidere sui profili attinenti ai diritti civili e sociali (genitorialità, diritti della personalità, riservatezza, ecc.) né su quelli penali e processuali, materie che la Costituzione riserva alla legislazione statale.
Proprio la legge siciliana ha però fatto da stimolo al Parlamento, che è intervenuto con la legge 17 luglio 2026, n. 131, approvata all’unanimità e pubblicata il 25 luglio.
È ora disponibile un quadro nazionale che: disciplina i poteri dei Tribunali per i Minorenni; definisce le responsabilità delle diverse Autorità che vengano a conoscenza di situazioni di rischio per i minorenni; individua con precisione i destinatari (fino ai giovani infraventicinquenni); ripartisce le competenze tra i servizi sociali territoriali e quelli della giustizia minorile; determina le attribuzioni specifiche per l’elaborazione dei progetti di intervento educativo, psicologico, economico e lavorativo; stabilisce una durata biennale, prorogabile, delle misure; estende le garanzie di segretezza e protezione già previste per situazioni ad alto rischio; prevede infine specifici finanziamenti statali da ripartire.
Si apre, a questo punto, un delicato tema di raccordo tra la normativa regionale e quella statale.
La questione non investe i programmi di sensibilizzazione e comunicazione, in Sicilia di competenza dell’Assessorato all’Istruzione.
L’allineamento riguarda soprattutto le procedure di individuazione dei destinatari secondo la legge nazionale, le garanzie del procedimento e il coordinamento tra le competenze della giustizia minorile e dei relativi servizi sociali, da un lato, e quelle dei servizi sociali, assistenziali, sanitari ed educativi afferenti alle Autorità locali, dall’altro.
Occorre scongiurare un rischio ricorrente per molte iniziative della Regione: quello di arrivare prima dello Stato e di ritrovarsi poi in difficoltà nell’attuazione delle norme.
La materia resta particolarmente sensibile e il terreno, complesso.
A partire da una corretta interpretazione dello spirito della normativa, è necessario compiere uno sforzo di lettura positiva.
Le leggi, statale e regionale, non mirano a sottrarre i figli a chi ha commesso gravi reati; puntano piuttosto ad aiutare questi genitori a consentire ai loro figli di scegliere un’esistenza migliore, non condizionata dal crimine.
Le prime esperienze del protocollo “Liberi di scegliere”, avviate quando la legge non era ancora in vigore, sono incoraggianti: molti genitori, pur condannati, stanno aderendo al progetto, cogliendone le potenzialità.
*già Garante regionale
per l'Infanzia e l'Adolescenza