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L'analisi

Studiare in Sicilia conviene, ma il mercato del lavoro deve correre: ecco in quanto tempo ci si ripaga la laurea

Ci sono cifre che ribaltano i luoghi comuni. University Report 2026, l’annuale indagine dell’Osservatorio JobPricing, conferma che la laurea resta un investimento solido

06 Agosto 2026, 11:32

11:40

Medicina, 22.500 risultati idonei: i posti disponibili sono inferiori

Ci sono cifre che ribaltano i luoghi comuni. University Report 2026, l’annuale indagine dell’Osservatorio JobPricing, conferma che la laurea resta un investimento solido.

Con una corona d’alloro in testa si ha una retribuzione annua lorda media (Ral) di 42.378 euro contro i 30.999 di chi possiede solo il diploma, un differenziale in busta paga del 37% che sale fino al 68% dopo i 55 anni. Laurearsi conviene.

Il rendimento però non è automatico. Pesano il mismatch fra competenze e domanda delle imprese - la “sovra-istruzione” tocca il 36% dei laureati -, un Paese che investe in istruzione solo il 3,9% del Pil (media europea: 4,7%) e laurea appena il 31,6% dei giovani (media Ocse: 48,7%). Rileva, inoltre, la fuga: fra il 2014 e il 2023 oltre un milione di italiani è espatriato, il 40% giovani altamente qualificati, secondo Education and Training Monitor. La laurea paga, ma spesso solo nel lungo periodo.

È qui che entra in scena l’University Payback Index, il calcolo del tempo necessario a ripagare l'investimento universitario confrontando i costi sostenuti, i mancati redditi durante gli anni di studio e gli scalini di crescita salariale. Secondo JobPricing, nel 2026 la media nazionale sfiora i 19 anni; i Politecnici restano i più rapidi (Torino intorno ai 13), mentre Atenei come Verona arrivano a 19,1 anni, che salgono a 22,4 per i fuori sede.

E la Sicilia?

Un laureato a Catania si “ripaga” il titolo in 16,7 anni, a Palermo in 16,8, a Messina in 17,6 (rispettivamente 19, 19,5 e 19,9 anni per i fuori sede), valori tutti più contenuti della media nazionale.

Non è un caso isolato: per JobPricing, nella fascia 25-34 anni la Ral dei laureati siciliani è di 30.284 euro a Palermo, 29.543 a Catania e 29.387 a Messina, non lontana dalla media e superiore a quella di Atenei del Nord (come Venezia, Verona) e di Cagliari.

Confrontando varie edizioni del report dell’Osservatorio emerge poi un dato controintuitivo: nell'orizzonte 2015-26 il tempo di ritorno dell’investimento si è dilatato più per le Università del Nord che per quelle meridionali, sospinto dal caro-vita e dall'aumento dei fuori sede in arrivo dal Sud. Per chi studia “in sede”, senza costi di affitto, vitto e trasferte, il payback siciliano resta il più conveniente del quadro e, in termini relativi, scende.

Che non sia un miraggio lo confermano pure i dati AlmaLaurea sui laureati triennali a un anno dal titolo, analizzato nello stesso decennio. L'occupabilità cresce ovunque e più della media: la quota di chi lavora sale dal 28% al 38% a Catania, dal 28,5% al 43,6% a Messina (il valore siciliano più alto), dal 22,2% al 33,9% a Palermo, dal 25,2% al 31,6% a Enna "Kore"; l'Italia va dal 38,4% al 48,9%.

La retribuzione mensile netta media cresce in tutti gli Atenei isolani: Catania da 873 a 1.160 euro, Messina da 931 a 1.201, Palermo da 875 a 1.154, Enna da 856 a 1.094. Per l’Italia, l’aumento è da 931 a 1.260 euro, eroso però dall'inflazione.

L'efficacia della laurea, cioè quanto il titolo è percepito spendibile nel lavoro, è l'indicatore su cui l'isola va meglio: Messina tocca il 67%, il valore più alto dell'intero confronto e ben sopra il 53,4% nazionale; Catania sale al 57,8%, Palermo al 60,2%, Enna al 53,8%.

La disoccupazione dei laureati, storico tallone d'Achille del Sud, si dimezza: Messina crolla dal 42,6% al 17%, Palermo dal 45,8% al 23,4%, Catania dal 36,9% al 20,5%, Enna dal 39,5% al 19,5%.

Il quadro d'insieme racconta una moderata convergenza in atto. I livelli assoluti restano inferiori a quelli nazionali - anche perché i triennali del Sud proseguono più spesso con la magistrale - ma è in atto una velocità di recupero. Se il tempo di payback dei laureati in sede scende, e se occupabilità, retribuzioni ed efficacia salgono tutte più della media italiana, la conclusione è sorprendente.

Studiare in Sicilia, restando qui, è economicamente conveniente.

Trattenere questi laureati, però, dipende da un mercato del lavoro che deve imparare a correre alla stessa velocità dei suoi giovani.