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L'esempio

Don Sturzo 67 anni dopo, l'eredità non si conserva ma si pratica

La celebrazione al Forum AnimAzione: la dottrina sociale come impegno civile, innovazione e rinascita del Mezzogiorno

08 Agosto 2026, 16:53

17:00

Don Sturzo 67 anni dopo, l'eredità non si conserva ma si pratica

don Luigi Sturzo

Don Luigi Sturzo amava ripetere che, anche dalla tomba, avrebbe continuato a far sentire la sua voce. Oggi, 67 anni dopo, al Casale del Fondo Sturzo, dimora estiva in Caltagirone della famiglia del sacerdote, sarà celebrato l’anniversario della morte dello statista siciliano.

Sturzo fu e rimane un profeta, che amministrò, perdette e ricominciò; e che dopo 22 anni di esilio tornò dicendo che «non si può avere fiducia passiva nella Provvidenza, né mai bisogna perdere il contatto con gli ideali».
La vera rivoluzione, ogni vera rivoluzione che cambia i destini di un popolo, è spirituale. «Per noi, la prima, vera, unica rivoluzione fu quella del Cristianesimo», scriveva; e «non esiste vera rivoluzione se non basata sui due princìpi di carità e di giustizia». Non è pietismo: è diagnosi profonda e spietata, che legge ancora il nostro tempo. Dove si spegne la coscienza, nessuna riforma regge. Don Sturzo lo verificò in Sicilia, indicando nella mafia una malattia morale prima che economica: giudizio che gli costò caro e che i decenni hanno confermato, riga per riga.

Il Sacerdote di Caltagirone si formò all’ombra di Leone XIII, il Papa che in pochi anni diede alla Chiesa la prima “Enciclica sociale”, dedicata al lavoro (la Rerum Novarum,1891) e poi la prima “Enciclica spirituale”, dedicata allo Spirito Santo (la Divinum Illud Munus, 1897). Questione operaia e vita interiore nella medesima stagione: di lì una laicità mai timida e mai clericale, capace di stare in Parlamento senza smettere di stare in ginocchio. San Giovanni Paolo II, nel 1981, visitando la Sicilia, riconobbe a Sturzo di avere infuso nei siciliani e nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere di partecipare alla vita pubblica: non un passatempo per volenterosi o per perditempo, né per idealisti disincarnati.

Che oggi un Papa abbia ripreso quel nome non è curiosità araldica: con la Magnifica Humanitas, Leone XIV rimette in circolo il Magistero sociale e chiede ai credenti una «testimonianza del sapere della fede a servizio dell'uomo». Ciò che il prete di Caltagirone domandava ai suoi con parole meno solenni.

Un’eredità così grande e insuperata non si conserva, si pratica. Il Fondo Sturzo non è diventato una teca, ma un incubatore sociale, un luogo nel quale recuperare le buone prassi ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa, uno spazio di innovazione tecnologico-ambientale che rimetta al centro la persona umana e la sua dignità.

Di solito il Mezzogiorno entra nelle agende nazionali come capitolo: discusso altrove, deciso da altri. Presso il Casale del Fondo Sturzo vogliamo proviamo a disegnare un nuovo impegno sociale, in dialogo e in modo plurale. Del resto, il genius loci non si inventa, si eredita e si custodisce: da questo lembo di Sicilia è uscita un’idea di democrazia, di società, di comunità, di economia che hanno attraversato l’Italia e l’Europa. Per questo eleggiamo la città calatina come una sorta di “capitale morale” del Paese e Vi torniamo il 12 e 13 settembre con il Forum AnimAzione sulle “Opere della Dottrina sociale e l'Umanesimo contemporaneo”.

AnimAzione è il network che riunisce oltre venti realtà italiane — Atenei, Fondazioni, Movimenti, Centri studi — e varie Personalità attorno alla Dottrina sociale e a una leadership giovanile di servizio. Il nome è già programma: restituire un’anima all’azione e rimettere in azione le tante anime che fanno ancora ricco e unico il nostro Paese. Don Luigi lo chiedeva con due parole, «uniti e insieme»; Papa Francesco la chiamava «amicizia sociale». Un modo concreto per ribadire una verità fondamentale: nessuno, oggi, basta a se stesso, e le differenze taciute degenerano in fazioni, anticamera della dispersione fino all’insignificanza.

Il genius loci non è un dettaglio, come non è una mera coincidenza il rilancio del Magistero sociale con l’avvento di Leone XIV.

Don Luigi chiese ai cattolici del suo tempo di essere “liberi e forti”: liberi dentro, per essere forti fuori. È l’unico modo di ereditarlo. Dalla sua terra, la Sicilia, quella voce si sente ancora: tocca a noi non lasciarla tornare al silenzio.

Salvatore Martinez con i promotori di AnimAzione