L'INTERVENTO
Le reliquie di Agata parlano anche a chi non crede
La venerazione del corpo di una martire non è solo un fatto di fede, ma un richiamo alla dignità che riguarda tutti, credenti e no
Oggi Catania ricorda il rientro delle reliquie di Agata da Costantinopoli, avvenuto 900 anni fa. Sarebbe un errore considerarlo solo un fatto religioso che interessa la Chiesa e nessun altro, perché la fede non avrebbe più niente da dire alle donne ed agli uomini secolarizzati di oggi. A parte che sovviene in mente la notazione di Chesterton secondo la quale chi smette di credere in Dio, finisce per credere a tutti gli imbonitori; a parte che più di cultura secolarizzata dovrebbe oggi parlarsi di deficit culturali diffusi se non di vera e propria ignoranza; il fatto è che la venerazione delle reliquie rimanda alla cultura o, meglio, alle culture del corpo ed alle relative dinamiche.
La Chiesa cattolica onora i corpi dei santi per tante ragioni. All’inizio ha avuto un certo peso il fatto che le prime comunità cristiane sono state segnate dall’esperienza dei martiri di cui conservare il ricordo. L’epigrafe di Iulia Florentina, ora al Museo diocesano di Catania, e databile a poco dopo il 300, mostra l’attenzione dei cristiani del tempo nel conservare la memoria dei propri santi. Già, il martirio.
L’uomo è un essere creativo, che sa inventare cose meravigliose, ma che sa anche realizzare gli strumenti di tortura e di morte più crudeli. La storia è piena di tante atrocità e di aberrazioni, in tante latitudini ed in tante epoche, e persino per motivazioni che si proclamano religiose. Anzi, gli strumenti più feroci sono adoperati non per gli autori di reati comuni, ma per gli esponenti politici, religiosi, razziali, che si vogliono perseguire, e sulla base di narrazioni che spingono a criminalizzare i diversi. A mezzo della tortura sul corpo si vuole arrivare al dominio sullo spirito. E la storia si ripete di continuo, in Africa come in Asia e nelle Americhe e persino nell’Europa che è stata “maestra” anche in tali pratiche e che si sperava aver imparato la lezione.
Allora, la venerazione di ciò che resta di un martire ricorda a tutti il valore della coscienza individuale e della libertà personale. E ciò riguarda tutti, e non solo i cristiani.
La Chiesa cattolica ha un motivo ulteriore per prestare attenzione alle reliquie dei Santi, ed è la sua preoccupazione di conservare l’esperienza di Gesù Cristo, al tempo stesso Dio ed uomo. Oltre le contrapposizioni che si protraggono dai primi secoli all’età moderna, il cattolicesimo si mantiene su questo delicato equilibrio che intende assicurare le due nature di Cristo. E ciò risulta spesso difficile. La Chiesa cattolica vi insiste. La fede non è solo dimensione spirituale o riflessione teologica; né è solo preoccupazione per le vicende sociali: è tutte e due le cose, è spirito e corpo assieme. La venerazione dei Santi e delle loro reliquie attiene perciò all’essenza della fede cattolica, per la quale occorre occuparsi al tempo stesso di Dio e degli uomini, coltivare la riflessione intellettuale ed impegnarsi nelle città che attendono che la fede si faccia opere.
A spezzare tale equilibrio, ad interessarsi solo alla dimensione spirituale oppure a pensare esclusivamente all’attività sociale, si finirebbe per rinnegare il messaggio centrale della fede cattolica: quel Dio che si è fatto uomo, e che anzi si propone quale modello a chi ha creato a sua immagine. In una parola, potrebbe dirsi che il cattolicesimo è la religione dell’et et, che esige di preservare al tempo stesso spirito e carne, dimensione intellettuale e corporea.
La venerazione delle reliquie è, quindi, attenzione per il corpo, anzi per i corpi di ciascuno. Anche a questo proposito a prescindere dall’appartenenza alla Chiesa.
È strano, infatti, il nostro tempo: da un lato si assiste all’esaltazione del corpo e della sua bellezza; dall’altro, e purtroppo assai spesso, il corpo è maltrattato ed, ancora una volta, martoriato. Talvolta il corpo è addirittura odiato, e l’espressione non sembri esagerata. Si pensi alle tante droghe che lo distruggono, alla violenza che vi si esercita contro, alle pratiche nocive, al mercato degli esseri umani. Dovremmo tutti considerare la dignità del corpo umano, e l’elenco è lungo perché attraversa tanti ambiti: donne che si ribellano a compagni violenti, società che difendono bambini usati ai fini più diversi, strutture sanitarie efficienti capaci di curare tutti, malati e diversamente abili da rispettare, lavoratori da garantire in sicurezza nei cantieri, migranti da non sfruttare, e su sino alla necessità di tutelare l’ambiente naturale senza il quale cesserebbe la vita.
Che c’entrano queste cose con le reliquie di una giovinetta che 18 secoli addietro difese la sua dignità di donna? Eccome! Agata mostra tuttora di prendere sul serio le proprie idee ed indica il rispetto che si deve al nostro corpo. A distanza di tanto tempo la sua festa sia la nostra.