Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
10 settembre 2026 - Aggiornato alle 09:15
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

l'intervento

Sull’IA manca un’alfabetizzazione di base

Non è la tecnologia a spaventare ma l’assenza di strumenti per governarla

10 Settembre 2026, 07:53

Dal Meteo alla scuola: perché l'IA inciderà sempre di più sulle nostre vite

Il tempo delle sperimentazioni è finito. Da qui a fine anno si decide chi salirà sul treno e chi resterà a guardarlo passare.

Questo è il convincimento di molti esperti dell’intelligenza artificiale. Con la lucidità e la competenza di chi conosce bene la materia dall’interno, come l’ingegnere catanese Francesco Brunetto, con cui abbiamo condiviso una lunga ed approfondita chiacchierata al riguardo.
La frase pesa, ma i numeri la confermano; siamo nel pieno di una rivoluzione, accelerata dall’IA agentica, non alla vigilia.

Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell'IA è cresciuto del 50%, sfiorando 1,8 miliardi di euro (adesso ne vale 2), e quasi il 47% dei lavoratori usa ormai questi strumenti.
L'Istat aggiunge che la quota di imprese con almeno dieci addetti che adottano l'IA è raddoppiata in un anno, dall'8,2% al 16,4%.

Ma dietro la media si nasconde una frattura, perché, a differenza delle Pmi, le grandi imprese viaggiano al 53%. Chi ha risorse corre, chi non le ha rischia di restare fuori per miopia.

Qui entra in scena il paradosso degli scettici. Ce ne sono tra i boomer, e non stupisce: l’Eurispes registra che oltre metà degli italiani non ha mai usato l’IA e che, superati i 65 anni, appena uno su dieci la considera un’opportunità.

Ce ne sono – e sorprende – anche tra i giovani della Gen Z. Il rapporto Gallup “AI Paradox” del 2026 rileva che nella fascia 14-29 anni l’impiego è diffuso, ma il sentimento psicologico ed emotivo verso la tecnologia è drasticamente peggiorato nell'arco di soli dodici mesi. I giovani usano (male) l’IA e non si fidano.

Dietro il disincanto c'è la paura che l’intelligenza artificiale possa bruciare proprio i lavori d'ingresso, i primi gradini di carriera che già si assottigliano. Due scetticismi opposti - l'uno per estraneità, l'altro per disillusione - convergono nello stesso esito: restare ai margini, anche nel proprio mestiere.

Perché accade? La risposta è quasi sempre la stessa: manca la formazione. L’alfabetizzazione di base, in molti casi. L’indagine Ocse-Cisco colloca l'Italia undicesima su quattordici Paesi, con il 68% dei cittadini che non ha mai ricevuto alcun addestramento all'IA. Non è la tecnologia a spaventare, ma l’assenza di strumenti per governarla.

Però, la Strategia nazionale per l'intelligenza artificiale 2024-2026 aveva indicato proprio nelle competenze la vera priorità, altrimenti ogni investimento resterebbe un guscio vuoto. A rendere il 2026 uno spartiacque non è però solo il mercato. È il diritto.

Dal 2 agosto è divenuto applicabile il grosso dell'AI Act europeo con obblighi di trasparenza, controllo sui modelli generativi, sanzioni fino a 15 milioni di euro. L'Italia si è dotata di una propria legge, la n. 132 del settembre 2025.

Il mondo dell'education si sta attrezzando. Il Ministero ha pubblicato le Linee guida per l'IA nelle scuole, l'Università di Catania ha appena introdotto le proprie regole per didattica, ricerca e amministrazione.

Non è un dettaglio burocratico. Scuole e atenei diventano "deployer", responsabili di come l'IA valuta, ammette, orienta. Gli usi più delicati - che decidono ammissioni, carriere e apprendimenti - restano classificati "ad alto rischio", con obblighi rinviati al 2027.

Questa è la cesura. Da un lato chi impara a usare l'IA con metodo e senso critico; dall'altro chi la ignora, sperando che passi. Ma non passerà. Ignorare una rivoluzione non la ferma, la si subisce.

Il rischio non è l'intelligenza artificiale in sé, ma è restare senza gli strumenti per capirela, scegliere e dissentire quando serve.

Anche la Sicilia ha le carte per stare dentro, ma serve una scelta collettiva - scuola, università, imprese, professioni - che metta la formazione al centro, con lo sguardo d'insieme che una rivoluzione impone.

Lo scorcio finale del 2026 non separerà i bravi dai meno bravi, ma i consapevoli dai distratti. La consapevolezza, oggi, è la vera competenza da acquisire, prima ancora di ogni tecnica.