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L'INTERVENTO

Tetto agli studenti stranieri, Meloni prova a ricucire con il Colle

Il Decreto Scuola diventa una questione di rapporti tra Palazzo Chigi e Quirinale. Il confronto con Vannacci l’altro fronte della partita

29 Settembre 2026, 18:23

18:30

Tetto agli studenti stranieri, Meloni prova a ricucire con il Colle

Alla fine Meloni ha evitato di inasprire l’inopportuna polemica instauratasi con il presidente della Repubblica circa il decreto-scuola. Nella sua impostazione originaria, il provvedimento pareva essere fortemente penalizzante nei confronti dei ragazzi stranieri le cui famiglie hanno scelto di vivere in Italia. Di fronte a un’interpretazione punitiva del diritto all’istruzione e delle politiche dell’integrazione sociale (interpretazione che, peraltro, non prende in considerazione il fatto che é proprio sui banchi di scuola che si creano le più efficaci politiche dell’inclusione ), sono in molti, anche tra gli ambienti vicini al centrodestra, ad avere manifestato delle perplessità.

Stabilire nelle classi un tetto che penalizza gli studenti non nativi, rappresenta un clamoroso arretramento delle politiche di inclusione che, finora, si era cercato di portare avanti nel nostro paese. Sembra che oggi Meloni si sia convinta a fare un passo indietro per non aggravare il conflitto con il presidente Mattarella. In questa occasione, la premier si era mostrata poco prudente, quasi animata da uno spirito rissoso, allorché ha accusato di incoerenza il presidente della Repubblica che, quando era ministro della Pubblica Istruzione, aveva consigliato, ma con tutt’altro spirito, di suddividere tra più sezioni gli studenti stranieri.

Meloni ignora che, dal punto di vista delle libertà culturali e dei diritti umani, quello era un paese diverso, più civile, in cui il razzismo era messo al bando e punito in tutte le sue manifestazioni. Sembra comunque che, viste le contestazioni che ha ricevuto da più parti, il governo intenda ora fare marcia indietro e limitare il carattere discriminatorio del provvedimento originario proprio per evitare di entrare in rotta di collisione con il Colle. Non si può ignorare che i migranti che vivono nel nostro paese, tranne poche eccezioni, hanno il desiderio di integrarsi , anche attraverso un’adeguata conoscenza delle istituzioni repubblicane. Chi ha portato la propria famiglia in Italia e chiede di far studiare i figli nel nostro paese, va considerato parte integrante della società nazionale.

Una società multietnica non avvelenata dal pregiudizio razziale, che certamente non riguarda i giovani, più abituati a vivere pacificamente con i loro coetanei. Discriminare questi ragazzi attraverso politiche educative vessatorie rappresenterebbe un autentico vulnus ai valori costituzionali. Ha fatto bene Mattarella ad esprimere perplessità circa la proposta del governo, incompatibile con i principi della Costituzione. L’integrazione culturale di chi viene a vivere nel nostro paese rappresenta anche uno strumento formidabile per garantire la coesione nazionale. Negare a chi ha scelto di vivere in Italia il diritto alla cultura significa incentivare la mala pianta del razzismo che, irresponsabilmente, alcuni settori della classe politica italiana sembrano invece voler coltivare, pensando forse in questo modo di guadagnare facili consensi . Non si comprende perché Meloni si sia posta in attrito con il Colle, venendo meno ad un rapporto di leale collaborazione che sinora aveva caratterizzato la sua attività, sapendo anche mettere a tacere le intemperanze di una parte di quei “Meloni boys” che considerano il presidente della Repubblica una sorta di intruso nella vita politica del paese.

La sola spiegazione che si può dare al provvedimento del governo é che Meloni, allarmata dai sondaggi, voglia inseguire Vannacci che é invece indiscutibilmente in ascesa. Ma si tratterebbe di un vero suicidio politico perché in questo modo la premier rischierebbe di sfasciare la coalizione di governo e di mettere in crisi le amicizie che finora é riuscita a costruirsi in Europa. Aveva dichiarato solennemente che é meglio perdere le elezioni piuttosto che vincerle con Vannacci. E ciò anche tenuto conto che un’alleanza con il generale potrebbe seriamente destabilizzare la maggioranza di governo. La verità é che finora Meloni era certa di poter contare su una maggioranza blindata. Adesso avverte sinistri scricchiolii nella sua coalizione, prodotti anche dalla travagliata vicenda della legge elettorale.

Salvo Andò
*costituzionalista, è presidente nazionale
di Lab Dem