Notizie locali
Pubblicità

Enna

Manuela, l'ostetrica che soccorre le migranti sulla nave della Marina

Di Maria Cristina Roccella

Regalbuto. C’è chi li chiama angeli, sicuramente nel loro piccolo sono degli eroi i ragazzi e le ragazze che ogni giorno partono come volontari a soccorrere vite umane in balia del mare tra la Libia e il Canale di Sicilia. Tra i volontari che si imbarcano insieme agli uomini della Marina militare che partecipano all'operazione Mare Sicuro c’è anche una regalbutese: Manuela Santangelo, 25 anni, giovane ostetrica che ha fatto una scelta.

Pubblicità

«Avevo deciso di cercare lavoro all'estero - dice Manuela - Ma prima volevo un’esperienza forte e visto che ho sempre sognato l'Africa, adesso che l'Africa viene da noi, ho voluto andarle incontro». Il 23 giugno si è imbarcata come ostetrica volontaria della Fondazione Rava sulla Nave Bettica della marina militare e il 27 giugno ha partecipato al suo primo soccorso a 763 migranti. Ha visto morte, lacrime e tristezza, ma in certe situazioni non ci si può fermare a piangere e dopo poche ore Manuela si è resa conto che una delle 10 donne incinte salvate stava per partorire. Una giovane camerunense stava per dare alla luce il suo bambino e, grazie all’aiuto della giovane regalbutese, è nato Francois Manuel, Francesco come il capitano della Bettica Iavazzo e Manuel come Manuela. Il piccolo è stato solo il primo di altri bambini che Manuela ha aiutato a venire alla luce.

I giorni in missione passano e presto c’è bisogno del suo aiuto: molte donne incinte, nonostante le loro condizioni, sono disposte ad attraversare il Mediterraneo rischiando la vita pur di fuggire da guerra e povertà e dare un futuro a quei bambini. Il 5 luglio, mentre è impegnata in un'operazione di salvataggio sulla nave Bettica, arriva la chiamata di un’altra pattuglia italiana, che richiede l’intervento di un’ostetrica. E così nasce un’altra vita grazie a lei e la giovane ragazza si trova di fronte a una delle tante storie dolorose di donne che fuggono dalle tante violenze ricevute: quella gravidanza è frutto di una violenza e la donna è triste e non collabora molto, ma dopo il parto il bambino le viene messo in braccio e lei decide di tenere con sé la bambina che voleva dare in adozione e la chiama Manuela. Chissà quante altre Manuela ci saranno grazie all’ostetrica regalbutese. «Alla fine ti resta la riconoscenza delle persone che fuggono da guerra e povertà - dice - che quando sbarcano in un porto sicuro tornano indietro per abbracciarti e ringraziarti».

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: