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In Azerbaijan la marmellata "segue" la ricetta siciliana

Di Carmen Greco

CATANIA - In Azerbaijan lo Stato cerca di far sviluppare le aree depresse del Paese insegnando alle famiglie un mestiere o, meglio, dando loro gli strumenti per far “evolvere”, le produzioni locali e lanciarle sul mercato. Detta così sembra una cosa da massimi sistemi dell’economia internazionale, in pratica significa insegnare agli azeri a “fare la marmellata”.

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È proprio quello che Angelo Manna, imprenditore agricolo di terza generazione a Leonforte, ha fatto, partecipando al “Rural development Azerbaijan”, un progetto che aveva l’obiettivo di sviluppare il settore agricolo nelle zone rurali più povere.
Manna è volato per il secondo anno consecutivo nell’ex repubblica sovietica per insegnare come si fanno le confetture, forte dell’esperienza raggiunta in Agrirape, l’azienda di famiglia. Come lui, il Governo azero, in particolare l’agenzia governativa Abad ha invitato altri “artigiani” (non solo dell’agroalimentare) con l’obiettivo di far sviluppare economicamente le aree rurali più povere. Il progetto, partito nel 2018, è stato riproposto anche nel 2019 per la durata di 56 giorni (sostenuto dal governo di Baku e dalla Bp (British Petroleum).

«La prima volta che me l’hanno detto confesso che sono andato a vedere dove fosse l’Azerbaijan sulla cartina - ricorda Angelo Manna - mi sono informato sulla posizione geografica, sulla situazione geopolitica, poi una volta lì sono rimasto colpito dal livello di sicurezza, c’è un controllo del territorio pazzesco».
«Ma la cosa più assurda per me - continua - era che a qualcuno potesse interessare come si fanno marmellate e conserve di frutta. Per me, per noi siciliani, è una cosa che tutte le famiglie sanno fare in casa e invece...». E invece la sua azienda è stata selezionata fra una serie di realtà produttive italiane proprio per portare le tecniche di lavorazione delle conserve di frutta sulle rive del Mar Caspio.

«Sono stato a casa di queste famiglie alle quali erano state messe a disposizione delle attrezzature, non tanto all’avanguardia, per la verità, ma comunque idonee per ciò che dovevamo fare».
In realtà in alcuni casi si trattava di famiglie che già producevano in proprio delle conserve di frutta, «ma sono prodotti molti diversi da quelli che facciamo noi. Per esempio, loro fanno una sorta di sciroppo che si chiama “Murabba”, in cui lasciano pezzi di frutta intera molto grossi. Lo utilizzano a cucchiaini per addolcire il the di cui sono grandi consumatori, hanno questa tradizione».

L’impatto con la popolazione è stato positivo, «con i più giovani anche più facile - sostiene Manna - sono curiosi, hanno voglia di imparare cose nuove, altri non avevano particolare interesse, anche perché ad una certa età non credono più nello sviluppo econonico del loro Paese».

Ma che tipo di frutta si coltiva in Azerbaijan? Più o meno la stessa che coltiviamo in Sicilia «in più hanno una prugna acidula - elenca Manna - e tantissimi gelsi, del resto quella era la Via della seta. Fanno anche uno sciroppo di rosa che ho assaggiato quasi in lacrime, mi ha riportato all’infanzia, e poi la confettura di ciliegie bianche, molto popolare, e anche delle particolari noci sciroppate lavorate con tutta la buccia verde, hanno pure uno sciroppo di melanzane. Un’altra specialità che stiamo provando a replicare in azienda è una sorta di succo con la frutta intera all’interno. Ci stiamo lavorando».

Angelo Manna con la sorella Melania nell'azienda di famiglia a Leonforte

Di fronte a queste “specialità” così lontane dalle nostre tradizioni, c’era il rischio che la lezione su marmellate, confetture & Co. non potesse essere recepita facilmente, invece «la risposta è stata entusiasta. Ho trovato un popolo molto ospitale, accogliente, caloroso, mi hanno fatto sentire a casa - sostiene Manna - anche sul piano umano. Ho incontrato persone con le quali siamo diventati amici. È stata un’esperienza unica, l’Azerbaijan mi è rimasto nel cuore».

twitter: @carmengreco612

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