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Brexit: lascia un altro esponente governo May, il decimo

Brexit: lascia un altro esponente governo May, il decimo

ROMA - Il governo di Theresa May perde un altro pezzo. Il decimo, per la precisione, dallo scorso luglio. Il sottosegretario all'università Sam Gyimah si è dimesso venerdì sera in segno di protesta contro il piano della premier sulla Brexit promettendo che in Parlamento voterà contro l'accordo. E rilanciando in un'intervista alla Bbc, che arrivati a questo punto l'unica strada possibile per tutti "remainer e leaver" e "lasciar decidere di nuovo al popolo britannico, quindi indire un secondo referendum". Per Gyimah il piano concordato con Bruxelles toglierà forza alla Gran Bretagna per "decenni a venire" e solo un "secondo referendum può salvare il Paese dal caos". "Oggi ne sappiamo tutti di più sull'Unione europea rispetto al 2016. Soprattutto conosciamo i termini del divorzio. Se pure vincesse ancora il 'Leave' almeno sarebbe una vittoria consapevole", ha detto al Guardian il sottosegretario che due anni fa votò per rimanere nell'Unione europea. Tra i motivi che lo hanno spinto alle dimissioni, Gyimah ha citato anche la rinuncia della May a lottare per rimanere all'interno del programma Galileo, il sistema di posizionamento satellitare europeo dal quale dopo la Brexit il Regno Unito sarà escluso per motivi di sicurezza.

 

"Un assaggio - secondo il sottosegretario - delle trattative brutali che dovremo affrontare e che indeboliranno il nostro interesse nazionale, ci renderanno più poveri e meno sicuri". Nonostante le defezioni nel suo governo, sei solo nel mese di novembre, la May continua ad ostentare sicurezza e si mostra ancora convinta di poter giocare la partita della ratifica dell'intesa in calendario ai Comuni l'11 dicembre. Non c'è nessun "piano B", ha insistito la premier parlando con i giornalisti in volo verso il G20 di Buenos Aires. Più tardi ha rinnovato l'appello ai deputati ad approvare l'accordo e a votare "nell'interesse nazionale", tuttavia glissando su un possibile secondo voto parlamentare in caso di bocciatura del suo accordo. E così pure sui venti di rivolta che continuano a soffiare nel gruppo Tory ai Comuni.

 

Secondo i media, i dissidenti parrebbero saliti a un centinaio (salvo ripensamenti), anche se solo 18 deputati hanno annunciato voto contrario, mentre 42 che hanno detto pubblicamente di non essere a favore ma potrebbero in teoria astenersi o non votare. Intanto, sempre dall'Argentina, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha dato un ultimatum al Parlamento britannico avvertendolo che se l'accordo sarà respinto "non ci sarà possibilità di rinegoziarlo" e resteranno solo due opzioni: "la Brexit senza intesa o nessuna Brexit".

 

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