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Il pragmatismo come unica ideologia: la lezione di un giovane all’Europa

Tra critica e speranza, la chiamata di un giovane alla sua generazione

Emanuele Borzì

23 Settembre 2025, 22:36

Bruxelles Europa bandiere

Il pragmatismo come bussola

Ci sono discorsi che rompono il muro dell’indifferenza perché riescono a parlare con chiarezza in un tempo dominato da formule vuote. È ciò che è accaduto con l’intervento di un giovane Vittorio Torrisi che ha scelto di sfidare l’Europa non con slogan, ma con un’arma semplice e potente: il pragmatismo.

“Nei momenti di crisi crollano tutte le ideologie politiche, tranne una: il pragmatismo”, afferma con decisione. Da qui parte un’analisi lucida, a tratti impietosa, della condizione del continente.

Europa smarrita tra crisi e istituzioni deboli

Dalla Francia “in stato prerivoluzionario” alla Germania ingovernabile, dal Regno Unito che ha visto sgretolarsi il proprio bipolarismo centenario alla Spagna paralizzata dagli scandali, l’immagine è quella di un’Europa fragile nelle istituzioni e disorientata nella politica.

Il nodo centrale è strutturale: un’Unione che resta “una democrazia zoppa”, finché il Consiglio europeo continuerà a richiedere l’unanimità e il Parlamento resterà privo del potere di iniziativa legislativa.

Chi siamo e dove vogliamo andare

Il discorso colpisce perché non si limita alla diagnosi. Interroga l’identità europea con domande taglienti: “Se non sappiamo chi siamo, come possiamo sapere dove andare?”.

Accettare la dipendenza da oligarchie straniere, piegarsi ai dazi vessatori degli alleati o rimanere indietro sul piano tecnologico, dice, significa rinunciare alla propria dignità politica ed economica.

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Un appello diretto ai giovani

Il cuore dell’intervento è l’appello ai ragazzi: “È una gran cazzata dire che a vent’anni non si può cambiare la società”. Con questo linguaggio diretto, smonta la retorica paternalistica e chiama una generazione a smettere di attendere e cominciare a pretendere.

Pretendere riforme, pretendere un’Europa capace di “fabbricare futuro” e non solo di inseguirlo.

Natalità, immigrazione e coraggio di riformare

Tra i punti più coraggiosi, la denuncia del dramma demografico: un tasso di fertilità fermo a 1,3 figli per donna, ben lontano dal 2,1 necessario alla stabilità. E il nodo dell’immigrazione, affrontato senza tabù: se gestita con regole chiare, può essere risorsa; se lasciata a se stessa, diventa miccia di instabilità.

Non manca il riferimento al “rapporto Draghi”, simbolo di un’Europa che chiede urgenza ma si muove con esasperante lentezza. Qui l’invito è netto: “fare qualcosa”, non restare immobili.

La forza di un messaggio generazionale

La potenza del discorso non sta nell’assenza di ideali, ma nell’averne scelto uno: il pragmatismo come bussola. È un messaggio che rompe la distanza tra palazzi e piazze, che parla al presente con la stessa intensità con cui guarda al futuro.

Un futuro che, ricorda l’oratore, “lo incarneremo noi”. Non un’analisi per compiacere, ma un invito a mobilitarsi: con lucidità, con onestà intellettuale e con il coraggio di non rassegnarsi.