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Gianni Morandi il 18 luglio a Taormina: due ore di show con brani di ieri e di oggi

«Cantare al Teatro Antico è sempre un'emozione. La prima volta fu nel '63 e lì ho conosciuto Dalla»

Gianni Morandi il 18 luglio a Taormina: due ore di show con brani di ieri e di oggi

Taormina (Messina) - A 18 anni andava a cento all’ora con il sorriso contagioso del boom anni 60. Faccia da bravo ragazzo entusiasta, serenate in ginocchio da te, vita da rotocalco. Vendeva milioni di copie e al ritmo del juke box faceva cantare a squarciagola l’Italia in bianco e nero. Era il fidanzato di tutte. Negli anni 70, anni di piombo, le sue canzoni popolari non piacevano più. Suo padre, comunista che gli faceva leggere Il Capitale e L’Unità, glielo ripeteva sempre: «Aspettati il momento in cui le cose andranno male». Uno su mille se ce la fa. Ma Gianni Morandi, l’eterno ragazzo di Monghidoro, figlio di un ciabattino e di una sarta che già a 12-13 anni si esibiva nelle feste di paese e nelle balere, ha il passo del maratoneta. «Ho vissuto tre, forse quattro vite insieme. Tutto è iniziato nel ‘62 con il provino alla Rca dove incontrai Franco Migliacci, famoso per aver composto con Modugno Volare. Uscì il primo disco, il primo successo. Avevo 17 anni».

Quando la sfilza di trionfi si interrompe, riparte dalla musica, si mette a studiare. L’esilio è al Conservatorio di Santa Cecilia dove si diploma in contrabbasso. Cambia il decennio e segna la rinascita, in trio con Tozzi e Ruggeri vince Sanremo nell’87 con Si può dare di più. E’ l’inizio di una nuova carriera mai interrotta: la collaborazione con Mogol, il secondo posto al Festival del ‘95, gli show celebrativi in tv, i concerti, la conduzione di Sanremo, il tour di “Capitani coraggiosi” con Baglioni.

Una corsa che continua oggi, a 73 anni, con un disco di inediti D’amore d’autore in cui grandi autori hanno scritto per lui, e un nuovo tour estivo partito il 12 luglio da Marostica, che fa tappa mercoledì 18 al Teatro antico di Taormina.

«Ho ancora un grandissimo ricordo del concerto che ho fatto ad Acireale quattro mesi fa e mi fa piacere tornare in Sicilia. Il Teatro antico è meraviglioso, ce lo invidiano in tutto il mondo, cantare lì è sempre un’emozione. Riaffiorano tanti ricordi. Sono stato su quel palco per la prima volta a 19 anni, ai tempi della Rca italiana, della tv, per un gran gala dove c’erano tanti artisti: Edoardo Vianello, Rita Pavone, Sergio Endrigo, Gino Paoli, Jimmy Fontana. Presentavamo le novità a 45 giri. Era il ‘63, ricordo che c’era anche mia mamma che mi aveva accompagnato da Bologna. Poi sono tornato tante volte da solo, con il cinema, nell’88 con il tour DallaMorandi... ho bellissimi ricordi. Quattro anni fa l’ultimo concerto, una serata incredibile. Sono quelle occasioni che uno ha voglia di ripercorrere, quei posti dove si desidera ritornare sempre. Sono molto legato alla Sicilia, le mie prime tournée sono partite dall’isola». Proprio nel ‘63 a Taormina incontra Lucio Dalla che allora suonava con i Flippers. «Durante le prove scoprì che ero bolognese, poi ci siamo rivisti allo stadio, seguimmo il Bologna tutto l’anno, quello dello scudetto». Gianni Morandi torna ora con una scaletta di più di 40 brani e una band di giovani musicisti per più di due ore di show. Una celebrazione per ripercorrere 50 anni di successi, una festa per stare ancora con il suo pubblico.

«E’ la gente che mi dà entusiasmo il fatto che vengano ancora ad ascoltarmi, che si preparino, che magari debbano fare la coda per arrivare, che vengano a salutare anche da altre parti della Sicilia. Io ci penso a queste cose. Mi danno molta forza le persone che vengono ad ascoltarmi e cantano con me: mi emoziono io e si emozionano loro».

In scena è il racconto di una vita in musica.

«Faccio un percorso che parte da lontano, vecchie canzoni che il pubblico vuole sempre risentire, ma anche pezzi più recenti. Canto le canzoni dell’ultimo album, quello che sono io oggi. Sono tutti brani d’amore sia le nuove sia quelle con qualche anno in più».

Una scaletta fitta, quasi la colonna sonora della nostra storia, che arriva fino a questi giorni, all’album n.° 40, con i nuovi brani, scritti per lui tra gli altri da Fossati, Ligabue, Elisa, Giuliano Sangiorgi, Paolo Simoni.

«C’è una nuova musica italiana che sta nascendo con tanti autori molto bravi. Non ci sono solo personaggi che escono dai talent, dalla tv o da Sanremo ma anche una nuova generazione di cantautori come TheGiornalisti, Levante, Francesco Motta, Calcutta, Ermal Meta. Amo la canzone italiana e quando nascono dei nuovi talenti li seguo. Poi, magari, se scrivono pure una canzone per me mi fa piacere cantarla».

Un pubblico così trasversale che arriva fino ai minorenni fan di Rovazzi.

«Per i ragazzini di sei-sette anni sono ancora l’amico di Rovazzi. Mi conoscono per “Mi fa volare” ma questo aspetto mi diverte molto».

A 73 anni non si stanca mai, non pensa mai di smettere?

«Il mio lavoro è bello, stare in mezzo alla gente, vivere in mezzo alla musica. Ogni tanto vedo qualcuno che annuncia il ritiro, io per ora non ce la faccio. Mi sento come Dylan, i Rolling Stones, come Al Bano e Aznavour, gente che vuole stare sul palco fino all’ultimo momento. Anche perché ho avuto tante gratificazioni da questo palcoscenico che vorrei esserci sempre, fino all’ultimo minuto».

Intanto, con il ritmo del maratoneta che non molla, Morandi è a Carloforte, in Sardegna sul set della seconda serie della fiction L’Isola di Pietro, con Lorella Cuccarini ed Elisabetta Canalis, in cui è un pediatra che cresce i bambini come fosse uno zio, un amico, insomma, come è stato per qualche generazione di italiani. Su instagram posta le sue foto mentre corre o sorride su una panchina tra i vecchietti o nell’ennesimo selfie. «Sono al sole di un’altra isola, sospenderemo le riprese solo per 15 giorni per fare i concerti. La prima serie è stata gradita dal pubblico e così abbiamo fatto la seconda, con nuovi personaggi e nuove storie, che dovrebbe andare in onda in autunno. Speriamo che il pubblico la apprezzi come la precedente».

Quella per il grande schermo è una passione nata presto: «Da ragazzino vendevo le caramelle al cinema. Vedevo queste facce di attori americani e pensavo: “come mi piacerebbe”». Debutta in Totò sexy, poi la stagione dei musicarelli costruiti su di lui e i film diretto da Germi, Salce, Monicelli. «Nel ‘64 mi proposero I pugni in tasca. Un film serio, dove non cantavo - ha raccontato in una intervista - C’era una scena in cui uccidevo mia madre. Io venivo da In ginocchio da te, Fatti mandare dalla mamma... il mio impresario mi disse: “ti sparo nelle gambe se fai quel film”».

C’è un segreto per essere sempre l’eterno ragazzo?

«Io vorrei essere veramente un eterno ragazzo per tutti però ogni tanto mi viene in mente la battuta di un mio amico siciliano, di Augusta, Fiorello: “Dall’eterno ragazzo all’eterno riposo è un attimo”...».

Ride, esorcizzando l’età. Ma con questa energia chissà quanti altri progetti in cantiere...

«Altri progetti? Intanto, vorrei festeggiare i 20 anni della prima maratona che ho fatto a New York con tutti i miei amici di Bologna con i quali l’abbiamo corsa insieme vent’anni fa. Tornare per fare una festa, correre senza stancarsi troppo… sarebbe bello. Poi ogni giorno nascono idee, capitano incontri. Certo, la musica rimane sempre il mio primo amore, il grande amore della mia vita. È quello che mi ha accompagnato sempre. Non so, penserò a fare altri spettacoli. Vediamo, basta già quello che c’è».

Il diario di una vita così intensa è condiviso sui social, dove è una star da milioni di fan che adorano la sua quotidianità, vederlo “come uno di noi”, in cucina, al pranzo di famiglia o in giardino.

«Un po’ a casa ci sto, mi piace vivere in campagna, curare l’orto, andare in giro, andare al cinema, andare a correre, stare con mia moglie, con la mia famiglia. Mi prendo dei begli spazi. Anche per me, per riposarmi, per pensare alle nuove cose».

C’è qualcos’altro che vorrebbe fare?

«Spero di continuare con questo lavoro, finché ci riesco. Ho fatto veramente tantissime cose, credo di dover dire grazie per tutto quello che mi è successo. E’ troppo, è già un sogno quello che sto vivendo, non ho altri obiettivi. Ho fatto tanto, ma l’ho fatto con entusiasmo, continuando a farlo, non pretendo niente. È stata ed è una vita meravigliosa».

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