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Fabrizio Moro: «La Sicilia è in “Pensa”». Dal Festival alle polemiche all’impegno sociale

Doppio concerto a Palermo e a Taormina per l'artista romano

Fabrizio Moro «La Sicilia è in “Pensa”», dal Festival alle polemiche all’impegno sociale

Vincitore dell’ultimo Sanremo in coppia con Ermal Meta, Fabrizio Moro arriva in Sicilia: oggi al Teatro di Verdura di Palermo e mercoledì al Teatro Antico di Taormina (entrambi gli eventi organizzati da Puntoeacapo di Nuccio La Ferlita). La tournée del cantautore romano, vent’anni di carriera e 8 album in studio all’attivo, ha preso il via con il maxievento del 16 giugno all’Olimpico di Roma. «È stata un’esperienza talmente grande - racconta - che riuscirò a metabolizzarla soltanto con il tempo. Sono cresciuto lì, in curva sud, ho visto Renato Zero, Venditti, Vasco, Ligabue… tutti i miei preferiti. Trovarmi al loro posto, davanti a tutte quelle persone, nella mia città… Mi sono sentito come quando Rocky Balboa batte Apollo Creed».

Una botta di adrenalina…

«E una grande iniezione di coraggio. Mi sono ricaricato per i prossimi 20 anni».

Torni a suonare in Sicilia e per la prima volta a Taormina.

«Ho ricordi bellissimi della Sicilia, soprattutto con Rita Borsellino che ho conosciuto sul set del video di “Pensa”. Se c’è un filo conduttore tra me e la vostra terra, più di ogni altra cosa, è proprio quella canzone».

Ultimo, con il quale hai collaborato nel tuo nuovo singolo - “L’eternità” - ti ha definito il suo Pippo Baudo. È vero che l’hai scoperto tu?

«Niccolò era un mio fan, mi seguiva ai concerti. Un giorno si è fatto coraggio, mi ha portato i suoi provini e mi ha chiesto se poteva aprire il mio concerto al PalaLottomatica. Ho sentito i brani e gli ho detto di sì. Adesso è lui a fare le date al PalaLottomatica. Anzi le fa doppie, mi ha superato! (ride)».

E nella stessa edizione di Sanremo tu vinci tra i big e lui tra i giovani…

«Una coincidenza pazzesca, anche perché siamo nati nello stesso quartiere, con 20 anni di differenza».

Vincere Sanremo ha cambiato qualcosa nel tuo percorso?

«No, assolutamente no. Anche perché non ho mai partecipato per vincere. Però mi sono tolto di dosso una responsabilità enorme, quella di aver coinvolto Ermal nel progetto. Da quando ci siamo conosciuti mi sono sempre sentito il suo fratello maggiore. Tutto quello che è successo, il rischio eliminazione, le polemiche, mi hanno messo ancora più pressione. E quando Baglioni ci ha proclamato vincitori la gioia è stata doppiamente grande».

Il tuo rapporto con la popolarità è migliorato negli ultimi anni?

«No, è sempre pessimo. Mi chiudo molto quando sto in giro. Per esempio vado a mangiare sempre nello stesso posto. Non mi piacciono i bagni di folla. Mi imbarazzano e non so perché».

Il tema forte, in Italia, è quello dei migranti.

«È un tema molto delicato e difficile da affrontare. Ci sono due parti in me che si dividono. E penso che sia così anche per te e per tutti gli italiani dotati di buon senso. Il mio istinto mi dice che dovremmo avere tutti le stesse opportunità, al di là del Paese in cui nasciamo, in cui viviamo, da cui scappiamo o in cui scappiamo. Poi, mettere questo in pratica è una cosa molto complicata. Per esprimermi politicamente dovrei conoscere veramente a fondo quali sono i programmi di Salvini e Di Maio. Ma non mi piace questa cosa di tanti miei colleghi che si schierano contro. Perché quando ti metti contro una proposta, qualunque essa sia, anche fascista e che non condivido, devi saper offrire un’alternativa. Questo è importante».

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