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Orestiadi: Nicolò Fabi tra ospiti d'onore

Di Mariza d'anna

Trapani - Nel timido panorama degli spettacoli dal vivo consentiti in questa insolita estate, le Orestiadi confermano la loro presenza con un programma ridotto ma caratterizzato dalla “sicilianità” e dall’impegno verso un’identità culturale e una giovanile speranza. In questo infausto 2020 in cui si deve fare di “necessità-virtù” però non va sminuito, dopo trentanove anni, il ruolo che assume il teatro nei luoghi divenuti simbolo del teatro stesso: il baglio delle case di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi, creatura di Ludovico Corrao, e il Cretto di Burri, custode e testimone ai limiti dell’irrealtà della memoria del terremoto del ‘68.

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«Facciamo la nostra parte - dice Alfio Scuderi per la terza stagione alla guida artistica delle Orestiadi - con un festival per l’emergenza e non dell’emergenza impegnandoci a completare il progetto avviato in questo triennio sotto la mia direzione». Tre le direttrici sulle quali ha lavorato: la sicilianità delle produzioni, i giovani con le anteprima del progetto laboratorio e, come è d’uso in quei luoghi, l’originalità dei progetti pensati per Gibellina. Dice Scuderi: «Le Orestiadi si confermano un progetto creativo fondato sulla costruzione di eventi teatrali che guardano all’originalità dei linguaggi del contemporaneo senza perdere di vista l’interesse del pubblico e l’evoluzione del teatro». Quindi con un linguaggio popolar-siciliano dal valore identitario che non perda di vista, oggi come ieri, la qualità del prodotto. Questa, come quelle passate, sono rassegne che tengono aperta la porta della cultura in un luogo che le è consono, ma sono stagioni molto diverse da quelle che hanno attraversato i tempi e fatto tristemente i conti con i contributi pubblici sempre più miseri che “disperavano” l’indomito Corrao; lui che a Gibellina negli anni ‘90 aveva portato nomi come Eimuntas Nekrosius, Thierry Salmon, Joseph Beuys, Philip Glass, Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra di cui quest’anno ricorrono i cento anni, e altri.

Il merito di sognare e far sognare un pubblico affezionato però è rimasto intatto e in questa stagione di spettacoli, che si aprirà il 17 luglio per concludersi l’8 agosto, si racconterà di sogni e di Sicilia, di cinema e di Fellini «per dedicare - dice Alfio Scuderi - la rassegna a quegli artisti ancora fermi e a quei teatri che non possono ancora riaprire per le restrizioni imposte. A loro va la nostra solidarietà e il nostro pensiero». «Le Orestiadi rimangono sempre un grande attrattore di culturale - dice l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà - e da Gibellina si riparte nel segno della resilienza, si ricomincia dalla centralità dell’essere umano tornando a dare valore e speranza al teatro siciliano». L’autore principe della stagione sarà infatti Leonardo Sciascia con due racconti gialli tratti da "Il mare color del vino". Il 17 luglio in cartellone "Non si sogna mai a caso" con Vincenzo Ferrera, musica di Dario Sulis e Diego Spitalieri, con il cantautore Niccolò Fabi, ospite d’onore. Poi, sempre legato al cinema, il progetto di Alfio Scuderi e Umberto Cantone, "Quel film sono io", tratto dal saggio di Olivia Rosenthal, con Alessio Vassallo, Filippo Luna, Silvia Ajelli, Aurora Falcone, Daniela Macaluso e Gaia Insenga; il 24 “Gioco di società” atto unico di Sciascia e “Un gioco di coscienza” racconto sempre di Sciascia; il 25 si alterneranno sul palco Paolo Briguglia, Fabrizio Ferracane con "Orapronobis" di Rino Marino. Poi il progetto “città laboratorio” con 4 appuntamenti il 31 e l’1 agosto e il 7 al Cretto, “I-Sola” narrazione siciliana con Gaspare Balsamo, Davide Enia e Vincenzo Pirrotta e l’8 agosto “lì dove nascono i sogni” omaggio a Fellini con Francesco Scianna, Roy Paci, Angelo Sicurella anticipato il 6 dalla proiezione del documentario “Fellini fine mai” e da un incontro con il registra Mario Sesti. Il presidente della Fondazione Calogero Pumilia: «Come dopo il sisma del '68 la rinascita ebbe il segno dell'arte, anche quest'anno le ragioni fortissime della vita saranno rappresentate sulle tavole di un palcoscenico», ma con biglietti solo on line, pubblico seduto, distanziato e con mascherina.  

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