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Teatro, le vite eccezionali di “Tina & Alfonsina”

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Teatro, le vite eccezionali di “Tina & Alfonsina”

Di Redazione

Catania - Era tutto pronto allo Stabile di Catania per la prima nazionale di “Tina & Alfonsina”, novità assoluta di Claudio Fava, quando il Dpcm del 24 ottobre ha disposto la chiusura dei teatri. E il debutto c’è stato, ma a porte chiuse e in assenza di pubblico, perché il lavoro degli artisti non andasse sprecato e per consentire una registrazione video dello spettacolo che, su iniziativa della direzione, sarà disponibile agli abbonati da oggi sino al 16 novembre sul canale You Tube dello Stabile con una password dedicata per l’accesso. Un surrogato che tuttavia esprime la volontà di restare in contatto con il pubblico faticosamente riconquistato dopo il lockdown della scorsa primavera, in attesa del debutto dal vivo rinviato al 2021.

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Due grandi icone del Novecento, antesignane della rivoluzione del costume e del pensiero, vengono messe a confronto nella diversità delle esperienze e pur non essendo mai entrate in contatto nella vita reale. Vite eccezionali quelle di Tina Modotti e di Alfonsina Strada, accomunate dal coraggio di inseguire le passioni, sfidando il pregiudizio e la morale corrente in una stagione della storia, tra gli anni Venti e i Quaranta del secolo scorso, ostile alla libertà d’espressione. Dopo “La pazza della porta accanto”, originale lettura della biografia di Alda Merini, e “Il giuramento”, dirompente testimonianza del coraggio di Mario Carrara e di pochi altri docenti universitari contro il regime fascista, nella produzione di Fava si aggiunge un’altra declinazione della libertà con “Tina & Alfonsina” la cui messa in scena è opera di Veronica Cruciani – apprezzata e premiata regista del panorama nazionale – con, nei ruoli del titolo, le attrici Aglaia Mora, volto noto al grande pubblico per le numerose interpretazioni al cinema e in tv, e Francesca Ciocchetti, già vincitrice del premio Ubu come “Migliore attrice non protagonista”.

Fotografa tra le più grandi del Ventesimo secolo, attrice approdata agli onori di Hollywood, comunista dall’impegno internazionale, amica di Frida Kahlo e Diego Rivera, Tina Modotti vive nello stesso periodo in cui l’emiliana Alfonsina Strada sfida le regole di una società maschilista correndo con la sua bicicletta e diventando la prima donna a partecipare al Giro d’Italia. «Il testo di Fava mi ha appassionata - dichiara Veronica Cruciani - Sapevo di queste vite eccezionali, ma Fava ne mette a fuoco aspetti profondi e inediti. Le due biografie, del tutto indipendenti, vengono accostate per avere entrambe reclamato libertà e dignità impensabili al tempo in cui sono vissute. Alfonsina partecipa a una manifestazione sportiva riservata solo agli uomini, e Tina Modotti diventa una fotografa di valore internazionale in un momento in cui i grandi fotografi erano tutti maschi».

L’allestimento è giocato sull’intreccio delle prospettive: sullo sfondo filmati d’epoca evocano il passato, suggeriscono atmosfere, ambienti e particolari visivi della storia. In primo piano sulla scena, le attrici interagiscono, creando differenti piani narrativi: entrano nel personaggio e a tratti se ne distaccano per simulare la realizzazione di una regia video live. «Nella versione originaria, a cui spero vivamente potrete assistere nel 2021, c’era già una forte presenza del video e di immagini registrate. Ciò ha reso più complesso l’adattamento per la versione digitale che andrà su You Tube da oggi sino al 16 novembre. Nel testo di Fava i due personaggi dialogano, nella mia regia le attrici interpretano le due donne ma anche se stesse in un costante interscambio di ruoli. Quando un’attrice interpreta il personaggio l’altra la riprende dal vivo e la sua immagine arriva al pubblico come corpo teatrale e come immagine cinematografica».

In una costante dialettica tra finzione e realtà, le attrici sono di volta in volta interpreti, registe, protagoniste dei video, autrici e montatrici dei filmati. «Questa regia mi ha permesso di arricchire lo spettacolo di materiali eterogenei per operare su più livelli. Far parlare non solo le donne del passato ma anche quelle contemporanee significa condividere un pensiero molto chiaro: è vero che oggi ci sono più libertà di allora, ma resiste una cultura della discriminazione e sopravvivono degli stereotipi che non ci consentono di parlare di autentica parità. Claudio Fava ha dato vita a un racconto necessario e moderno».

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