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Catania ospita Araki: mille foto Polaroid per la “Suite d'autore”

Di Giuseppe Riggio

Catania - Uno dei maestri riconosciuti della fotografia mondiale arriva a Catania con una selezione di opere tratte dalla sua vastissima produzione. Ma al tempo della pandemia le immagini riprese da Nobuyoshi Araki non trovano spazio in un tradizionale museo, vengono invece esibite nelle camere di un albergo, invadono i suoi corridoi, caratterizzano una intera suite. Questa volta la fondazione Oelle-Mediterraneo antico ha deciso infatti di giocare in casa, utilizzando il Four points by Sheraton di Catania di proprietà della famiglia Laneri come luogo fisico in cui mostrare le foto dell'artista giapponese, oggi ottantunenne. Una scelta in realtà decisamente coraggiosa perché si tratta di aprire gli spazi dell'hotel anche ai visitatori esterni che vorranno vedere le opere, senza interferire con chi invece sceglie di soggiornare in uno dei pochi alberghi rimasto sempre aperto durante la pandemia. Ma del resto la struttura ricettiva ha ormai imboccato – da tempo e con convinzione – la strada della caratterizzazione quale spazio in cui l'arte viene condivisa e partecipata.

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«Lo definisco scherzosamente il nostro piccolo Guggenheim – spiega Ornella Laneri, presidente della fondazione - quando ne parlo con gli amici, perché l'albergo ha un luminoso ed ampio spazio interno all'edificio e consente così di risalire da un piano all'altro mantenendo la visione anche sulle opere che si trovano dalla parte opposta, oppure sugli altri livelli».

Un effetto in qualche modo paragonabile a quello offerto dalla famosa spirale del Guggenheim di New York. Sino al 13 giugno le opere di Nobuyoshi Araki tappezzeranno i muri dei camminamenti del primo piano e occuperanno in maniera significativa una intera suite, che resterà fruibile dai clienti anche durante il periodo della mostra, ma per la quale occorrerà firmare una particolare liberatoria, perché li sono state raggruppate le immagini considerate di contenuto erotico: mille polaroid in cui sono riprese centinaia di donne che hanno chiesto di essere fotografate da Araki: «La produzione del maestro giapponese - spiega Filippo Maggia, curatore del progetto - si è rivolta a temi fra di loro anche molto diversi, il filone dei nudi è quello forse più controverso e conosciuto, ma per apprezzarlo pienamente occorre fare lo sforzo di entrare nella cultura giapponese, nella quale le “sale di massaggio” sono parte della vita quotidiana di milioni di persone e nella quale anche il bondage non ha alcuna connotazione violenta».

La “Suite dell'amore” - la cui visita gratuita può pure essere prenotata - accoglie le mille piccole stampe effettuate con la Polaroid 165 ed anche la intensa sequenza di sguardi e di pose in bianco-nero dedicata ad un mesto incontro di amanti, in cui tutto lascia presagire un finale auto-distruttivo. Ma cosa avrà pensato il famoso fotografo giapponese dell'idea di mettere in mostra le sue opere in una camera d'albergo? «In realtà quando gliene ho parlato - racconta ancora il curatore, Filippo Maggia - si è dimostrato subito entusiasta, lui stesso tante volte ha utilizzato gli hotel quale set delle sue sessioni di scatto e del resto gli alberghi e in genere gli spazi chiusi sono il luogo prediletto per la manifestazione degli affetti nella cultura giapponese, comportamenti che invece non sono comunemente praticati in pubblico».

Di tutt'altro tema, rispetto alla Suite of love, sono le opere di Araki che si trovano ai primi piani dell'open space dell'albergo, facenti parte delle serie Flowers e Paradise, quest'ultima considerata ancora in evoluzione. In questo caso i soggetti sono - come dichiara lo stesso titolo - magnifici particolari di fiori e una serie di composizioni floreali nelle quali i cromatismi delle infiorescenze incontrano piccoli oggetti, maschere, cavallucci, bambole spezzate. Nella selezione di foto esposte al Four points by Sheraton di Catania c'è anche spazio per il filone di riprese dedicate al paesaggio urbano di Tokyo, dove Araki vive e lavora da sempre. La metropoli viene raccontata rigorosamente in bianco e nero, attraverso squarci di periferie, grazie agli sguardi delle donne che guardano dentro l'obiettivo con una espressione indecifrabile e all'enorme profilo di un drago che si staglia sull'orizzonte.

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