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L'Etna doc? Sempre più "spumeggiante" e Carricante power

Bollicine in vetta e rosati in corsia di sorpasso: il nuovo volto dell’Etna doc registra una flessione del rosso, un boom delle bollicine e un incremento del rosato. Obiettivo: sei milioni di bottiglie

Carmen Greco

14 Gennaio 2026, 19:10

L'Etna doc? Sempre più "spumeggiante"  e Carricante power

C’è un luogo dove il vino non è mai soltanto vino, ma racconto di lava, vento, altitudine e tempo. Nel 2025 questo luogo si chiama ancora una volta Etna DOC, una denominazione che continua a crescere controcorrente, mentre il mondo del vino affronta consumi in calo, incertezze economiche e mercati nervosi. Sul vulcano, invece, i numeri parlano una lingua diversa: +6,27% di imbottigliamenti rispetto al 2024, segnale chiaro di un sistema vitivinicolo che ha trovato il proprio equilibrio e guarda avanti con consapevolezza.

Non è una crescita urlata, né figlia di mode passeggere. L’Etna DOC avanza con passo sicuro, costruendo il proprio successo su identità territoriale, rigore produttivo e una visione condivisa tra vignaioli storici e nuove generazioni. Qui non si inseguono i volumi: si coltiva un’idea di vino che nasce dal vulcano e che al vulcano resta fedele.

Il 2025 segna anche un cambio di passo nel racconto delle tipologie. Al centro della scena non ci sono più soltanto i rossi – oggi penalizzati da una vendemmia difficile alle spalle – ma un trio sempre più protagonista: le bollicine dell’Etna, i bianchi da Carricante e i rosati, che insieme ridisegnano la mappa del gusto etneo.

 Il presidente del Consorzio Etna DOC, Francesco Cambria

Le bollicine, prima di tutto. I spumanti Etna DOC superano le 300 mila bottiglie e si impongono come uno dei fenomeni più interessanti del panorama italiano. Metodo classico soprattutto, ma non solo, interpretato attraverso l’altitudine, la mineralità dei suoli lavici e una freschezza naturale che non ha bisogno di artifici. Sono vini tesi, vibranti, profondamente territoriali, capaci di parlare un linguaggio contemporaneo senza perdere autenticità. Le bollicine dell’Etna non imitano: raccontano il vulcano con eleganza e carattere, conquistando appassionati e mercati sempre più attenti ai vini di identità.

Accanto agli spumanti cresce in modo deciso l’Etna DOC Bianco, sempre più trainato dal Carricante, vitigno simbolo delle pendici orientali del vulcano. Il Carricante è diventato negli anni l’interprete ideale dell’Etna: austero da giovane, profondo con il tempo, capace di riflettere con precisione le differenze di contrada, quota ed esposizione. Nel 2025 i bianchi riducono sensibilmente la distanza storica dai rossi, spinti anche dall’entrata in produzione di nuovi impianti. È il segno di una denominazione che ha trovato nel bianco una delle sue voci più riconoscibili a livello internazionale.

E poi ci sono i rosati. Dopo un 2024 in flessione, l’Etna DOC Rosato rimbalza con forza, registrando una crescita impressionante che lo riporta – e in alcuni casi lo spinge oltre – i livelli del 2023. Una performance che racconta un cambiamento profondo nei gusti e nelle scelte produttive: il rosato etneo non è più un comprimario, ma un vino identitario, capace di unire bevibilità, precisione aromatica e forte legame con il territorio. In questo nuovo equilibrio, rosati e bianchi arrivano persino a superare i rossi in dinamica e attenzione, segnando una svolta culturale prima ancora che commerciale.

Il calo dell’Etna DOC Rosso, intorno al 10%, non preoccupa il Consorzio né i produttori. È l’effetto ritardato di una vendemmia 2023 segnata da condizioni climatiche estreme, che hanno ridotto drasticamente la disponibilità di uve rosse. Non una crisi di identità, dunque, ma una pausa fisiologica in un percorso di crescita che resta solido.

«I dati del 2025 raccontano una denominazione matura», spiega il presidente del Consorzio Etna DOC, Francesco Cambria. «Abbiamo costruito negli anni un sistema fondato sulla qualità, sulla sostenibilità e su una strategia condivisa. Il nostro obiettivo non è aumentare i volumi, ma rafforzare il posizionamento dell’Etna come territorio d’eccellenza».

Sostenibilità che sull’Etna non è uno slogan, ma pratica quotidiana. La denominazione vanta una delle più alte percentuali di vigneti biologici in Italia, con una viticoltura che tutela il paesaggio, preserva la biodiversità e risponde alle aspettative dei mercati più evoluti. Un valore aggiunto che oggi pesa tanto quanto il profilo organolettico nel successo internazionale dei vini etnei.

Lo sguardo è già proiettato al futuro. Se le attuali dinamiche verranno confermate, il 2026 potrebbe segnare un traguardo simbolico: l’avvicinamento alla soglia dei sei milioni di bottiglie. Non un record da esibire, ma la fotografia di un percorso coerente, che integra territorio, comunità e visione produttiva.

Sull’Etna il vino continua a nascere dalla lava, ma parla il linguaggio del presente. E oggi, più che mai, sono le bollicine, il Carricante e i rosati a raccontare il volto più autentico e affascinante del vulcano.