L'intervista
Federica Fina: «Il mondo del vino? Si tolga giacca e cravatta c’è bisogno di leggerezza»
La neo presidente regionale del Movimento turismo del Vino sui cambiamenti nel settore e su quanto c'è ancora da fare
Federica Fina, presidente regionale del Movimento turismo del Vino
Togliere al mondo dell’enoturismo quella patina di autorefenzialità, snobismo e “fighettume&, cambiandone abito e linguaggio. Federica Fina, o come la chiamano tutti “Kika” lancia il suo manifesto da fresca presidente regionale del Movimento turismo del Vino, l’associazione nata nel 1993, figlia di una delle tante intuizioni di Donatella Cinelli Colombini (pioniera dell’enoturismo in Italia), che oggi raccoglie più di 700 cantine.
Trentacinque anni, seconda generazione di vignaioli in quel di Marsala («i miei genitori si sedevano su una collinetta di fronte alle isole Egadi a sognare di avere una cantina tutta loro, scoprirono che quel pezzo di terreno era in vendita e quel sogno l’hanno realizzato»), Fina si occupa da più di dieci anni di marketing, accoglienza in cantina, organizzazione di eventi e PR. «Ho accolto questa nomina con grande terrore - esordisce - non ero nemmeno candidata, ma poi l’ho accettata con grande entusiasmo ed energia quando provo paura vuol dire che sono sulla strada giusta, vuol dire che ci tengo».
Di lavoro da fare ce n’è, in Sicilia il Mtv è in sordina da anni...
«In effetti ha fatto poco rumore, eppure, le persone conoscono bene appuntamenti con Cantine Aperte o Calici di Stelle. Quest’anno dobbiamo cercare di smuovere un po’ le acque, è impossibile che la Sicilia abbia solo 27 cantine associate, anche perché è l’unica associazione del mondo del vino che si rivolge all’esterno, al pubblico, al consumatore finale».
In 10 anni com’è cambiato l’enoturista?
«Non più di tanto. Quello che è cambiata è stata la percezione delle sue richieste. Mi spiego. Chi pratica enoturismo è una persona curiosa, appassionata che, magari, sta avendo il primo approccio con in mondo del vino, il nostro compito è non “spaventarlo” con tecnicismi eccessivi o lezioni enologiche, dobbiamo sempre ricordarci che dev’essere sempre un’esperienza di viaggio, sono persone in vacanza, è un loro giorno di relax, di spensieratezza, bisogna modellare il linguaggio senza andare a discapito dell’informazione tecnica, ma renderla un po’ più divertente, con una battuta, un sorriso...».

Meno cattedra e più empatia?
«Sì, ma è una questione che riguarda non solo l’enoturismo ma in generale tutto il mondo del vino. Non puoi stordire un turista raccontandogli della fermentazione malolattica, anche quando parli della parte più tecnica, bisogna alleggerirla, con il tono di voce, con una battuta, un aneddoto, e sdrammatizzare con una frase tipo “vi dico queste cose perché così a tavola con gli amici potrete fare i fighi...”, non so se ho reso l’idea...».
Perfettamente...
«Un’altra cosa che mi preme molto è coinvolgere i giovani, anche i bambini, trascinati dai genitori in visite che ritengono noiosissime. Ho scoperto che sono curiosi se riesci a coinvolgerli, piuttosto che dare loro penne e matite cerco di renderli partecipi, io ci gioco “oggi farete i miei assistenti” e questa cosa funziona molto».
L’identikit del winelover?
«È un viaggiatore itinerante, Atterra a Palermo, affitta l’auto, va a Trapani, Agrigento e poi l’Etna. Uomini o donne, più o meno alla pari, spesso gruppi di amici, famiglie, tanti viaggiatori singoli. Lo straniero è molto curioso, arriva in periodi specifici: autunno, primavera, parte dell’inverno».
Il vino è un attrattore turistico, ma coinvolge il resto del territorio o resta tutto all’interno della cantina?
«L’obiettivo nostro dev’essere proprio questo. Portare il vino fuori dai luoghi canonici. Per il Mtv Sicilia dev’essere un anno zero, quello della rinascita. Dobbiamo dare, mi passi l’espressione, movimento al movimento, consapevoli che si può fare tanto se si lavora insieme, in squadra».
L’appuntamento da sogno?
«Mi piacerebbe creare due eventi annuali, strutturati e divertenti, uno a occidente l’altro a oriente, due grandi feste aperte agli enoturisti con tutte le cantine».

C’è una parte del mondo del vino che si sente sotto attacco, fra congiunture economiche incerte, consumi che cambiano, giovani che si allontanano... Come la vede?
«A me non fa paura questa cosa, vado oltre i titoli sul mondo del vino, tutti in negativo. Andiamo oltre, cerchiamo di capire. I giovani in realtà sono interessati, ma dobbiamo partire da una comunicazione totalmente diversa, allora forse riusciremo a riagganciare il target dei consumatori del futuro. Perché i giovani non rinunciano ai cocktail? Perché sono più semplici da ordinare. Il mondo del vino ha “spaventato” molto la gente, elevandolo a prodotto da élite il messaggio che è passato è “tu non ne capisci”, invece dobbiamo riscrivere una narrazione che faccia del vino un territorio da esplorare, divertendosi e imparando nuove cose, non temendo il momento dell’ordinazione al tavolo. Abbiamo “vestito” il vino in giacca e cravatta, è il momento di cambiare look».
Fatta la Sicilia del vino, cosa manca alla Sicilia enoturistica?
«Forse un po’ di comunicazione, che poi è la stessa cosa da fare per il turismo in generale».
Una cosa su tutte?
«Sento da sempre parlare di destagionalizzazione, ma non s’è fatto mai nulla. Cominciamo a comunicarla questa destagionalizzazione con delle attività anche sui social, suggeriamo itinerari nelle quattro stagioni. Dopodiché ci possiamo raccontare tutto, ma quello che contano sono i fatti, ne parliamo da troppo tempo, credo sia arrivato il momento di agire».
Il primo appuntamento in calendario per Mtv Sicilia?
«Cantine aperte, l’ultima domenica di maggio. State collegati, qualcosa di bello accadrà. Io da parte mia cercherò il seguire l’Urso mood, il modello Roberta Urso (delegata nazionale dell’Associazione Donne del Vino e a lungo responsabile regionale ndr) che ha fatto veramente scuola con la delegazione Sicilia diventata la più attiva d’Italia».
Tre parole guida per la sua avventura nel Mtv?
«Squadra, energia, solarità».