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E' il World Nutella Day: la festa globale che racconta un prodotto nato ad Alba 80 anni fa

Dalla “Pasta Gianduja” alle piazze digitali di oggi: viaggio dentro il mito cremoso che il 5 febbraio unisce milioni di fan nel mondo

05 Febbraio 2026, 11:24

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World Nutella Day: la festa globale che (ancora) racconta l’Italia

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Una porta scorrevole, a vetri, si apre su Michigan Avenue. All’interno, un profumo di nocciole tostate sale dalla piastra per crêpes; i barattoli diventano scenografia, come quinte teatrali. È il Nutella Café di Chicago, uno dei luoghi-simbolo dove, ogni 5 febbraio, la community celebra il proprio rito laico: il World Nutella Day. E pensare che tutto cominciò con un barattolo, un’idea semplice e una penuria di cacao. In mezzo, ottant’anni di storia industriale, innovazione e—sì—anche controversie affrontate a viso aperto. Oggi la crema spalmabile nata ad Alba, in Italia, parla al mondo in oltre 170 Paesi, e lo fa mantenendo un legame fortissimo con la sua origine piemontese.

Un giorno speciale nato “dal basso”

Il World Nutella Day nasce nel 2007 da un’intuizione della blogger americana Sara Rosso: dedicare una giornata ai fan per condividere online ricette, ricordi, foto, micro-storie di gusto. Quella scintilla, alimentata dai social, è diventata presto un fenomeno globale e, dal 2015, la stessa creatrice ha trasferito ufficialmente la community all’azienda che produce la crema, consolidando un rapporto ormai maturo tra marchio e fanbase. Da allora il 5 febbraio è entrato stabilmente nel calendario pop del cibo, con attivazioni, contest, e—non di rado—spin-off culturali nei musei e nelle piazze.

Dal dopoguerra a un’icona di gusto

Alla fine della Seconda guerra mondiale, il cacao è raro e costoso. In quel contesto, il pasticcere Pietro Ferrero ad Alba inventa nel 1946 la Pasta Gianduja (o “Giandujot”), un impasto tagliabile a base di nocciole piemontesi, zucchero e una quota—allora minuscola—di cacao. Nel 1951 nasce la versione più morbida e spalmabile, battezzata Supercrema. La svolta arriva nel 1964: la ricetta si perfeziona, si imbottiglia nel suo barattolo inconfondibile e nasce ufficialmente Nutella. È l’inizio di un’epoca che, dal Piemonte, si apre ai mercati europei e, in seguito, al mondo.

La prima data che conta: 20 aprile 1964

Gli storici del gusto amano le date: il primo barattolo di Nutella esce dalla fabbrica il 20 aprile 1964, mentre l’iconico design del vaso conquista la Germania già nel 1965. Da lì in avanti, la diffusione sarà vertiginosa, con numeri che—oggi—raccontano un successo industriale e culturale senza precedenti nel segmento delle creme spalmabili.

Stabilimenti, Paesi, leadership

Oggi Ferrero è presente in oltre 50 Paesi, con prodotti venduti in più di 170 mercati e 41 siti produttivi nel mondo. La famiglia alla guida—con Giovanni Ferrero come Executive Chairman e Lapo Civiletti CEO—continua a investire su qualità, controllo della filiera e internazionalizzazione del marchio. Nutella viene prodotta in diversi stabilimenti chiave, fra cui Alba e Sant’Angelo dei Lombardi in Italia, Villers-Écalles in Francia (lo stabilimento più grande al mondo), Stadtallendorf in Germania, e impianti in Polonia, Canada, Messico, Brasile e Australia, a copertura delle principali aree di consumo.

La “fabbrica faro” in Normandia

Lo stabilimento di Villers-Écalles è spesso definito il cuore pulsante della produzione: capace di sfornare fino a circa 600.000 barattoli al giorno, pari a quasi un quarto della produzione mondiale, ha avuto gli onori (e gli oneri) della cronaca per scioperi e fermi precauzionali legati alla qualità delle materie prime. Una centralità che spiega bene il baricentro europeo della crema più famosa.

Dal blog al museo: come si celebra oggi

Nato dal basso, il World Nutella Day ha dimostrato come una community globale possa diventare motore narrativo per un brand: oggi il 5 febbraio vive di hashtag, challenge, ricette-user generated, e—in Italia—anche di eventi culturali, come la serata al MAXXI di Roma per l’edizione 2025, con talk, musica e incursioni d’arte. È il segno di un allargamento dal puro consumo all’immaginario: Nutella come linguaggio, abitudine, memoria emotiva.

Nocciole, olio di palma, cacao: la filiera sotto la lente

Dietro la semplicità dell’esperienza d’uso c’è una materia prima complessa. Le nocciole—identitarie per il Piemonte—arrivano oggi da una filiera globale che include Turchia, Italia, Cile, Serbia e altri Paesi; il cacao proviene da aree tropicali (soprattutto Africa Occidentale); lo zucchero è spesso di canna o barbabietola a seconda dei mercati; l’olio di palma, tecnicamente funzionale alla texture e alla stabilità del prodotto, è il componente più dibattuto. Ferrero rivendica per Nutella l’uso di olio di palma 100% certificato RSPO “segregato”, tracciabile fino ai mulini e prevalentemente di origine malese (in media circa 80% dei volumi), con sistemi di monitoraggio satellitare per prevenire deforestazione e violazioni dei diritti nelle aree di coltivazione. Un impegno riconosciuto anche dal WWF Palm Oil Buyers Scorecard 2024, che colloca il gruppo al 2° posto su 285 aziende valutate.

Trasparenza e sfide aperte

Sul fronte palm oil, Ferrero dichiara il raggiungimento dal 2015 dell’obiettivo 100% RSPO segregated per i prodotti a marchio storico, con pubblicazione periodica delle liste dei mulini e un Palm Oil Charter che impegna i fornitori su criteri ambientali e sociali. La filiera del cacao resta una sfida globale: il gruppo riferisce progressi in tracciabilità e programmi contro la deforestazione e il lavoro minorile, ma inchieste giornalistiche ricordano che il rischio di cacao “illegale” persiste nei mercati di approvvigionamento, con la necessità di controlli sempre più stringenti—anche in vista della normativa UE sulla deforestazione. Qui la trasparenza e la collaborazione con ONG e autorità locali diventano decisive.

Il caso USA e la lezione imparata

Nel 2012 Ferrero USA ha chiuso una class action sulla comunicazione nutrizionale di Nutella, con un accordo economico fino a 3 milioni di dollari e l’impegno a modificare claim e labeling. Una vicenda che ha segnato uno spartiacque: l’azienda ha rafforzato politiche globali su trasparenza, marketing responsabile e chiara presentazione dei valori nutrizionali. Un episodio utile a capire come, per i marchi globali, la credibilità si costruisca anche attraverso la gestione rigorosa dei messaggi—oltre che della qualità del prodotto.

Identità, memoria, territorio

Dire Nutella significa dire Alba e Piemonte: una geografia culturale fatta di noccioleti, pasticcerie, artigianato che ha ispirato la spalmabile più celebre. È in questo intreccio tra saper fare locale e scala industriale che si spiega l’eccezionalità del fenomeno. Non un prodotto “senza luogo”, ma un’icona che, pur parlando con accenti globali, conserva un lessico italiano riconoscibile.

Quest’anno il World Nutella Day cade—come sempre—il 5 febbraio, giornata che i fan celebrano online e offline. Alla vigilia, l’ANSA ha ricordato la storia del prodotto e l’origine della ricorrenza, mentre l’ecosistema del marchio continua a promuovere l’evento sui canali ufficiali, anche attraverso iniziative culturali e social. È la conferma di una narrazione che non invecchia: tradizione e innovazione, popolarità e responsabilità, piacere e consapevolezza. E di un barattolo che, da oltre 60 anni, sa ancora come mettersi al centro della tavola e delle conversazioni.