IV edizione
"Carnalia", sull'Etna la festa della carne e del territorio
I migliori macellai siciliani e italiani, chef stellati, mondo del vino e dell’ospitalità, quasi 400 invitati: ecco chi c'era a Feudo di Mezzo. Alessio Planeta: «Condividiamo l’idea della qualità, di una Sicilia che deve puntare in alto»
All’ombra dell’Etna, da sotto i baffoni ottocenteschi, Dario Cecchini, re della bistecca fiorentina, suona la carica con una rumorosa e goliardica trombetta. Urla con il suo vocione: «Carnalia!!! La libera festa della carne. Carne diem!» accolto da risate e applausi. Si celebra l’arte antica dei migliori macellai siciliani. Una festa golosa, tra bracieri e suoni di corni e conchiglie del liutaio Giuseppe Severini, ma soprattutto il trionfo del buon cibo, del buon bere, del territorio, del valore dell’artigianalità.
Alcuni tra i migliori macellai siciliani e italiani, e circa 400 ospiti, del mondo del vino, della ristorazione, dell’ospitalità, sommelier, chef stellati (Ciccio Sultano, Pino Cuttaia, Tony Lo Coco, Nino Graziano, Giovanni Santoro), si sono felicemente ritrovati alcuni giorni fa a “Carnalia”, quarta edizione, nell’azienda vinicola dei Planeta sull’Etna, a Feudo di Mezzo, Randazzo. A far da madrina Faith Willinger, giornalista e scrittrice americana, da anni a Firenze, ambasciatrice autorevole della cucina italiana, ospite d’onore Dario Cecchini, re della bistecca fiorentina.

«Carnalia nasce proprio dall’amicizia con Cecchini e con Faith Willinger - commenta Alessio Planeta, amministratore delegato e responsabile tecnico delle aziende Planeta - e da questa straordinaria tradizione etnea, e siciliana, delle carni. La tavola, la buona tavola, è una parte fondamentale del piacere del vino. “Carnalia” è nata tanti anni fa, era un progetto seguito da mio fratello Vito, che purtroppo non c’è più, e l’abbiamo ripreso adesso, dopo qualche anno, con grande gioia. In ogni edizione premiamo un macellaio con un oggetto mitico: un ceppo dell’Etna». Carnalia è anche un momento di confronto. «Un modo un po’ diverso di aprire l’azienda. Tutti condividiamo l’idea della qualità, di una Sicilia che deve puntare in alto, nel food, nel vino, nel turismo».
«Siamo sull’Etna e il fuoco non può che essere protagonista insieme con il vino, sono parte di questo territorio dell’Etna. Siamo fieri di tornare con questa quarta edizione» commenta Costante Planeta, nuova generazione della storica famiglia, direttore commerciale del Sud Italia. Sull’Etna aumenta il flusso di visitatori, anche nella cantine? «L’Etna è il centro del mondo in questo momento, l’enoturismo cresce ogni anno, questo è un territorio che ogni giorno lascia qualcosa in più».

A conquistare il tipico ceppo in faggio è stato Franco Cazzamali che da Romanengo, in provincia di Cremona, ha portato ovunque la sua pregiata carne di fassona piemontese. «Il macellaio è il centro di una linea retta tra l’allevatore e il consumatore, bisogna far capire come gli animali vengono allevati e trasformati». I consumi di carne sembrano calare. «Non c’è bisogno di mangiarne tanta, è come un buon vino: un conto se ne bevi un bicchiere o se è un bottiglione. Ma quando si mangia deve essere quella buona, sana».

Tra gli ospiti Giuseppe Grasso di AllevaBio, una laurea in Economia e commercio nel cassetto - «all’inizio è stato un ritorno un po’ forzato, poi ho visto la luce», racconta - che ha la sua fattoria a Vizzini. «Carnalia è un’occasione importantissima di valorizzazione del nostro prodotto che viene gustato dai ristoratori. Un modo di far capire che si può fare a casa nostra carne di ottima qualità. E fare squadra». Con lo chef due stelle Ciccio Sultano, propongono bollito di vacca, salsiccia ripassata con verdure, carne di maiale e vacca alla griglia. Nella sua fattoria Grasso organizza visite esperenziali «per persone che vogliono condividere una giornata in campagna, condividere quello che facciamo quotidianamente. I visitatori? Tanti sono stranieri».
Ivan Costanzo, 36 anni, della Macelleria agricola di Randazzo, a Carnalia ha portato la carne di una vacca di montagna “maggiorenne”. «Un animale di 18 anni - spiega - perché la nostra filosofia è di far vivere gli animali quanto più possibile e farli vivere all’aperto, senza stress, mangiando erba. Bisogna abbandonare l’industrializzazione, non mangiare carne da allevamenti intensivi, ma cresciuti liberi». C’è anche il foodtruck di South’s Flow da Caltanissetta, di Stefano Mingoia, con il suo hamburger gourmet: “bun artigianale con picanha al Bbq, zucca, spinacino, mango dell’Etna e tartufo di Palazzolo”. E ancora Francesco Cottone della macelleria di Palermo, quinta generazione con un prosciutto cotto senza conservanti. E i salumi di Agostino a Mirto, con il suo prosciutto crudo al coltello da suino nero. Lo chef de La Foresteria di Planeta a Menfi, Angelo Pumilia, con le sue polpettine di manzo e maiale al curry. Tutti insieme raccontano una Sicilia autentica, moderna ma con radici antiche, che rispetta la materia prima e il consumatore.


Luciano Pennisi unisce cucina e ospitalità: «Con “Shalai” siamo stati i primi e ci hanno preso per pazzi, tutti si chiedevano entro quanto avremmo chiuso. Puntiamo sulla qualità, mettiamo sempre al centro gli ospiti. Il segreto? “Fame”, intesa come voglia di fare e cuore».
«Il settore dell’ospitalità è in crescita - sottolinea Francesca Planeta, presidente di Planeta Estate - I turisti chiedono sempre di più un’esperienza autentica, nei luoghi, nella qualità del cibo, del vino, dell’olio, nei rapporti con le persone. Si innamorano della bellezza del paesaggio. “White Lotus” ha portato più turismo in questa zona, chi viene cerca un’esperienza non solo improntata sul vino ma sulla sua storia, sul suo territorio. E sull’Etna c’è tutto».