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Carnevale

Non ci sono solo le chiacchiere, ode alla cuddurredda di Palma di Montechiaro

Nell'ultimo giorno di bagordi gastronomici il repertorio carnevalesco dei dolci siciliani si colora di una ricchezza sorprendente, dove protagonista assoluta è la ricotta, simbolo dell’identità isolana

17 Febbraio 2026, 13:22

Non ci sono solo le chiacchiere, ode alla cuddurredda di Palma di Montechiaro

Le cudduredde di Palma di Montechiaro

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Il Carnevale, nella tradizione italiana, è molto più di una parentesi tra l’inverno e la primavera: è il regno del “tempo grasso”, l’ultima celebrazione dell’abbondanza prima della sobrietà quaresimale. Non a caso il ciclo simbolico si apre il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, raffigurato spesso con un maialino ai piedi, emblema di prosperità e riserva alimentare. Tra sacro e profano, il calendario liturgico ha scandito per secoli anche quello gastronomico.

Se in tutta Italia la frittura domina — retaggio che affonda le radici fino all’antica Roma — è in Sicilia che il repertorio carnevalesco si colora di una ricchezza sorprendente, dove protagonista assoluta è la ricotta, simbolo dell’identità dolciaria isolana. Ecco una sintesi dei principali "gioielli" dolci di carnevale in Sicilia.

Raviola di ricotta: dolce fritto (talvolta anche al forno) ripieno di crema di ricotta zuccherata, tipico della zona di Caltanissetta. La sua storia è stata ricostruita e valorizzata dall’Associazione Duciezio, impegnata nella tutela della pasticceria tradizionale siciliana. Chiacchiere: sottili nastri di pasta fritta, spolverati di zucchero a velo, sorelle delle frappe e delle bugie del resto d’Italia, diffuse in tutta l’isola. Oggi va molto di moda la versione "al forno", schifata dai puristi. Pignolata (o pignoccata): tipica di Messina, composta da piccoli bocconcini di pasta fritta uniti con miele o glassa al cioccolato e limone. Cassatelle: ravioli fritti ripieni di ricotta dolce, spesso con gocce di cioccolato. Sfinci di Carnevale: frittelle soffici, talvolta ripiene di ricotta, cosparse di zucchero; il nome deriva dall’arabo isfang, a indicarne la consistenza spugnosa. Crispelle di riso: tipiche di Catania, sono frittelle preparate con riso cotto nel latte, servite calde con miele, sono detto anche crispelle "uso benedettini". Cartoccio: cilindro di pasta fritta ripieno di crema di ricotta, parente stretto del cannolo. Cuddruiredda: piccoli dolci a forma di "e" tipici di Palma di Montechiaro, fritti e passati nello zucchero.


Proprio sulla cuddruredda ci piace puntare un faro. A Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino, il Carnevale aveva quasi perso uno dei suoi dolci più identitari e per anni sulle tavole del paese c’erano solo delle simil cuddruredde fatte con la pasta brioche fritta. Concetta Marino, pasticcera attenta alle tradizioni, ha ripreso la ricetta della vera cuddruredda e negli ultimi due-tre anni l’ha riportata nel suo laboratorio innescando un "domino" virtuoso che ha fatto riportato nelle cucine e nei forni locali la "vera" cudduredda, restituendo al Carnevale palmense un pezzo della la sua identità.

Ecco la sua ricetta: la preparazione della cudduredda inizia con acqua, latte, zucchero e cannella, che vengono scaldati insieme e portati a bollore. Poi si aggiunge la farina e si cuoce mescolando fino a ottenere un impasto compatto. La pasta una volta raffreddata viene modellata nella caratteristica forma a “e” e successivamente fritta in olio caldo, per poi essere cosparsa di zucchero. Il risultato è un dolce profumato, croccante fuori e morbido dentro, carico di storia e memoria popolare.