Milano Cortina
Pasta, pizza, uova, pesce, succo di barbabietola: cosa mangiano gli atleti
Un'alimentazione varia e colorata, con un mix per ogni necessità
Pasta e pizza si confermano regine delle tavole di Milano-Cortina 2026: un “food for fuel”, un’alimentazione studiata per sostenere allenamenti e competizioni a ogni ora. Ma ci sono anche salmone, uova e succo di barbabietola, utile principalmente per migliorare le prestazioni sportive, abbassare la pressione sanguigna (non ha adatto a chi ha pressione bassa) e sostenere la salute cardiovascolare perché agisce come vasodilatatore. La colazione dell’atleta sudafricano Matthew C. Smith, diventato famoso su TikTok, per aver postato i suoi piatti, è un mix di carboidrati e proteine. La sua pizza con uova, parmigiano e bacon è diventata uno dei simboli di questa edizione.

Per chi predilige un avvio di giornata più leggero sono disponibili cereali, latte, tè e porridge; per chi gareggerà più tardi, invece, è previsto un ricco assortimento di pasta con condimenti assortiti, ideale per il necessario apporto di carboidrati. Completa l’offerta un’ampia selezione di pane, uova preparate in diverse maniere, bacon, yogurt, frutta secca e un angolo di pasticceria con brioche, croissant, confetture e waffle.

Oltre ai grandi numeri di uova e pasta preparate quotidianamente, vengono servite carni, pesce, alternative vegetali e vegane, insalate, zuppe e piatti internazionali, cereali integrali, carni magre, pesce, legumi, frutta secca. La delegazione giapponese sceglie il Power Gyoza Don, una bowl completa, appositamente ideata dal team di 20 professionisti tra chef e nutrizionisti, a base di riso, fonte di carboidrati, Gyoza, i tradizionali ravioli giapponesi che apportano soprattutto proteine, e 10 verdure di stagione come radicchio, cavolo nero, verza e carote cotte in un brodo di pollo.
Nei villaggi olimpici il servizio è attivo 24 ore su 24, con ampie finestre dedicate ai pasti principali. Lo illustra Elisabetta Salvadori, responsabile Food & Beverage della Fondazione Milano Cortina 2026: “Un’organizzazione indispensabile soprattutto per i giocatori di hockey, che sono notoriamente quelli che mangiano di più e con maggiore frequenza, tra allenamenti intensi e partite che spesso finiscono a tarda sera”. L’impronta italiana emerge con decisione soprattutto nell’area dei carboidrati, pilastro della dieta degli atleti: pasta e pizza dettano il ritmo, insieme comfort food e alleate della performance, ma anche gnocchi, lasagne e specialità locali come pizzoccheri, canederli, risotto alla milanese, polenta servita con formaggi, funghi o spezzatino.
A completare l’offerta, un equilibrato ventaglio di proteine, dai salumi ai formaggi locali, stazioni di piatti caldi, cucine internazionali e spazi dedicati alle esigenze culturali e religiose delle diverse delegazioni. Il tutto nel solco delle linee guida del Cio, ma con una varietà tale da assicurare qualità e continuità tra i villaggi di Milano, Cortina e Predazzo e gli hotel dislocati a Bormio, Livigno e Anterselva.
Le cifre danno la misura dell’operazione: ogni giorno vengono servite migliaia di colazioni, pranzi e cene, in ristoranti capaci di accogliere contemporaneamente centinaia di atleti, con cucine che lavorano come ingranaggi perfettamente rodati. Per restituire l’enormità del servizio, gli organizzatori hanno scelto un’immagine d’impatto: “Se ogni pasto servito alle Olimpiadi fosse appoggiato su un vassoio e impilato uno sull'altro, si formerebbe una torre alta circa 60 chilometri, pari a 18 volte l'altezza della Tofana di Rozes a Cortina”, dice Salvadori. C’è poi il versante più pop e social del cibo olimpico: a Milano spopola il lava cake dal cuore caldo, apprezzato anche per la sua forma a cuore; a Livigno il protagonista è il tiramisù; mentre a Predazzo torna in primo piano la pizza, vera star dei social grazie alle sue infinite interpretazioni. Un’Olimpiade che passa anche dalla tavola, nel segno dello stile italiano.