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Vino con meno alcol? In Sicilia c’è chi lo fa già e non è più un tabù, il primo esperimento nel Sud Est
Ridotta la gradazione, portata a nove gradi, di Nero d’Avola e Catarratto con metodi naturali in una cantina di Noto. «Lo facciamo senza magie in cantina»
«Attaccàti». Dall’ondata salutista, dalle etichette Ue stile “sigarette”, dai consumi meno “corposi” (in termini economici e di struttura del vino), dalla mixology, preferita dai giovani che ordinano più cocktail che calici di vino. Per non parlare dell’attuale congiuntura economica incerta fra dazi e costi dell’energia alle stelle. I produttori di vino si sentono da tempo “attaccàti” da tutto questo e non perdono occasione per “denunciare” la campagna denigratoria contro il vino, prodotto d’eccellenza. Parlare loro di vini a più bassa gradazione alcolica fa storcere il naso (senza contare il termine “dealcolati”, ritenuto impronunciabile).
C’è, però, chi aveva previsto tutto questo. Marilina Paternò e suo padre Angelo non hanno mai avuto paura delle sfide e hanno appena presentato nella loro cantina a Noto - primi in Sicilia - due tipologie di vini a più bassa gradazione alcolica anticipando le tendenze del gusto dei winelover e provando a intercettare i consumatori più giovani.
È un vostro punto d’arrivo o cavalcate la tendenza del momento?
«Diciamo che abbiamo sempre tenuto un po’ le antenne alzate su quelle che sono le richieste del mercato - afferma Marilina Paternò in partenza per il Vinitaly - anche perché siamo in un momento di assoluto cambiamento e per una piccola azienda come la nostra, la flessibilità e lo spirito d’adattamento sono fondamentali. Ci siamo resi conto che le richieste di vini a bassa gradazione o di vino senza alcol sono effettivamente molto, molto alte, sia per una questione salutista che di gusto. Oggi molte più persone richiedono vini che si attengano a determinati parametri dettati anche dall’Ue, quindi già dall’anno scorso ci siamo messi a studiare per mettere in pratica un metodo “naturale” per arrivare a produrre vini di gradazione inferiore lavorando in vigna, sui tempi, sulla raccolta, sulle potature, senza “magie” in cantina. Abbiamo ottenuto così un bianco, (da uve Catarratto Mantellato) e un rosso Nero d’Avola, quest’ultimo da sempre conosciuto come un vino dalla percentuale alcolica importante. Ci siamo arrivati con l’annata 2025, però c'è stato tutto un lavoro a priori. Per noi non è stato “inseguire una moda”, direi piuttosto un abbracciare totalmente il concetto».
E quindi qual è la gradazione di questi vini?
«Sia il bianco che il rosso hanno 9 gradi e mezzo, quando normalmente - in questa zona - i bianchi solitamente vanno dai 12 e mezzo ai 13 (abbiamo avuto annate anche di 13 gradi e mezzo), e i rossi oscillano fra 12 gradi e mezzo fino ai 14-15 gradi, a seconda della filosofia dei singoli produttori. Ovviamente continuiamo a produrre i nostri vini “classici”».
Una bella sfida...
«Sì, anche perché c'è molta confusione sul tema “bassa gradazione” e “zero alcol”. Zero alcol o “dealcolato” non ci interessano, non corrispondono alla nostra mentalità, perché per arrivarci devi “togliere” l’alcol con sistemi in cantina che portano a vini super processati. Per noi che abbiamo già un’anima biologica non è sostenibile una metodologia del genere. Ci vuole un impiego d’acqua e di altre sostanze che sarebbe esagerato per quella che è la nostra idea di vino».
Il riscontro con il pubblico?
«Per ora l’esperimento è riuscito, i ristoratori ci hanno dato un feedback propositivo, la richiesta è alta».
Molti suoi colleghi sono terrorizzati dal vino con “meno” alcol, invece voi?
«A noi piace il cambiamento ed è giusto che si evolva anche il mondo del vino, certo parlare di “no alcol” viene “pesantuccio” anche a noi, perché non ci crediamo, però se si può agire in maniera ragionata e anche “cortese” nei confronti della clientela del vino stesso, perché no?».
Non c’è molta voglia di dibattito su questi temi, o no?
«Per quanto ci riguarda noi vogliamo parlare di tutto anche perché essere aperti al mondo secondo me è la cosa più bella ed è quello che facciamo da sempre».
Che momento sta vivendo il vino?
«Non è un momento meraviglioso, sia perché dal punto di vista economico mondiale c’è un disequilibrio, una continua crisi iniziata con la guerra in Ucraina, i dazi di Trump, le nuove guerre in Medioriente... Tutto si è molto rallentato, i buyer non ci hanno mai abbandonato, però è tutto molto più a rilento e in una situazione come questa gioca tanto il rapporto diretto con l’importatore. Noi, per esempio, non abbiamo mai avuto problemi negli Stati Uniti, ma in questo momento è un lavoro che si deve fare spalla a spalla».
Come conquistare i giovani consumatori “colpevoli” di non bere vino?
«Ma i giovani non hanno mai bevuto vino, bevono altro, quando vanno in discoteca. La crisi del vino non è “colpa” loro. Semmai dipende dalla decisione di ridurre l’alcol in maniera consistente nella vita di tutti i giorni. Io però non la vedo come un problema. Sono convinta che le crisi possano portare a qualcosa di nuovo se ci sono flessibilità e versatilità e poi io sono convinta che sarà temporanea, magari durerà un po’ di più però ne verremo fuori. Il vino è cultura ed è storia, si è sempre bevuto, si beve e si berrà per sempre».