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l'intervista

Lo chef Chiaramonte "rilegge" il libro cult sul cibo afrodisiaco: com’è “piccante” la gastronomia della felicità

A distanza di un secolo, il volume torna con una ristampa in tiratura limitata

15 Aprile 2026, 23:45

23:50

Lo chef Chiaramonte "rilegge" il libro cult sul cibo afrodisiaco: com’è “piccante” la gastronomia della felicità

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Cent'anni e non sentirli, soprattutto se si parla d'amore. E di cucina. Correva il 1926 quando a Catania, per i tipi dell'editore Tirelli, vedeva la luce “La cucina dell'amore”, manuale afrodisiaco firmato da un enigmatico dottor Omero Rampini, dietro cui si celava in realtà l'editore-libraio Romeo Prampolini. Un libro che prometteva molto: «rigenerazione fisica, virilità e giovinezza ricuperate» grazie a cibi e aromi capaci – almeno sulla carta – di “fare” sotto le lenzuola più che saziare.

A distanza di un secolo, il volume torna con una ristampa anastatica in tiratura limitata (100 copie, edito da Galleria Marconi) ed è lo spunto per il secondo appuntamento di “Disìu” la rassegna di eventi sui Percorsi culturali dell'immaginario erotico del Novecento (nell'Antica Galleria Bonfirraro domani alle 18:30 a Catania). Nella riedizione il cuciniere errante Carmelo Chiaramonte - già autore di uno spettacolo sulla cucina dell'amore - analizza la gastronomia afrodisiaca e la cultura del desiderio.


Chi cucina dice spesso di farlo “per amore”... Corrisponde?
«Dipende dalle situazioni. Si cucina per gli altri ma anche per fare mostra di sé, c’è anche un amore narcisistico nel cucinare».
Uova, ostriche, tartufi. Un libro pieno di ricette con questi ingredienti cosa ci può insegnare oggi?
«È un teso solo per appassionati di storia della cucina. Oggi rappresenta piú che altro un pretesto per parlare di molto altro: desiderio, corpo, chimica del piacere. Anche perché è un libro di natura patriarcale. Si dichiara un “Manuale culinario afrodisiaco per gli adulti dei due sessi”, ma parla soprattutto della parte maschile. Resta interessante però come fotografia di un’epoca in cui si cercava nell’ingrediente la soluzione al desiderio in linea con quella ricerca dell’afrodisiaco partita in Francia a metà dell’Ottocento con la pubblicazione della “Fisiologia del Gusto” di Brillat-Savarin».


Sfatiamo un mito. Questo cibo afrodisiaco esiste o no?
«Esiste una funzionalità che può avere la gastronomia: evocare e liberare le potenzialità ormonali, ma si parla sempre di condizioni in cui i corpi sono in salute. Ho sentito un endocrinologo, un ginecologo e ho fatto diverse ricerche. Per esempio lo stress spesso è a sfavore dell’amore, una coppia stressata non riesce a riprodursi. Oggi siamo in un’epoca in cui prendi una pillola e cambia tutto, ma coltivare il piacere è anche una forma di disciplina sulla salute del corpo».


Quindi non è il cibo ad essere afrodisiaco, diciamo che può fare da acceleratore?
«La regola che viene fuori è che curando se stessi e mangiando in situazioni piacevoli cibi ricchi di particolari metalli, le ostriche per esempio hanno zinco o i tartufi il rame, si interagisce con il sistema nervoso creando sensazione di benessere. Ma anche la frequentazione degli amici crea benessere, si sviluppa serotonina e questo “piacere della comunione” non è dovuto solo a quello che si mangia o si beve, ma ad uno stato di salute e di equilibrio fisico e psichico».

Un menù afrodisiaco?
«Un crudo di crostacei con fiori di zagara, arancio amaro e bergamotto. Uno spaghetto ghiacciato con ostriche e ricci di mare. E poi un piatto classico della cucina europea antica: il maiale con le vongole alla portoghese».

Facciamo un gioco: un piatto per ogni fase dell’amore.
«All’inizio non serve nulla di elaborato (sorride ndr). Direi cose da “sveltina gastronomica”: un gelato al cioccolato, cinque minuti e poi si torna a fare l’amore».


E dopo dieci anni?
«Un minestrone di pasta con brodo di cernia e pecorino. Più conforto che passione, verrebbe da dire, ma l’abbinamento, tutto siciliano è fantastico».
E per una coppia da nozze d’oro?
«Lavorerei sui profumi dell’infanzia: latte di mandorla, rosa damascena… E poi farei un elogio del rutto libero».

Perché?
«Amore significa anche non reprimersi».

E quando una coppia è in crisi?
«Si può lavorare anche lì ideando uno stimolo gastronomico e recuperando il piacere di scherzare. Che so, riempire un tubetto di dentifricio di crema pasticcera».

Siamo sicuri? O è una scusa per far scappare il/la partner definitivamente?
«Può essere» (ride ndr).


E per Carmelo Chiaramonte qual è il cibo più afrodisiaco?
«Non ho dubbi. I ricci di mare».