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7 maggio 2026 - Aggiornato alle 19:06
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L'iniziativa

“Facciamo tutto noi”: la sfida dei vignaioli indipendenti siciliani

Il "Sabato del Vignaiolo" debutta a Catania: 40 produttori incontrano il pubblico per spiegare che “imbottigliato all’origine” non basta

07 Maggio 2026, 18:08

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“Facciamo tutto noi”: la sfida dei vignaioli indipendenti siciliani

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Sono quelli che si sporcano le mani, seguendo ogni fase del lavoro: dall’impianto delle viti fino alla vendita delle bottiglie. Piccoli produttori, resilienti e indipendenti, riuniti nella Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), una realtà sempre più radicata anche in Sicilia.

«È quella che chiamiamo filiera verticale, facciamo tutto da soli», spiega Carmela Pupillo, vicepresidente nazionale Fivi. Un principio che comporta regole precise: «Non possiamo acquistare né uva né vini da altri produttori. Questo ci consente di apporre in etichetta la dicitura “integralmente prodotto e imbottigliato all’origine”».

Carmela Pupillo e Andrea Annino

Un’indicazione che per il consumatore significa trasparenza assoluta: «Il 100% delle uve utilizzate è stato lavorato da noi», aggiunge Pupillo, chiarendo però che non si tratta di una presunta superiorità qualitativa, ma di responsabilità: «È una filosofia, il produttore si assume la responsabilità di tutto il lavoro, a differenza di chi imbottiglia senza aver seguito le fasi precedenti».

Una diversità che oggi fatica a emergere, anche per il peso burocratico che grava sui piccoli produttori. «Siamo come tre aziende in una: produciamo uva, la trasformiamo e imbottigliamo vino», sottolinea Pupillo, ricordando anche le difficoltà legate all’aumento dei costi e alla congiuntura del settore in questo periodo di grande instabilità economica. Da qui le richieste alle istituzioni: «Il riconoscimento giuridico del vignaiolo indipendente, cosa che esiste da anni in Francia, e soglie di accesso più basse ai fondi per l’internazionalizzazione sono passaggi fondamentali».

Sul fronte territoriale, Andrea Annino, delegato Fivi Sicilia, evidenzia l’importanza di avvicinare il pubblico: «Dobbiamo comunicare questa diversità del metodo produttivo, che è poi quello tradizionale. La gente non conosce la differenza fra “imbottigliato all’origine” e “integralmente prodotta e imbottigliata all’origine”. Nel primo caso le uve di quella bottiglia possono essere solo al 50% di quel produttore, il nostro vino viene invece al 100% dalle nostre vigne. Con questo non voglio dire che non sia buono, semplicemente che noi rappresentiamo un altro modello».

Proprio con questo obiettivo esiste il “Sabato del Vignaiolo”, un’iniziativa nazionale Fivi che in Sicilia approda sabato 9 per la prima volta in uno spazio urbano: piazza Scammacca a Catania. Dalle 17, i quaranta “vignaioli indipendenti” siciliani incontreranno direttamente il pubblico, senza filtri “commerciali”. Un’occasione per parlare direttamente con chi il vino lo fa: dalla terra alla bittiglia. «La maggior parte dei clienti è spaventata nell’assaggiare qualcosa di nuovo, tende ad andare sul sicuro e sulle grandi aziende - osserva Nicola Vitale imprenditore della ristorazione -. Una scelta che non dipende solo dal prezzo, ma da fattori culturali. Qui, in Sicilia, dobbiamo ancora crescere, è un tema culturale e comunicativo».