Eccellenze gastronomiche
A 40 minuti da Catania per scoprire un gioiello da forno semisconosciuto
Croccante, fragrante e quasi sconosciuta fuori dal Calatino: la scacciata scordiense celebra la De.Co. con il "Festival dei Sapori e della Scacciata Scordiense", in programma dal 19 al 21 giugno
I catanesi sanno sempre tutto. Soprattutto quando si parla di cibo. Hanno l'indirizzo giusto per gli arancini, il bar delle granite perfette, il panificio delle crispelle imperdibili e la rosticceria che "le fa come una volta". Per questo raccontare loro che a soli quaranta chilometri da Catania esiste una specialità gastronomica che molti non hanno mai assaggiato rischia quasi di sembrare una provocazione. Eppure è così.
Si chiama scacciata scordiense e, fuori dai confini del Calatino, resta nella maggior parte dei casi una perfetta sconosciuta. A Scordia, invece, è molto più di una ricetta: è una bandiera identitaria, un rito di famiglia, una tradizione che si tramanda da generazioni e che oggi prova a uscire dall'ombra per conquistare il posto che merita nel panorama gastronomico siciliano.
A guidare questa operazione di "evangelizzazione culinaria" è Carlo Piraino, imprenditore e presidente dell'Associazione La Scacciata Scordiense, nata appena otto mesi fa con un obiettivo preciso: trasformare una specialità locale in un'eccellenza riconosciuta.
Il primo risultato è già arrivato. La scacciata scordiense è entrata ufficialmente nell'elenco delle De.Co., le Denominazioni Comunali di Origine che tutelano i prodotti simbolo di un territorio. Il secondo passo sarà il Festival dei Sapori e della Scacciata Scordiense, in programma da domani a domenica in piazza San Rocco, dove produttori, degustazioni e spettacoli racconteranno il piatto che gli scordiensi considerano il loro orgoglio gastronomico.
«L'idea è nata quasi per caso», racconta Piraino. «Dopo aver visto il docufilm realizzato da Paolo Barone sulle eccellenze di Scordia. In quel racconto c'era anche la scacciata. Mi sono chiesto: perché un prodotto così rappresentativo della nostra storia non ha ancora un riconoscimento ufficiale? Da quella domanda sono nati l'associazione, il percorso per la De.Co. e il festival».
La storia della scacciata scordiense affonda le radici nella cultura contadina del territorio. Un piatto nato dalla necessità di valorizzare ingredienti semplici e facilmente reperibili. La tradizione racconta che nel 1763 fu addirittura il principe Giovanni Luigi Moncada di Paternò a promuoverla inserendola nel menù natalizio della casata. Da allora la scacciata avrebbe compiuto un curioso viaggio sociale: dalle tavole popolari ai banchetti aristocratici.
Per secoli è stata la protagonista delle feste di famiglia. Le donne si riunivano per prepararla seguendo gesti tramandati da madre in figlia, da nonna a nipote. Oggi quella tradizione è uscita dalle case ed è approdata stabilmente nei panifici, nei forni e nelle rosticcerie del paese.
Ma cosa la distingue dalle altre scacciate siciliane? Secondo gli scordiensi, tutto. A partire dalla pasta, sottile e particolarmente fragrante, che racchiude un ripieno generoso di spinaci o bietole, patate, cipolla, formaggio e salsiccia. Una combinazione che in forno sviluppa profumi intensi e una croccantezza che, assicurano gli appassionati, la rende immediatamente riconoscibile. «La sua forza è nella fragranza e nell'equilibrio degli ingredienti», spiega Piraino. «Quando cuoce, tutti i sapori si uniscono. È come un concerto in cui ogni elemento trova il proprio posto».
La versione storicamente più antica prevede bietole e salame. Oggi però la più diffusa è quella con spinaci e salsiccia, scelta anche come riferimento nel disciplinare che accompagnerà il percorso di valorizzazione del prodotto.
Ma il progetto degli scordiensi guarda già oltre il riconoscimento comunale. L'associazione, che riunisce una ventina di soci e dodici produttori, ha un obiettivo ancora più ambizioso: fare viaggiare la scacciata. L'idea è quella di renderla acquistabile online e spedirla in tutta Italia, seguendo il modello di altri prodotti simbolo della Sicilia. Un'impresa tutt'altro che semplice, perché la vera sfida è conservare quella fragranza che rappresenta il suo principale punto di forza.
«Vorremmo che arrivasse sulle tavole degli italiani come appena uscita dal forno», dice Piraino. «Stiamo studiando confezioni e sistemi di conservazione che permettano di mantenere intatte qualità e consistenza».