il libro
Caviezel e la dolce rivoluzione svizzera (a Catania)
Una delle insegne che hanno raccontato l’ampiezza di una straordinaria migrazione del gusto
Prima del mito della Dolce Vita romana, nelle città italiane si consumava un’altra rivoluzione, fatta di burro, cioccolato, caffè, gelati e tavoli di marmo. A portarla in Italia furono soprattutto i pasticceri grigionesi e valposchiavini, emigrati dalla Svizzera tra Settecento e Novecento. A Catania il loro nome era quello di Caviezel, una delle insegne che raccontano l’ampiezza di questa straordinaria migrazione del gusto.
È una storia di pasticceria, ma anche di commercio, innovazione e cultura urbana, quella ricostruita da Lorenzo Cresci nel libro “La dolce vita”, edito da è Multiverso di Mario Cucci, con la prefazione del maestro Iginio Massari.
Catania entra così in un atlante gastronomico che attraversa l’intera penisola. Da Napoli a Genova, da Roma a Cagliari, da Firenze a Trieste, i pasticceri svizzeri non si limitarono a vendere dolci: costruirono locali, importarono tecniche, crearono nuove abitudini e contribuirono a trasformare il dessert da privilegio aristocratico a consumo borghese e popolare.
«C’è una biodiversità culturale che si è costruita nei secoli e che è composta da singole storie che descrivono un universo: quello dei pasticceri grigionesi», racconta Cresci.
I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. A Firenze, nel 1848, delle 68 caffetterie e pasticcerie presenti, 27 erano a guida grigionese. A Trieste erano 21 su 37. Una presenza capillare, dunque, che trovò terreno fertile nei centri urbani attraversati dalla crescita della borghesia e dalla nascita di nuovi luoghi di socialità.
I pasticceri svizzeri furono protagonisti di una piccola rivoluzione industriale del gusto: lavorarono sulla trasformazione del latte, diffusero tecniche di pastorizzazione, inserirono il burro nei processi produttivi e misero in rete ingredienti e professionalità.
Anche l’architettura contribuì al successo. Grandi vetrine affacciate sulle strade principali, sale eleganti, tavoli di marmo: le pasticcerie divennero luoghi nei quali incontrarsi, discutere, osservare e farsi vedere. «Al Caffè Gilli di Firenze, ricorda Cresci, nacque il Futurismo; in altri locali si svilupparono le idee della Giovine Italia di Mazzini». La mappa comprende nomi diventati celebri: Caflisch a Napoli, Caviezel a Catania, Klainguti a Genova, le pasticcerie svizzere di Roma, Cagliari, Massa e Carrara.
Quella dei grigionesi è dunque una storia di emigrazione che si può leggere anche attraverso il gusto.
E Catania, con Caviezel (o Caflish a Palermo) conserva - purtroppo ormai solo nella memoria - una p
agina di quella vicenda: una storia svizzera diventata siciliana, dentro un’Italia che imparò a incontrarsi davanti a un caffè.