Territori
Dai prodotti "bio" una rete per cambiare il futuro della Sicilia
Agricoltura, ambiente, cibo, cultura e turismo entrano in una strategia comune: il progetto del Distretto BioSlow che coinvolge oltre 2mila aziende e 22 Comuni: un piano da oltre 20 milioni di euro
Non basta produrre biologico. La vera sfida è riuscire a farlo arrivare al consumatore, valorizzando il lavoro degli agricoltori, accorciando la filiera e trasformando la sostenibilità in una leva di sviluppo economico per i territori. È questa la missione che il Distretto del Cibo BioSlow Pane e Olio prova a portare avanti in Sicilia: costruire una rete capace di mettere insieme aziende agricole e agroalimentari, istituzioni, cittadini, turismo e servizi, con l’agricoltura biologica come punto di riferimento.
Un progetto nato nel 2019 come Distretto del cibo, riconosciuto dalla Regione Siciliana e successivamente inserito nel Registro nazionale dei Distretti del cibo. La pandemia ha rallentato la partenza operativa, ma non la progettazione. Nel giugno del 2020 è stato presentato un piano da oltre 20 milioni di euro, con investimenti destinati alle imprese, approvato nel 2022 e cofinanziato nel 2024 dalla Regione. «Il distretto ha avuto un piano finanziato a livello nazionale e regionale, cofinanziato pure dalla Regione, che prevede investimenti superiori a 20 milioni di euro», spiega il presidente Salvatore Ciulla.
La cifra che racconta meglio il passaggio dalle carte ai cantieri è quella degli investimenti già realizzati: circa 7 milioni di euro spesi, con quattro aziende arrivate a saldo e altre in fase di avanzamento. Nel primo piano sono state inserite 21 progettualità aziendali, relative a interventi di miglioramento delle imprese, dall'acquisto di macchinari e trattori alla realizzazione o all'ampliamento di strutture. E c'è già un secondo piano, superiore ai 25 milioni di euro, presentato nell'ambito del secondo bando per i Distretti del cibo e attualmente in graduatoria.

Ma il denaro, da solo, non è la missione. Il Distretto (distrettobioslow.it) nasce per costruire una politica territoriale che consenta alle imprese di crescere insieme, superando uno dei limiti storici dell’agricoltura siciliana: la frammentazione. «Noi siamo, o almeno la norma ci dà questo ruolo, soggetti che aggregano, fanno delle politiche territoriali per la valorizzazione del prodotto, danno delle facilitazioni alle aziende e creano delle opportunità per le aziende per poter crescere», sottolinea Ciulla. Il Distretto, infatti, non vende prodotti e non si sostituisce ai consorzi commerciali: il suo compito è fare da “facilitatore”, creare condizioni, relazioni e opportunità.
La prospettiva è quella di una maggiore integrazione tra agricoltura e altre attività economiche, dal turismo alle attività di prossimità, dalla mobilità dolce ai servizi rurali. L’obiettivo dichiarato - ambiziosissimo - è fare della sostenibilità «una leva di competitività anche fuori dai confini strettamente agricoli». Il progetto coinvolge le province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo, Ragusa e Trapani, mentre la rete di aziende, tra imprese singole e realtà associate attraverso organizzazioni di produttori, supera le 2mila unità. «L’abbiamo chiamato Pane e Olio - spiega Ciulla - perché parte dalla dieta mediterranea e individua nel pane e nell’olio extravergine d’oliva i due elementi simbolici di una strategia più larga. Attorno a questi si sviluppano le filiere olivicola e olearia, cerealicola, della frutta fresca, delle piante officinali, dei funghi, della frutta secca a guscio, vitivinicola e delle produzioni biologiche, integrate o ecocompatibili. La parola chiave, però, resta "biologico"».

Nel 2024 il Distretto ha ottenuto dal Masaf un finanziamento per attività di formazione rivolte alle aziende biologiche e a quelle in conversione. I corsi puntano a rafforzare competenze e consapevolezza sul ruolo dell’agricoltura biologica, mentre il Distretto ha pubblicato bandi per formatori e consulenti e manifestazioni di interesse per le aziende. La formazione è uno degli strumenti attraverso cui provare ad affrontare un problema che Ciulla considera strutturale: «Manca proprio una cultura del biologico - sostiene - un’azione di formazione, educazione che parta dalle scuole e possa far crescere una nuova generazione che abbia consapevolezza su quello che è il valore del biologico», non soltanto sul piano nutrizionale ma anche su quello della sostenibilità ambientale.
Ed è qui che entra in gioco la filiera corta. Per BioSlow Sicilia il problema non è soltanto produrre meglio, ma modificare il rapporto tra chi produce e chi acquista. «Abbiamo una piattaforma già pronta - sostiene il presidente del Distretto - pensata per mettere in relazione direttamente produttore e consumatore. L’obiettivo è lasciare all’agricoltore una quota molto più consistente del prezzo finale, fino all’85 per cento. Il produttore deve essere pagato il giusto, oggi secondo i dati in nostro possesso, al produttore agricolo biologico resterebbe mediamente una quota compresa tra il 15 e il 20 per cento del prezzo finale».
Una seconda direttrice riguarda le mense scolastiche e la ristorazione collettiva. Il ragionamento è semplice: portare il biologico nelle scuole significa creare un mercato stabile per i produttori locali e, nello stesso tempo, educare al consumo le nuove generazioni. In Sicilia le esperienze sono ancora limitate rispetto ad altre regioni (vedi Emilia-Romagna, dove le mense biologiche sono dieci volte più numerose rispetto alla Sicilia ndr), ma «il Distretto sta lavorando con alcuni Comuni su esperienze sperimentali di mensa biologica e su progetti di filiera corta e sono già 22 i Comuni che hanno aderito al Distretto con delibera di giunta, anche se non tutti sono ancora coinvolti in programmi di mensa biologica».
Il presidente del Biodistretto del Cibo Sicilia, Salvatore Ciulla
Poi c’è il turismo, ma anche su questo punto BioSlow rivendica un ruolo preciso. «Il Distretto non vuole fare il mestiere dei tour operator. Vuole costruire con loro pacchetti ed esperienze certificate, collegando aziende biologiche, agriturismi e territorio. «Il nostro mestiere non è fare turismo, non facciamo incoming» chiarisce il presidente.
Un primo banco di prova internazionale è arrivato al Summer Fancy Food di New York, dove BioSlow ha avuto uno spazio dedicato e ha raccolto le manifestazioni di interesse delle aziende che volevano presentare i propri prodotti. Show cooking e attività promozionali hanno cercato di raccontare non soltanto l'enogastronomia, ma anche il paesaggio e il territorio.
«Abbiamo suscitato interesse e aperto la strada ad altre possibili collaborazioni anche sul fronte turistico».
Ma l’obiettivo più ambizioso resta culturale. La Sicilia è tra i principali produttori italiani di biologico, ma consuma ancora troppo poco biologico: «È una contraddizione che va affrontata - ammette il presidente - partendo dalla scuola, dalla formazione e da una diversa organizzazione del mercato.