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la storia

Dalle Lofoten allo Stretto di Messina: lo stoccafisso punta al patrimonio Unesco

Un secolare viaggio gastronomico tra Nord Europa e Sicilia si trasforma in una candidatura internazionale promossa da Slow Food a Terra Madre

22 Settembre 2026, 13:21

13:30

Dalle Lofoten allo Stretto di Messina: lo stoccafisso punta al patrimonio Unesco

Da secoli un pesce ha cucito l’Europa, unendo il Nord al Mediterraneo lungo rotte mercantili, tradizioni culinarie e scambi culturali. Oggi quello stesso prodotto, lo stoccafisso — conosciuto in Sicilia e nell’area dello Stretto come Pesce Stocco — è al centro di una candidatura internazionale per l’inserimento nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, promossa attraverso la cooperazione tra comunità e organizzazioni di diversi Paesi.

La promozione dell’iniziativa fa tappa a Torino in occasione della sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto (in programma dal 24 al 27 settembre). A rappresentare la tradizione dello Stretto sono il ristorante messinese Casa e Putia (aderente all’Alleanza Slow Food dei Cuochi) e Slow Food Messina. “Siamo figli dello Stretto, una terra d’acqua e di vento che conosce bene il valore profondo di ciò che unisce: ponti tra sponde, tra popoli, tra terre e mari, tra tradizioni antiche e visioni del futuro”, dichiarano Nino Mostaccio, presidente di Slow Food Messina APS, e Adriana Sirone, proprietaria di Casa e Putia.

Il concetto di “ponte culturale” ispira l’intero programma. Tra i momenti centrali spicca l’incontro in Piazza Castello, “Lo stoccafisso dal Mare del Nord al mondo: una storia di scambi interculturali”, che mette a confronto i cuochi Adriana Sirone ed Emanuele Gregorio con la chef islandese Dora Svavarsdottir e lo chef norvegese Bjarte Finne, insieme a Terje Inderhaug (attivista di Slow Food Bergen impegnato nel percorso UNESCO) e allo stesso Mostaccio, ripercorrendo l’itinerario del merluzzo essiccato tra Islanda, Norvegia e Italia.

“Non vogliamo soltanto portare la Sicilia a Torino: vogliamo contaminare ed essere contaminati”, spiegano Mostaccio e Sirone, sottolineando come il cibo sia un linguaggio comune capace di connettere territori lontani e custodire la memoria storica. Il percorso prosegue all’Osteria Antiche Sere con la cena “Il mondo è piatto: incontri di biodiversità”, dove la cucina siciliana di Casa e Putia dialoga con le eccellenze piemontesi, combinando il pescato dello Stretto, i capperi di Salina, le alici e la cipolla ripiena con i Presìdi Slow Food locali. I promotori ricordano che la salvaguardia della tradizione non significa cristallizzare un sapere, ma consentirgli di evolvere e viaggiare. La tappa torinese è parte di un cammino che tornerà a Messina con l’evento “Mangia e Cambia 2026” (dal 27 al 29 novembre), dedicato al tema “Radici in movimento: Tradizione ed Evoluzione”.