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Storia di Francesco, paraplegico che torna ad essere sub

Handicap e passione nella vita di questo 43enne catanese, pescatore subacqueo di professione, finito in carrozzina proprio dopo un incidente in mare, in risalita. Ma lui non si è arreso

Storia di Francesco, paraplegico che torna ad essere sub

Catania - In questa storia i protagonisti sono due, ma ce n’è un terzo che è il più importante, anzi, il motore stesso di questa avventura: il mare. E, per amore del mare, un subacqueo reso paraplegico da un incidente, guidato e allenato con competenza e passione da un esperto, tornerà a immergersi in sicurezza nelle acque profonde. Il battesimo in mare avverrà proprio in questi giorni.

Francesco Falcone, catanese, 43 anni, pescatore subacqueo di professione, e Carmelo La Rocca, 56 anni, palermitano, istruttore subacqueo “certificato” e fra i soci fondatori dell’associazione Life onlus si conoscevano da tempo: «Ci incontravamo - ricorda La Rocca - alla ricarica d'aria per le bombole, come capita a chi frequenta lo stesso ambiente». Tre anni e mezzo fa, il dramma di Francesco che, a causa di un incidente in risalita, rischia la vita e rimane paraplegico in carrozzina. «Mi è cascato il mondo addosso - ricorda - ma non mi sono mai arreso. L’ho detto fin dal primo mese di ricovero (nell’Unità spinale bipolare del Cannizzaro, ndr): voglio tornare in mare, le attività subacquee sono le vere ali della libertà. Anche se i medici mi ridevano in faccia…».

Qualche tempo fa, fra i due, un nuovo incontro, sempre in un negozio specializzato, perché Falcone non ha smesso mai di frequentare l'ambiente della subacquea. «Sapendo che mi occupo di subacquea e disabilità - spiega La Rocca - Francesco mi ha chiesto se lo potevo riportare in acqua per fargli continuare l'unica cosa che lo tiene ancora motivato: il mare e le immersioni».

Non poteva scegliere persona più giusta. E non solo per l’esperienza professionale di Carmelo La Rocca, che è presidente e responsabile delle attività subacquee della Life onlus (cioè Life improvement for every single person), ma anche per il vissuto di Carmelo. Quando aveva 17 anni è rimasto vittima di un terribile incidente stradale: fratture esposte di entrambe le gambe, problemi neurologici e nefrologici. Un calvario che si conclude solo molto tempo dopo e dopo un lungo periodo in carrozzina.

«Quando riuscii ad alzarmi in piedi – dice La Rocca - mi prefissai una missione: portare in acqua ed insegnare a diventare sub tutte le persone disabili che lo vogliono, dedicando a questa attività tutto il mio tempo libero». Da qui, nel 2000 la fondazione, insieme con altri volontari, della Life, che si dedica alla realizzazione di iniziative rivolte all’integrazione dei soggetti svantaggiati, in particolar modo soggetti diversamente abili e giovani ad alto rischio di esclusione sociale, attraverso lo sport e attività formative. E una intera sezione è proprio dedicata alla subacquea.

«Eppure - ricorda ora Carmelo - anche se venticinque anni di lavoro in acqua con persone diversamente abili mi hanno fatto capire che non esiste alcun limite per chi ha veramente voglia di fare qualcosa, la richiesta di Falcone mi ha spiazzato un po’: dove si sarebbe potuto svolgere questo addestramento? A Catania c’è una quasi inesistente accessibilità al mare e mancano strutture adibite all'addestramento, tanto che in quel periodo avevo anche deciso di smettere questa mia attività. O di spostarla altrove.

«Ma la passione e la determinazione - continua La Rocca - con cui Francesco mi ha chiesto di farlo tornare in acqua mi ha fatto cambiare idea. Mi sono rivolto allora alla dottoressa Maria Pia Onesta, primario dell’Unità spinale del Cannizzaro che fin dall’inizio della sua attività ci ha chiamato a collaborare con loro, che mi ha dato la disponibilità immediata della piscina esistente all’interno del reparto. Non avevo più scuse per tirarmi indietro». Comincia così un lungo percorso di addestramento prima teorico e poi in acqua grazie anche alle attrezzature logistiche di cui la “vasca” ospedaliera è fornita. «Nel fondale della piscina io e Francesco siamo uguali. E io spesso tolgo anche le pinne per essere nelle sue stesse condizioni e capire meglio necessità e bisogni, così come uso la maschera oscurata quando insegno ai non vedenti ad andare sott’acqua, in maniera diversa ma sempre in sicurezza».

Ora, dopo le ultime simulazioni in piscina, è tempo di affrontare il mare, di toccare con mano il miraggio di tornare in acqua salata. «E qui - rincara La Rocca - torna il problema dell’accessibilità. A Catania, anche in quei rari posti dove le scivole per disabili ci sono, come a San Giovanni li Cuti, sono spesso occupate da bagnanti che li utilizzano come posti esclusivi, o per riporre attrezzature. Una situazione sempre più difficile. Perciò chiediamo da tempo in maniera formale alla Prefettura, alla Guardia costiera, alla Guardia di Finanza, di cederci un barcone o un gommone, magari di quelli sequestrati agli scafisti che vengono poi distrutti e affondati con grosse spese. Lo attrezzeremmo a nostre spese per la realizzazione di una ''Barca accademia'' completamente accessibile per la fruibilità totale del mare anche da parte dei disabili. Un centro di aggregazione e di formazione nell'ambito di numerose discipline sportive, in particolare quelle compatibili con i diversi handicap fisici e sensoriali per vivere il mare a 360 gradi.

«Sì - commenta Falcone - per quanto mi sforzi di fare tutto quello che facevo prima dell’incidente, le condizioni della città non mi aiutano certamente. Non riusciamo ad accedere alla maggior parte degli uffici e degli esercizi commerciali, per non parlare dei pochissimi servizi igienici attrezzati per i disabili o della difficoltà di andare in strada. Catania è ancora - conclude - a misura dei più forti».

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