l'escalation
Come si è arrivati all'attacco Usa sul Venezuela: la lotta al narcotraffico diventata guerra militare
Una presenza militare senza precedenti, una direttiva segreta che cambia le regole del gioco e 35 attacchi letali in mare: cosa c’è dietro la nuova stagione di forza americana
Erano mesi che gli Stati Uniti preparavano l'attacco al Venezuela. A dicembre si è registrata una concentrazione di forze USA di dimensioni “generazionali” a ridosso del Venezuela, con circa 15.000 militari, secondo il Comando delle forze armate statunitensi. Da settembre, in parallelo, Washington ha colpito in mare con 35 attacchi letali contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga, provocando oltre 100 morti. In mezzo, un atto politico e giuridico che ha spostato il baricentro: ad agosto il Presidente USA ha firmato una direttiva segreta per impiegare la forza contro cartelli della droga designati come “organizzazioni terroristiche”. Nel lessico della War on Drugs, è uno spartiacque.
Un’operazione con un nome e un obiettivo: “Southern Spear”
La campagna ha un’etichetta operativa – Operation Southern Spear – e un perimetro: Caraibi, Atlantico occidentale e Pacifico orientale. Sulla carta, la missione è contenere il traffico marittimo di stupefacenti, oggi fuso con reti transnazionali che gli Stati Uniti qualificano come “narco‑terrorismo”. Nella pratica, l’operazione associa interdizione navale, sciami di sistemi senza pilota, cinetiche mirate contro barchini ad alta velocità e un imponente dispositivo aeronavale a pochi giorni di navigazione dalla costa venezuelana.
Secondo dati diffusi dal Comando delle forze armate statunitensi e ripresi da testate statunitensi, alla fine di dicembre 2025 la campagna aveva totalizzato 35 colpi su 36 imbarcazioni, con almeno 115 vittime. Una sequenza che ha spinto Washington Post, Associated Press e The Guardian a dettagliare, strike dopo strike, rotte, tattiche, responsabilità dichiarate e interrogativi giuridici. Il Commissario ONU per i diritti umani ha bollato le uccisioni come “inaccettabili”, chiedendone lo stop e un’inchiesta indipendente.
Il tassello politico-giuridico: cartelli come “terroristi”
Il salto di qualità non nasce nel vuoto. Il 20 gennaio 2025, la Casa Bianca ha pubblicato un ordine esecutivo che designa cartelli e gang transnazionali come Organizzazioni Terroristiche Straniere (FTO) o “Specially Designated Global Terrorists”, aprendo la strada a strumenti tipici dell’antiterrorismo. A febbraio 2025, il Dipartimento di Stato ha formalizzato il bollino per un gruppo di sigle – tra cui Sinaloa, CJNG, Carteles Unidos, Gulf Cartel, MS‑13 e Tren de Aragua – mentre sono state inasprite le sanzioni finanziarie. Ad agosto 2025, fonti giornalistiche e un comunicato del senatore Tim Kaine hanno rivelato una direttiva riservata con cui il presidente autorizzava l’uso della forza militare contro i cartelli designati: un passaggio contestato in Congresso per difetto di autorizzazione e impatti su sovranità altrui.
Se per l’esecutivo i cartelli costituiscono un “nemico armato” con catene di comando extraterritoriali, gli esperti di diritto avvertono: l’etichetta “conflitto armato” non si improvvisa, serve dimostrare intensità delle ostilità e organizzazione degli attori; in alto mare, inoltre, vige un mosaico di regole – dal diritto del mare al diritto umanitario internazionale – che mal si conciliano con “uccisioni mirate” senza trasparenza probatoria. Non a caso, l’Alto Commissario ONU Volker Türk ha definito gli strike “contrari al diritto internazionale dei diritti umani”.
Quanti uomini e quali mezzi: il “nuovo” Caraibi americano
Sulla scacchiera operativa a dicembre 2025, il Comando Usa indica circa 15.000 uomini e donne schierati nell’area, con una portaerei – la USS Gerald R. Ford – cacciatorpediniere, incrociatori, e un Amphibious Ready Group con la 22nd Marine Expeditionary Unit a bordo di unità d’assalto come USS Iwo Jima e USS San Antonio. In aria, caccia e convertiplani; in mare, una costellazione di piattaforme di sorveglianza e intercettazione integrate con sistemi autonomi. È la più ampia postura USA nel quadrante dai tempi di Panama 1989, sottolineano diverse fonti.
Le 35 azioni letali in mare: dove, come, perché
Dalla prima settimana di settembre 2025 a fine dicembre, gli USA hanno condotto 35 attacchi contro barchini che, sempre secondo fonti militari Usa, trasportavano droga e operavano per i cartelli. La geografia degli strike è bipolare: Caribe e Pacifico orientale, lungo rotte note e dirette verso Centroamerica e Messico. In più di un episodio, secondo ricostruzioni giornalistiche, sarebbe avvenuto un “follow‑up strike” su sopravvissuti, cioè uccisioni dopo che si erano arresi: uno dei punti più controversi agli occhi di ONG e ONU. Bilancio: oltre 100 morti confermati dalle autorità e dai conteggi indipendenti; nessuna perdita USA dichiarata.
Il Venezuela al centro: deterrenza, percezioni, rischi
Con Caracas nel mirino retorico da anni – tra accuse USA di narcoterrorismo al presidente Nicolás Maduro e sanzioni multilivello – la nuova postura ha moltiplicato i segnali militari alla soglia marittima venezuelana. Tra ottobre e dicembre, diverse fonti hanno registrato l’arrivo della portaerei e di ulteriori assetti navali statunitensi, con esercitazioni e sorvoli. Fino all'escalation della notte del 3 gennaio con i bombardamenti sulla capitale Caracas e la cattura di Maduro.
Le domande aperte sul diritto: tra “conflitto armato” e polizia del mare
Gli USA sostengono che l’azione contro cartelli‑FTO sia parte di un conflitto armato non internazionale con carattere transnazionale, che autorizza l’uso di forza letale contro membri o unità di tali gruppi, anche in alto mare, se necessario e proporzionato.
I critici ribattono che l’applicazione extraterritoriale del paradigma bellico ad attori criminali fluttua su una zona grigia e rischia di svuotare le garanzie del diritto alla vita e del giusto processo previste dal diritto internazionale dei diritti umani.
Il diritto del mare tutela la libertà di navigazione, consentendo interdizioni per traffici illeciti, ma non normalizza uccisioni mirate senza una cornice bellica indiscutibile o mandati specifici.