la scomparsa
Catania: se n’è andato Francesco Poli, abile manager della Sanità
Il giurista ha attraversato oltre quarant'anni di amministrazione italiana con uno stile sobrio, rigoroso, orientato al bene collettivo
Ci sono carriere che si misurano con gli incarichi ricoperti e altre che si riconoscono dal segno che lasciano nelle istituzioni. Quella di Francesco Poli appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Giurista di formazione, dirigente pubblico per vocazione, Poli ha attraversato oltre quarant'anni di amministrazione italiana - e in particolare della sanità siciliana - con uno stile sobrio, rigoroso, orientato al bene collettivo.
Nato il 14 settembre 1937, laureato in Giurisprudenza all’Università di Palermo, Francesco Poli ha scelto fin da giovanissimo la strada del servizio pubblico. Era una scelta di responsabilità, prima ancora che di carriera: l’idea che le istituzioni, se ben governate, potessero migliorare concretamente la vita delle persone.
Il suo percorso professionale si snoda lungo incarichi di crescente complessità, quasi sempre in momenti delicati, spesso in contesti che richiedevano equilibrio, competenza tecnica e capacità di mediazione. Dalle prime esperienze nell’Amministrazione provinciale di Catania - dove ricoprì ruoli apicali nei servizi medico-sociali e funzioni vicarie di segreteria generale - fino alla direzione generale di aziende sanitarie e ospedaliere di primo piano, Poli è stato chiamato più volte a “mettere ordine”, a ricostruire, a guidare transizioni difficili.
Direttore generale di Aziende sanitarie locali e ospedaliere, dall’Azienda Vittorio Emanuele, Ferrarotto, passando poi al Policlinico Universitario di Catania, all’Arnas Garibaldi, all’Asp di Messina fino all’Azienda ospedaliera Cannizzaro, ha incarnato una figura oggi sempre più rara: quella del dirigente che conosce la norma ma non perde mai di vista le persone. Medici, operatori sanitari, amministrativi.
Negli anni più maturi della sua carriera, quando l’esperienza si fa patrimonio collettivo, ha continuato a servire le istituzioni con ruoli di alta responsabilità: consulente dell’assessorato regionale alla Sanità, componente di commissioni tecniche e scientifiche, direttore generale di fondazioni e centri di eccellenza oncologica, membro del Consiglio direttivo di Fon.Ca.Ne.Sa, commissario straordinario dove serviva.
Credeva nella formazione, nella competenza come fondamento dell’autorità, nella lealtà istituzionale come valore non negoziabile. In un tempo in cui l’amministrazione pubblica è spesso sotto i riflettori per le sue fragilità, la sua storia ricorda che esiste anche un’altra tradizione: quella di chi opera lontano dal clamore, con dedizione e senso del dovere.