L'analisi
Sant'Agata, il "Pil" della festa: una lunga filiera e un giro d’affari da 25 milioni
Il conto finale dipende da presenze, pernottamenti e moltiplicatori
Qual è il valore economico dei festeggiamenti di Sant’Agata? A fronte di costi totali stimabili intorno a 500mila euro, da investimenti pubblici (di Comune e Regione) e dalle spese sostenute dal Comitato per la festa, qual è il giro d’affari e quali settori economici sono maggiormente interessati? Se tanto dà tanto, in rapporto a eventi religiosi del genere in altre parti del mondo, anche lo scenario più prudenziale induce a una stima dei ricavi non inferiore ad alcune decine di milioni di euro. Sant’Agata è riconosciuta come la terza grande festività religiosa al mondo in termini di partecipazione. In confronto, eventi simili producono numeri economici molto importanti.
Secondo alcune ricerche, l’impatto economico della Settimana Santa nella sola Siviglia (Spagna) è stato di 400 milioni di euro nel 2025. Considerando tutta l’Andalusia e conteggiando 1,02 milioni di visitatori, i ricavi sono arrivati a 470 milioni, interessando ben 81 settori economici.
La festa di Nostra Signora di Guadalupe in Messico (13 milioni di visitatori in tre giorni, dal 10 al 12 dicembre scorso) ha generato ricavi diretti per oltre 1.1724 miliardi di pesos (circa 57 milioni di euro).
Ora, ragioniamo per un attimo. Quasi mezzo miliardo di euro di ricavi complessivi, come in Andalusia, è impensabile. Catania non ha dimensionalmente la ricettività alberghiera di quelle località spagnole dove la Settimana Santa è un evento turistico internazionale per visitatori da tutto il mondo. Come per altre feste religiose italiane, la componente locale di Sant’Agata è significativa, molti devoti sono catanesi o dell’hinterland. In confronto, la quota di stranieri è più limitata. Dunque, l’impatto sulla ricettività turistica è meno elevato rispetto alle aspettative di altri operatori.
Però in città si è sempre registrato il sold out di camere durante i giorni clou della festa agatina, ovvero da oggi al 6 febbraio. La stessa cosa era accaduta con il concerto del 31 dicembre trasmesso da Canale 5 a piazza Duomo due anni fa. Il valore generato da alberghi e B&B allora fu di alcuni milioni di euro. Negozi e ristoranti centrali registrano picchi di fatturato per Sant’Agata.
Secondo le stime di Confcommercio di qualche anno fa, il solo settore della ristorazione registra ricavi per più di un milione di euro nei giorni della festa. Ma l’introito effettivo è superiore, perchè l’offerta ristorativa si è ampliata e diversificata negli ultimi anni e soddisfa tanto i catanesi quanto i non catanesi (escursionisti e turisti). Certo, bisognerà considerare quest’anno anche l’effetto del ciclone Harry che ha danneggiato seriamente alcuni locali in prossimità del mare, limitandone l’attività.
Il settore ambulante, che vende dolci, giocattoli e candele per strada, ottiene guadagni notevoli, contribuendo ad alimentare anche una parte dell’economia sommersa che al Sud viaggia parallela all’economia reale certificata da ricerche e studi. La spesa media nelle bancarelle è di taglio inferiore a quella di un pasto al ristorante, ma anche qui i ricavi sono in quei giorni milionari. In più ci sono gli esercizi pubblici.
Il movimento economico della festa di Sant’Agata è però ancora più ampio. I consumi extra legati alla festa crescono inevitabilmente. A beneficiarne pure gli operatori legati a logistica, parcheggi, service, allestimenti, comunicazione; trasporti locali, urbani ed extraurbani; taxi. Senza dimenticare i tradizionali fuochi d’artificio che alimentano tutta la ricca economia pirotecnica.
Fin qui l’impatto diretto.
C’è poi l’impatto indiretto e indotto: effetti sulla filiera (fornitori) e sulla spesa dei redditi generati (dipendenti ed operatori). Qui entrano in gioco i moltiplicatori. Ogni euro speso nella gestione complessiva di un evento di simile portata, dicono gli studi, genera fino a 1,7 euro di produzione di beni intermedi sul territorio e 2,4 euro di valore aggiunto.
Morale della favola?
In uno scenario prudenziale, stimando 300mila giorni-persona, di cui il 85% escursionisti e il 15% di pernottanti, la spesa diretta di Sant’Agata sarebbe di 16 milioni. Con un moltiplicatore, tenuto prudenzialmente a 1,6, il giro d’affari sarebbe non inferiore a 25 milioni di euro.
Se mettessimo da parte la prudenza, tenuto conto del crescente flusso di persone di anno in anno, il business “agatino” potrebbe arrivare fino a 50 milioni. Ma senza riscontri ufficiali, sono soltanto stime.